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Assistenza domiciliare, un settore da 17 miliardi. Ma metà dei rapporti è irregolare

Family Care, Agenzia per il Lavoro del gruppo Openjobmetis specializzata in ricerca, selezione e formazione di personale per l’assistenza domiciliare e ospedaliera, lancia l’allarme sul lavoro sommerso nella care economy italiana

Assistenza domiciliare, un settore da 17 miliardi. Ma metà dei rapporti è irregolare
Rosario Rasizza, ad OpenJobMetis

L’Italia è oggi il Paese più anziano d’Europa. Un primato che non rappresenta soltanto un dato demografico, ma una trasformazione profonda destinata a incidere sugli equilibri economici e sociali del Paese. L’aumento progressivo della popolazione over 65 e delle persone non autosufficienti sta infatti ridefinendo i bisogni delle famiglie e il perimetro stesso del welfare. Secondo l’analisi di Family Care, Agenzia per il Lavoro del gruppo Openjobmetis specializzata nella ricerca, selezione, formazione e somministrazione di personale per l’assistenza domiciliare e ospedaliera, nei prossimi anni la domanda di assistenti familiari è destinata a crescere in modo strutturale e continuo. La cosiddetta care economy non è più dunque un settore collaterale, ma si configura come uno dei comparti a maggiore potenziale di sviluppo nel breve e medio periodo.

I numeri di questo settore in Italia sono infatti destinati a crescere ulteriormente. Basti considerare che, tra meno di vent’anni, gli over 65 saranno 18,6 milioni, ovvero 5 milioni in più rispetto alla situazione attuale. Si tratta di una trasformazione che impone dunque una riflessione strutturale sul sistema dell’assistenza. A fronte di questa crescita, però, il settore presenta una fragilità evidente. Secondo l’Osservatorio Domina, circa il 50% dei rapporti professionali tra famiglie e assistenti familiari è irregolare. Il lavoro sommerso non rappresenta insomma un’anomalia occasionale, ma una componente strutturale di un comparto che genera complessivamente 17 miliardi di euro l’anno, pari a quasi l’1% del PIL nazionale. Un settore economicamente rilevante che, senza interventi mirati, rischia di alimentare ulteriormente l’irregolarità con l’aumento della domanda di assistenza. Per Family Care il tema non può più essere affrontato con misure episodiche. Il bonus badanti da 850 euro rappresenta un segnale, ma non è sufficiente a incidere in modo strutturale sul fenomeno.

L’Agenzia sostiene infatti da tempo la necessità di introdurre una defiscalizzazione ampia e stabile delle spese sostenute dalle famiglie per l’assunzione regolare di personale domestico e assistenziale. Un modello già adottato in altri Paesi europei come la Francia, dove è possibile detrarre almeno il 50% dei costi legati alla cura e all’assistenza domestica. Una riforma di questo tipo consentirebbe di ampliare la platea delle famiglie che possono permettersi un’assunzione regolare e, allo stesso tempo, di ridurre in modo significativo il lavoro sommerso, generando nuovo gettito fiscale e maggiori tutele per i lavoratori.

L’assistenza domiciliare, sottolinea Family Care, non può più essere considerata un costo esclusivamente privato, ma deve essere riconosciuta come un’infrastruttura sociale strategica per il Paese. In questo contesto, il ruolo delle Agenzie per il Lavoro diventa centrale nel garantire qualità, continuità del servizio e piena regolarità contrattuale. Nel solo 2025 Family Care ha erogato gratuitamente oltre 33 corsi di formazione professionale per assistenti familiari, coinvolgendo circa 350 persone tra percorsi di base e programmi di alta formazione per figure inserite a tempo indeterminato. I percorsi forniscono competenze complete per l’assistenza all’anziano non autosufficiente: dalle tecniche di cura e igiene alla movimentazione in sicurezza, dall’alimentazione all’organizzazione dell’economia domestica, con approfondimenti dedicati alla prevenzione dei rischi e alla gestione delle patologie più diffuse. Anche per il 2026 sono già previsti nuovi corsi gratuiti, con un approccio che integra teoria ed esercitazioni pratiche, con l’obiettivo di elevare ulteriormente la qualità del servizio. L’analisi di Family Care lancia dunque un messaggio chiaro.

Come sottolinea anche l’Amministratore Delegato Rosario Rasizza: “Senza una riforma fiscale strutturale, l’invecchiamento della popolazione rischia di tradursi in un’espansione del lavoro irregolare e in una crescente pressione sociale sulle famiglie”. Al contrario, aggiunge “con politiche adeguate la care economy può diventare uno dei principali motori occupazionali e fiscali dei prossimi anni, trasformando una sfida demografica in un’opportunità di sviluppo sostenibile per l’Italia”.