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Milano
Ballottaggio/ Un avvertimento per Milano 2016. L’analisi di Affaritaliani.it

di Fabio Massa

Week end agrodolce, per il Pd di Pietro Bussolati. Sabato raduna a Milano oltre mille persone su decine di tavoli tematici per parlare della Milano del 2016, della Milano del domani, in quella che è stata ridefinita Leopoldina meneghina. Domenica notte prende una mazzata più o meno ovunque, fatto salvo quella Segrate dove però il candidato non è Pd ma Patto Civico, il coraggioso Micheli che lascia il seggio regionale per avere la poltrona, ben più impegnativa e meno remunerata, da sindaco. Questo bagno democratico dovrebbe indurre a varie riflessioni. Personalmente, ne metto tre sul piatto.

LA PRIMA/ Il centrosinistra unito contro il centrodestra unito non è scontato che vinca. Nelle amministrazioni locali il traino di Renzi è relativo, soprattutto nel momento in cui questo traino è meno potente di un anno fa. In ottica Milano 2016, pensare che “non ci sia storia” per il centrodestra, che “tanto abbiamo già vinto”, potrebbe essere un errore grave. Perché se il centrodestra sceglie un candidato credibile e ricompatta il campo, poi le lacrime possono essere solo di coccodrillo.

LA SECONDA/ L’offerta politica deve essere concreta. Non esiste più un’offerta arancione pseudo-giustizialista che abbia presa. E mi spiego. Guardiamo il caso Corsico. Maria Ferrucci è il sindaco uscente e per questo ha la prima mossa nella partita di scacchi. Il sindaco uscente è sempre più forte dello sfidante, almeno tradizionalmente. Eppure ha preso quasi 11 punti al primo turno e 14 al secondo. Una mazzata senza precedenti. La spiegazione è in giro, nelle strade della città: in tanti sottolineano la bontà dell’azione ideale del sindaco uscente, questo suo impegnarsi in molte azioni simboliche per la legalità. Poi però, ci sono i tombini, le strade, il traffico, la sicurezza, l’emergenza casa e tutto il resto. Che sarebbero i problemi da risolvere con un metodo, quello della trasparenza e della legalità. Cioè, la legalità non può essere un fine ma un metodo, un prerequisito. Laddove il Pd se ne scorda, prende le mazzate. Considerato che una tentazione di deriva esiste anche nei geni arancioni di Milano, i correttivi da applicare nell’ultimo anno di mandato sono chiari.

LA TERZA/ La politica viaggia sulle gambe dei voti. Vincere è indispensabile per governare. Quindi bene le idee, le piattaforme programmatiche, il profilo ideale tracciato dai saggi, la discussione sulle regole. Però alla fine l’idea di città deve essere portata in tutte le case, nelle piazze, usando il passa-parola, i media, tutti i mezzi di comunicazione possibili, diretti e indiretti. Perché non è che c’è sempre papà Renzi a levare le castagne dal fuoco.

@FabioAMassa

Tags:
ballottaggiomilanovoto






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