A- A+
Milano
basilio rizzo

di Fabio Massa

Basilio Rizzo, presidente del consiglio comunale di Milano, in un'intervista ad Affaritaliani.it commenta a tutto campo l'azione della giunta Pisapia: "Boeri? Pagina non positiva. Fatico a capire la sua cacciata. Abbiamo dato l'idea di una scarsa attitudine al confronto. I temi etici? Non siano modo per sviare l'attenzione da altro. Expo? Non mi strappo i capelli se non si fa, ma non credo sia possibile". Infine Rizzo commenta la politica del M5S, del quale Dario Fo è sostenitore: "Io ero il consigliere di Fo, ma sul Movimento 5 Stelle dico che a volte si comportano come i ciellini, tenendo tutto al proprio interno". Poi spara sul Pd: "Così come è, è inutile. Pisapia? Potrebbe essere un leader nazionale". Infine parla del suo ruolo: "Se ci sarà dissenso con la giunta, lascio tutto"

Presidente Rizzo, torniamo a commentare la cacciata di Boeri...
La vicenda è stata indubbiamente una pagina non positiva per il modo e per l'effettivo valore della persona. Speriamo che il suo sostituto sia all'altezza. Io ci confido, ma sicuramente il sostituto sarà di un'altra qualità, perché non ha un pregresso, come Boeri, in un terreno nel quale la città ha fatto molti passi in avanti, dalle mostre alle iniziative. Dal punto di vista politico io faccio ancora fatica a capire perché questo sia successo. Secondo me non è una cosa successa improvvisamente: è stata pensata...

...ma non è stata discussa con voi.
La colpa va ricondotta alla legge Bassanini, che impedisce la possibilità di avere un confronto e che assegna al sindaco un potere molto forte.

Al di là delle leggi, il modello arancione è un modello di condivisione. Facciamo un esempio: il sindaco può nominare i suoi rappresentanti nelle partecipate. Eppure fa dei bandi. Una cosa sono le leggi, un'altra è il modello politico...
Sono molto convinto di tutto questo. Dal punto di vista giuridico, nulla da dire. Dal punto di vista politico sarebbe stato meglio che non la esercitasse, quella prerogativa. Era meglio condividere la decisione perché, a posteriori, abbiamo dato una idea di scarsa attitudine al confronto. Noi avevamo una giunta destinata a tenere insieme cose diverse. Non ci si rafforza togliendo gli elementi di dibattito interno.

Oggi Fabio Pizzul, sul Corriere, parla del Comune dicendo che crea disagio il continuo insistere sui temi etici.
Non condivido questa critica. Però a volte si ha l'impressione che temi che sono molto importanti, come quelli dei diritti individuali, siano perseguiti nei momenti di difficoltà su altri piani per fare qualcosa che risponde alle aspettative dei nostri elettori.

Sta dicendo che non si possono usare i temi etici come paravento di un'inadeguatezza su altri temi?
Messa in negativo, sì, la sintesi è questa. Ma chiarisco: è giusto parlare dei temi etici, ma non dobbiamo dare l'impressione che i temi etici vengano usati strumentalmente per coprire altre situazioni, per sviare il discorso da altri temi.

Passiamo al capitolo Expo. Si parla di un'ipotesi di rinuncia per Milano. Lei si strapperebbe i capelli se avvenisse?
No, non me li strapperei, ovviamente. Sono stato perplesso sulle modalità con le quali abbiamo avuto questa Expo e per come è stata gestita. Penso però che non è realistica l'ipotesi di rinuncia. Quindi, bisogna lavorare seriamente per un'Expo a basso costo ed inclusiva, che recuperi i temi originari della vittoria. Non ci possiamo permettere di questi tempi spese per la grandeur. Dobbiamo ripiegare sul tema...

Il progetto originario di Boeri.
Anche le cose di Boeri erano molto costose. Apro una parentesi: fin dai tempi in cui l'abbiamo vinta, dissi che Expo era dell'Italia e non di Milano. Erano i tempi dell'Aquila, e dissi che il miglior segnale che potevamo dare al mondo era il ricostruire una città. Sono molto preoccupato, oggi, che si torni ancora una volta nelle mani delle corporation. Quando Sala disse che si voleva fare un padiglione delle corporation mi sono spaventato. Non credo sia quello di cui abbiamo bisogno.

Torniamo alla politica. Lei è stato il consigliere di Dario Fo. Condivide il fatto che sia passato a sostenere il Movimento 5 Stelle?
Dario Fo si è schierato con il Movimento 5 Stelle per la carica innovativa che hanno. Dal mio punto di vista la fase destruens deve essere accompagnata dalla fase costruens. Le due cose non sono andate di pari passo, nel M5S. E poi a me dà fastidio il partito unico, nel senso che l'M5S rifiuta il confronto di cui c'è bisogno. Non si può dire, come hanno fatto, che "non ci occupiamo dei problemi sociali perché siamo noi". Questo vuol dire tenere tutto al proprio interno. E' sbagliato, è una logica un po' ciellina. Mi faccia dire una cosa in più...

Prego.
Senza presunzione, ma le cose che hanno fatto i grillini nel mio piccolo, e non per elogiarmi, le ho fatte pure io. La battaglia per la moralità? L'ho fatta. La battaglia per la trasparenza? Sono stato uno dei primi a farla. Sono cose giuste, quelle del M5S. Il problema è che ho paura che diventi un fenomeno di massa per nascondere i conflitti sociali. Quando non ci sono governi, quando non c'è uno stato organizzato, comanda chi ha il potere reale. Il M5S paradossalmente favorisce lo stato di cose esistenze, perché proietta sul terreno dei disastro della politica l'intera sua azione.

Lei fa parte di un partito che sta sparendo...
Non mi tiro indietro, ma non sono stato mai iscritto a Rifondazione. Però li ho rappresentati perché credo che di una sinistra radicale ci sia bisogno.

Oggi a chi si sente più vicino?
Alla Costituzione.

Non entrebbe mai nel Pd?
Questo Pd secondo me non è nella condizione di svolgere un ruolo utile. Il Pd è un agglomerato che non è utile stia insieme, se non in un sistema bipolare. Che però non c'è.

E' soddisfatto del progetto arancione? Esiste ancora?
Come tutte le cose deve evolvere. Noi dobbiamo recuperare la carica di distruzione degli errori di Grillo con una fase di costruzione politica. Il progetto arancione è questo. Anche se qualcosa non ha funzionato: il rapporto partecipativo, ad esempio, non c'è stato.

Pisapia potrebbe diventare un leader nazionale?
Non so se lui vuole, ma c'è bisogno di lui. Il leader migliore può essere Pisapia o De Magistris. A questo progetto va data una chance anche a livello nazionale.

Tra tre anni lei sarà ancora presidente del consiglio?
Quando finirò, finirò. Devo dire che alcune questioni per come sono state poste mi tengono più legato a questo ruolo. Le vendite forzose di patrimonio pubblico credo che non si facciano più. Pisapia dice di volere una giunta più coesa, che bisogna andare tutti d'accordo. Io non la penso così, quindi se ci sarà bisogno di avere dissensi forti, io me ne andrò. Se non ci sarà bisogno, come penso, rimarrò al mio posto.

@FabioAMassa

Tags:
basilio rizzo






A2A
A2A
i blog di affari
Bipolarismo, ecco quando necessario usare il TSO
di Francesca Albi*
Olio extravergine d’oliva: benefici e caratteristiche
Anna Capuano
Décolleté con tacco alto o con zeppa: quale funzionerà per gli outfit di tutti
Anna Capuano

Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.