Provate ad immaginare di accompagnare vostro figlio agli allenamenti di calcio e di trovare sul campo Leo Messi, pronto a fargli da istruttore! Oppure di portarlo in palestra per una lezione di basket, con LeBron James nei panni del coach! Incredibile? Beh, ma sta succedendo davvero, seppure in un altro sport, e per giunta gratis!
La scorsa settimana vi ho raccontato di Stefano Maniscalco , un pluricampione del mondo di karate che spesso si mette gratuitamente a disposizione di iniziative per la cittadinanza. Non è l’unico caso di straordinaria disponibilità e umanità che ho riscontrato tra le stelle degli sport cosiddetti “minori”.
Qualche mese fa ho infatti avuto il piacere di incontrare la Associazione Sportiva “Family Dance”, fondata da Michele Berardi e Caterina Rech, ballerini professionisti. Come chiaro fin dal nome, si tratta di un gruppo a conduzione strettamente familiare, perché gli istruttori sono due coppie formate dai loro figli e dai rispettivi partner: ci sono i campioni del mondo Francesca Berardi e Giacomo Lucchese ( QUI un eloquente video che li vede in azione), nonché i vicecampioni iridati Isaia Berardi e Cinzia Birarelli.
E’ stato veramente immediato entrare in sintonia con Francesca, che subito si è candidata per un’iniziativa bellissima: organizzare una serie di lezioni di danza sportiva nelle scuole, a titolo assolutamente gratuito! Il Consiglio di Zona non poteva che accogliere con entusiasmo questa proposta e, dopo aver raccolto la disponibilità degli istituti interessati, abbiamo dato il via ad un progetto che dal mio punto di vista è fondamentale per almeno tre ragioni.
La prima è ovviamente sportiva. Sappiamo tutti che l’attività motoria nelle scuole italiane è molto carente, per una serie di ragioni che prescindono dalla disponibilità e dalla preparazione degli insegnanti. Per questo motivo, ogni volta che posso collaborare con le scuole lo faccio con piacere, infatti negli scorsi anni abbiamo offerto agli studenti numerose iniziative gratuite, tra cui dei corsi di baseball e pallacanestro.
La seconda riguarda il sostegno all’attività promozionale. Associazioni come “Family Dance” hanno anche lo scopo di far conoscere gli sport meno conosciuti e se poi qualcuno si appassiona e vuole continuare, può farlo seguendo le vie più tradizionali. Ma se non si va sul territorio a “seminare”, sarà veramente difficile raccogliere atleti pronti ad eccellere in discipline diverse dal calcio…
La terza è anche la più importante. Si tratta della questione culturale che sottende alla pratica della danza, in un Paese dalla cultura sportiva decisamente scarsa come il nostro. E’ inutile nascondercelo: per molti genitori (soprattutto padri, ma anche qualche mamma) si tratta di un’attività solo per bambine e dalla quale vanno invece tenuti lontani i figli maschi. Purtroppo, film come “Billy Elliot” non hanno inventato proprio nulla, perché l’ignoranza ed il pregiudizio di genere sono presenti ad ogni latitudine.
Va sottolineato con forza che la danza è uno sport a tutti gli effetti, recentemente entrato a far parte delle discipline olimpiche, e che richiede il massimo impegno dal punto di vista fisico, psicologico e dello stile di vita. Insieme ad Elia Berardi, sto girando le scuole coinvolte dal nostro progetto per spiegarne le caratteristiche ai genitori dei bambini iscritti. Lui è molto bravo nel raccontare la sua esperienza di maschio (etero) che, grazie alla passione per la danza acquisita dai genitori, è cresciuto sano, forte, con un fisico scolpito e stando ben lontano dal fumo, dalla droga e da altri vizi.
Solo la conoscenza può combattere il pregiudizio ed il senso dei nostri incontri preliminari con i genitori e gli insegnanti sta proprio nel coinvolgerli in questo percorso. A tutti i partecipanti stiamo chiedendo di diffondere questo messaggio, perché a nostro avviso il problema è interamente degli adulti: i bambini sono decisamente più aperti mentalmente e, quando esprimono dei pregiudizi, non fanno altro che ripetere quello che sentono dire ai grandi.
Viviamo in un periodo decisamente critico per ciò che riguarda gli stereotipi di genere ed il rispetto dei diversi orientamenti sessuali. Anche in questo, però, lo sport può essere uno straordinario grimaldello per scardinare una gabbia culturale nella quale i bambini non possono essere rinchiusi, se vogliamo che nel prossimo futuro diventino dei cittadini liberi e consapevoli.
Personalmente, sono felice ed orgoglioso di lavorare nello sport per cambiare la società nel suo complesso, ma nel caso di specie il merito va riconosciuto a questi straordinari ragazzi, che con impegno e professionalità hanno sviluppato un metodo didattico pensato proprio per i bambini delle scuole primarie e secondarie, nel rispetto dei loro tempi e delle caratteristiche psicologiche delle diverse fasce d’età. Spero che i genitori delle scuole coinvolte comprendano fino in fondo il valore di questa proposta formativa, stimolando i loro figli (anche i maschi!) a sfruttarla pienamente, senza farsi trarre in inganno dal fatto che è gratis.
Se poi lo riteneste utile per parlarne con i vostri figli, vi segnalo che il musical di “Billy Elliot” sarà al Teatro Nuovo di Piazza San Babila dal 10 dicembre al 10 gennaio, con la regia di Massimo Romeo Piparo.

