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Milano
Boschi: i sottosegretari indagati? "Non ne chiediamo le dimissioni"
Maria Elena Boschi è nata a Montevarchi nel 1981. Laureata in giurisprudenza ha lavorato a fianco di Matteo Renzi sin dalle primarie del 2012. Un'esperienza che le è valsa la candidatura e l'elezione alla Camera dei deputati nell'ultima legislatura, e negli ultimi tempi anche molte apparizioni televisive.

"Non è intenzione di questo governo chiedere dimissioni di ministri o sottosegretari solo sulla base di un avviso di garanzia". Lo dice Maria Elena Boschi, ministro delle Riforme e dei rapporti col Parlamento, rispondendo in Aula a un'interrogazione del M5S sulla nomina di Francesca Barracciu a sottosegretario alla Cultura che, come precisa la stessa Boschi, "a oggi è iscritta nell'elenco degli indagati".

"L'avviso di garanzia è un atto dovuto a tutela degli indagati per esercitare i diritti di difesa, non è un'anticipazione di condanna", dice Boschi che ricorda come il procedimento che riguarda la Barracciu è alle fasi iniziali. "All'esito del procedimento il governo valuterà se chiedere le dimissioni del sottosegretario", aggiunge la ministra. Il sottosegretario Barracciu, prosegue Boschi, "potrà dare un contributo al governo di questo Paese" e l'esecutivo "non ha intenzione chiedere dimissioni di ministri o sottosegretari sulla base di un avviso di garanzia", perché ciò rispetta "il principio fondamentale della presunzione di innocenza".

L'interrogazione del M5s, primo firmatario il deputato Nicola Bianchi, segue la contestazione della scelta dell'europarlamentare sarda, indagata per peculato per il periodo in cui è stata consigliera regionale, vicenda che a fine 2013 l'aveva costretta a ritirarsi dalla corsa elettorale per il governo della Sardegna nonostante avesse vinto le primarie del centrosinistra sardo.

Durante la replica, il deputato Bianchi ha ribadito che il Movimento 5 Stelle "chiede a gran voce il ritiro della nomina di Barracciu" che "ha sperperato soldi pubblici per 33 mila euro in rimborsi benzina". Il M5s sollecita il governo ad adottare iniziative per "salvaguardare le istituzioni da nomine governative dettate dal conflitto di ruoli, dall'incompetenza e dall'inopportunità".

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