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Milano
Cap Holding, dall'acqua alla fibra ottica. L'intervista al presidente Ramazzotti

Alessandro Ramazzotti è il presidente di Cap Holding, la società dell'acqua pubblica dei territori della provincia di Milano e Monza e Brianza. In un'intervista ad Affaritaliani.it delinea due linee di intervento per il futuro: "Dobbiamo puntare alla fibra ottica nelle nostre reti e al progetto Cloud: una grande aggregazione anche con Milano". L'INTERVISTA DI AFFARITALIANI.IT

Presidente Ramazzotti, che cosa è stato fatto in questo biennio?
Iniziamo sottolineando che la politica ha fatto una cosa importante e questo va riconosciuto: ha aggregato piccole realtà in una grande realtà come Cap Holding. Quando parlo di politica, parlo della volontà dei comuni soci di Cap, della provincia di Milano, e Monza e Brianza. E parlo dell'ente Provincia: Palazzo Isimbardi ha avuto ruolo propulsivo e importante. Il tema delle aggregazioni delle società dell'acqua era presente da tempo, ma la Provincia e l'allora assessore Fabio Altitonante hanno contribuito dando una accelerata per condurre in porto una operazione rilevantissima.

Qualche numero di questa realtà?
Ci siamo resi conto ex post che avevamo messo insieme un gruppo di grandi dimensioni, dai numeri rilevantissimi. Il patrimonio netto è di oltre 600 milioni, primo in Italia. Il fatturato è terzo a livello nazionale. Le dimensioni contano: una delle esigenze fondamentali del sistema idrico è quello di superare la parcellizzazione per garantire gli investimenti necessari.

Cap Holding può essere un esempio per l'Italia o è un caso isolato e fortuito?
Parlerei di fenomeno nazionale: in Italia si sta avviando finalmente un discorso di aggregazione del settore idrico. In Lombardia ci sono esperienze positive anche a Cremona, Lecco, Bergamo, Lodi. Dappertutto si sta cercando di arrivare a player importanti. In Lombardia questi coincidono con gli Ambiti Territoriali Ottimali. Se guardiamo fuori dalla Lombardia ci sono aziende di grandi dimensioni come Smat, in Piemonte. Poi c'è Abbanoa in Sardegna, c'è l'Acquedotto Pugliese. La verità è che la gestione in-house si è rivelata la formula migliore: ci vogliono grandi investimenti, ci vuole finanza. Per questo bisogna essere credibili con le banche. Ma la dimensione non deve far perdere il legame con i territori, perché la gestione dell'acqua non può essere che territoriale. Per questo è importante che i Comuni siano i soci e i proprietari. Devo dire che in questo percorso nazionale il referendum ha fatto molto: prima della consultazione la possibilità di creare società in-house era praticamente residuale.

Che cosa prospetta il futuro?
Noi abbiamo in mente un grande progetto. Il primo passo, la costruzione del gruppo Cap, è stato fondamentale. E' una società che, voglio ricordare, nei prossimi 6 anni investirà 500 milioni di euro. Però noi abbiamo un'idea più ambiziosa

Quale?
Io l'ho denominato progetto Cloud. E' l'aggregazione tra le gestioni di Monza e Brianza, del Lodigiano, della Provincia di Milano e anche quello della città di Milano. Il modello dovrebbe essere quello di Hera, una grande holding partecipata da tutti i comuni, che controlla tante società operative territoriali, come Amiacque, Brianzacque, Sal. E vorrei aggiungere che penso che debba far parte di questo piano anche la società che gestisce la città di Milano. Questo aggregato potrebbe rappresentare la prima società pubblica in Italia, con un fatturato di oltre mezzo miliardo.

Quali sono i passi per arrivare al progetto Cloud?
Il grande appuntamento della città metropolitana aiuta. Abbiamo la possibilità di superare la divisione tra la città e la provincia. Credo che rapidamente si andranno ad unificare i due ATO, una anomalia nazionale. Poi potrebbe partire il processo di aggregazione tra le gestioni di Milano e della Provincia. Con una condizione però: prima di discutere di come aggregare l'acqua, bisogna che Palazzo Marino decida il destino di MM. Se Milano chiarisce che cosa vuole fare, poi si possono fare molti ragionamenti.

Oltre a Cloud ci sono altri progetti, non tutti legati all'acqua...
Esatto: c'è il progetto fibra ottica. Potrebbe essere il lievito della città metropolitana. La Provincia ha già posato circa 4mila chilometri di fibra ottica nei condotti fognari di Cap. Abbiamo una convenzione che ci garantisce il 20 per cento di disponibilità di questa infrastruttura. Noi chiediamo alla Provincia come suo atto finale, di conferirci l'incarico di cablare tutti i territori. So che un tentativo analogo è stato con Asam, ma il conferimento non è andato in porto. Palazzo Isimbardi valuti le potenzialità: noi potremmo unire tutti i punti istituzionali delle città. Vorrei chiarire che questa operazione la faremmo con un bando che selezioni un operatore privato. Non seguiremmo infatti la parte commerciale. L'idea è quella di creare una rete a disposizione dei cittadini. Credo sia molto importante.

Prima parlava di investimenti: mezzo miliardo.
Sì, parlavo di 500 milioni di euro, di cui 150 entro il 2015 perché dobbiamo completare la risoluzione di una serie di criticità che sono emerse dall'analisi dell'Europa. Siamo sotto procedura di infrazione e dobbiamo fare delle regolarizzazioni. Le criticità maggiori sono nella rete fognaria, gestita per tanti anni dai Comuni che purtroppo non hanno potuto avere disponibilità per fare interventi.

Nel 2015 arriva anche Expo.
In Expo, insieme ad MM, siamo protagonisti. La nostra è una bella collaborazione. Abbiamo un contratto per realizzare 32 case dell'acqua, uno dei nostri fiori all'occhiello. Ad oggi ne abbiamo già create 130 in tutta la provincia di Milano. Saranno anche posizionate dentro l'area dell'Expo. Si potrà bere l'acqua buona dei nostri territori. In più abbiamo lanciato un programma che si chiama FuoriExpo, nel quale sono previste una serie di iniziative, in accordo con i Comuni, per sensibilizzare i territori in vista delle Esposizioni Universali. E c'è già un accordo con la Camera di Commercio per un concorso per le aziende che risparmiano l'acqua. Insomma, ci stiamo muovendo su più fronti.

Chiudiamo con i cambiamenti al vertice della società.
Voglio ricordare che il cda è in scadenza. Come in tutte le scadenze spetta ai soci il compito di nominare il nuovo consiglio di amministrazione. L'altra novità è che io non sarò tra quelli in lista per un eventuale rinnovo. Mi sarei messo a disposizione volentieri, ma ci sono anche le ragioni della nostalgia: ho avuto una proposta da parte della società regionale dell'acqua della Sardegna. E' una grande sfida, Abbanoa è una società che cerca di rilanciarsi. Questa sfida mi ha appassionato perché la Sardegna è la mia terra. Non avrei accettato altre proposte fuori da Milano. Ma alla mia terra non ho saputo dire di no.

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