Nuovo filone dell’inchiesta sul caporalato nella moda e nel made in Italy. La Procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario d’urgenza per Dama spa, società di produzione di maglieria e abbigliamento con sede a Varese, e per Alberto Aspesi spa. Nel registro degli indagati figura anche Andrea Dini, in qualità di amministratore della Dama spa. Con l’imprenditore, cognato del governatore lombardo Attilio Fontana, sono indagate altre cinque persone.
Le accuse: “Sfruttamento della manodopera in stato di bisogno”
Secondo i pm Paolo Storari e Daniela Bartolucci, esisterebbe una situazione di sfruttamento che andrebbe avanti da anni, nonostante i rilievi già mossi in passato dalla Procura e dalla Prefettura. In particolare, Dini e gli altri indagati, tra cui alcuni cittadini cinesi titolari degli opifici, avrebbero “assunto, impiegato e utilizzato i lavoratori in condizioni di sfruttamento approfittando del loro stato di bisogno”. Le indagini descrivono condizioni di lavoro estremamente pesanti: operai impiegati sette giorni su sette, con orari dalle 8 del mattino alle 22 di sera. Una situazione che, secondo l’accusa, comporterebbe “palese e reiterata violazione della normativa su orari di lavoro, periodi di riposo e riposo settimanale”, oltre a retribuzioni ritenute in contrasto con i contratti collettivi. Nel decreto si evidenzia inoltre che nella Dama spa “risultava totalmente assente una struttura organizzativa plurilivello finalizzata all’attività di controllo”.
Dama spa e il brand Paul&Shark
La società, che controlla il marchio internazionale Paul&Shark, registra circa 107 milioni di euro di ricavi annui, 5,6 milioni di utili e conta 309 dipendenti, di cui 130 operai. La produzione dei capi avviene principalmente nello stabilimento di via Piemonte a Varese, mentre le collezioni sono distribuite a livello globale nelle principali località dello shopping internazionale e attraverso il sito del brand.
Il controllo giudiziario e le verifiche del gip
Il controllo giudiziario, eseguito dalla Guardia di Finanza, dovrà ora essere valutato da un giudice per le indagini preliminari entro dieci giorni. L’obiettivo della misura è quello di verificare e sanare eventuali irregolarità nella gestione aziendale, mentre proseguono gli accertamenti su una filiera produttiva che, secondo gli inquirenti, avrebbe fatto ricorso in modo sistematico a manodopera sfruttata.
Fontana: “L’indagine? Strumentale chiedere a me”
“Chiedete a mio cognato, mio cognato sicuramente dimostrerà la propria innocenza come ha dimostrato in precedenti episodi nel quale e’ stato coinvolto. Mi chiedo la strumentalità della domanda e dell’abbinamento del mio nome con quello del dottor Dini, che e’ titolare dell’azienda nella quale io non ho alcuna parte”. A dirlo è il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, commentando l’indagine per caporalato su suo cognato Andrea Dini, a margine di un evento.

