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Milano
Case popolari, Milano è un Vietnam. Commento

di Stefano Golfari

A torso nudo, con un cappello da cow-boy ficcato in testa mentre le bombe lanciate dai caccia esplodono fra le capanne dei Vietcong, il sergente dei Marinese Bill Killgore spalanca le narici ed esclama: “Adoro l’odore del Napalm al mattino!” E’ una delle scene più celebri di Apocalipse Now, il grande film sul Vietnam di Francis Ford Coppola. Ma non è solo Vietnam. Di sergenti così a Milano c’è pieno quando si parla di Case Popolari. Alcuni sono autentici piromani, altri degli autentici pirla. Qualcuno dovrebbe ricordare a costoro che il finale del film di Coppola e della guerra (quella vera) del Vietnam non spicca per allegria, nè per gloria militare. E forse quel qualcuno lo abbiamo trovato:  è Paolo Tronca, il prefetto della Repubblica di stanza a Milano. Il nostro, forse per tenere fede al nome suo, i segenti incendiari li ha s-troncati. Mentre l’odore del Napalm già si diffondeva per le periferie, lui ha pronunciato frasi coraggiose: ”Non è solo un’operazione di forza”, parlando anche di disagio e “fragilità sociale”, e ha intelligentemente dribblato il preteso “diritto alla casa” degli abusivi schierandosi innanzitutto a difesa dei diritti lesi di chi le case popolari non le occupa ma le vuole assegnate secondo la Legge. Insomma, Tronca ha ragionato sui dati di fatto. E ha cambiato strategia alla battaglia.

Dopo i primi giorni di guerriglia urbana, con con feriti, barricate e pietre volanti in stile intifada, è onestamente evidente, infatti, che i roboanti proclami di guerra totale contro gli occupanti (“Mandiamoci l’esercito!”,”Ci mettiamo i vigilantes!”, “Fuori tutti!” “Faremo 200 sgomberi a settimana!”) sono la solita bufala politica. Buona per il popolo bue. Per sgomberare una sola mamma (italiana) con due figli a carico ci son voluti una mezza giornata di tempo e una dozzina di agenti di polizia, con contusi sia fra le forze dell’ordine che fra i  vicini di casa. Poi quando si è passati allo sgombero di due centri sociali dell’area anarchica fra cassonetti che prendevano fuoco, strade bloccate, cariche, lacrimogeni e giubbetti antiproiettile il Vietnam è apparso dietro l’angolo, con una giungla di 5.000 case da sgomberare e 10.0000 case vuote a disposizione dei Vietcong. Hai voglia a promettere tolleranza zero al ritmo di 200 sgomberi alla settimana. Poi, magari, li devi anche fare. E dopo, magari, devi anche garantire che chi butti fuori dalla porta non rientri dalla finestra più incazzato e determinato di prima. Appunto: misurato il solito abisso che separa le parole dai fatti in Italia (Padania e isole comprese), il Prefetto ha condotto i Capi di Stato Maggiore alla firma di un Piano strategico un attimino più credibile. Hanno firmato tutti: il Governatore Bobo Maroni, la sua assessora Bulbarelli (quella dei 200 sgomberi a settimana), il Sindaco Pisapia, l’assessora alla casa Benelli, il Presidente Aler Gian Valerio Lombardi, l’assessore comunale alla Sicurezza Granelli, i vertici di Polizia e Carabinieri. Finalmente si è parlato di cose serie. Di soldi, ad esempio. Servono soldi per assegnare le case vuote (chiuse da anni in attesa di ristrutturazione), servono soldi per chiuderle meglio (porte blindate, allarmi) e per sorvegliarle (portieri, portieri sociali, agenzie di sicurezza privata), servono soldi - e tanti - anche per pagare gli straordinari dei vigili, dei poliziotti e dei carabinieri perchè non ci sono (i soldi) per assumerne degli altri che pure servirebbero. Intanto, e finalmente, si coprirà il buco di personale più scandaloso, al limite del ridicolo: quello degli ispettori Aler e degli Assistenti sociali comunali che spesso e volentieri mancano perchè sono fuori orario o perchè sono troppo pochi. Senza queste due figure professionali disponibili giorno e notte gli sgomberi non si possono fare, per legge, neanche se ci mandi i Marines. Vedremo. Intanto vediamo che qualche decina di milioni Regione e Comune l’hanno messa sul tavolo. Poca roba,  intendiamoci, ma far vedere i soldi è sempre un segno di concretezza. Se si parte con il piede giusto, adesso, fra Aler e MM Housing potrebbe anche (speriamo!) scattare una competizione al meglio, con Regione e Comune impegnate a farsi concorrenza sugli investimenti e  sui progressi delle loro due (oramai distinte) società di gestione. Sogno? E’ probabile: Aler ha centinaia di milioni di euro di debiti sul groppone e MM Housing è tutta da inventare. Ma è a questi temi che i cittadini devono badare, e non a chi la spara più grossa. Chiedano, i milanesi, un censimento preciso e differenziato delle loro Case popolari, chiedano scelte politiche operative ma responsabili perchè fra coloro che non pagano l’affitto perché sono delinquenti e coloro che vorrebbero poter pagare ma non ce la fanno bisogna andarci con pesi e misure diverse. Diffidino, i cittadini milanesi, degli slogan che volano alti ma non atterrano mai. Questa è una guerra di terra, di fango, di sangue e merda. E non è un film. Purtroppo però l’ Apocalipse è vicina. Purtroppo, forse, è troppo tardi. Dopo la tregua firmata in Prefettura gli “Antagonisti” hanno risposto con le bombe carta in via Inganni e con le gomme tagliate a quattro auto Aler in via Costa, in indifferente continuità con l’assalto alla sede Pd in via Mompiani. L’odore del Napalm piace moltissimo anche a loro. Tempi duri per il generale Tronca: la pace è difficile, facilissimo il Vietnam.

 

 

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