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Milano
Milano, una bomba finta che fa paura davvero


Di Stefano Golfari

Impiegati, ghisa, dirigenti e consiglieri comunali, il sindaco Pisapia, la presidente del  Tribunale Livia Pomodoro e gli altri autorevoli ospiti… prego, tutti fuori dal palazzo comunale di Milano.  E di corsa: c'è una bomba! Di quello che è avvenuto a Palazzo Marino, ora che l'allarme bomba si è rivelato un allarme bufala possiamo anche riderne un po'.  Pare che un'arzilla signora, fra i cigolii di un vecchio tram, si sia accorta di un borbottio sospetto proveniente da alcuni loschi figuri che le viaggiavano accanto e, teso l'orecchio, abbia carpito al volo il terribile complotto: una bomba in Comune! Scesa alla fermata successiva senza dare troppo nell'occhio, l'intrepida sciura meneghina è corsa dai Carabinieri a denunciare la  "Banda del tram " e a salvare Milano. Se davvero è andata così,  valutando anche  l'ipotesi che si trattasse di un gruppo di pensionati imbizzarriti per le tasse sulla casa, peccato non ci sia più un Walter Waldi a poterla mettere in musica. Chiederemo ausilio al Roberto Brivio, allo Svampa e al Patruno che Milano dovrebbe tenere ben più in conto, di questi tempi, come superstiti GUFI ufficiali, pre-Renziani e patentati.

Ma non si può solo riderne. Eh no, purtroppo. Il problema è che - questa volta - l'allarme bomba è parso plausibile. E se ci ragioni a freddo - a sudore freddo -  ti convinci che plausibile è.

Questa raggelante sensazione può essere alimentata da differenti spettri, alcuni dei quali sono interamente e colpevolmente nostri, italiani. Ma i più nuovi ed evidenti arrivano da fuori: è la minaccia del terrorismo fondamentalista rinata con il Califfato di Al Bagdadi che si è insinuata nei nostri pensieri quotidiani. Perché?  L'escalation del terrore che fino a qualche giorno fa ci minacciava dalle sabbie di deserti lontani con omicidi rituali che sembrano un incubo o un film, una fiction, una performance di qualche stralunato artista contemporaneo (vi ricordate lo scandalo che suscitarono i manichini impiccati di Cattelan?), ora ha una faccia che ci è molto più vicina, familiare: Hervè Pierre Gourdel era un tranquillo escursionista francese che avremmo potuto incontrare sui sentieri delle Alpi o degli Appennini italiani , scambiandolo magari per un nostro vecchio amico. Hervè Pierre gourdel è morto (sgozzato) in Algeria, non in Iraq. Quindi dobbiamo assumere come evidente che il mostro chiamato Isis (Stato Islamico di Iraq e Siria) e contro il quale il nostro paese, l'Italia, è sceso in guerra garantendo sostegno militare all'alleanza capitanata da Obama è - in verità - una piovra dai cento tentacoli, uno dei quali arriva fino a poche miglia marine dalle coste della Sicilia e della Sardegna.  Dobbiamo anche, e con dolore, notare che la nazionalità delle vittime non sembra casuale: è stata prima solo americana, poi inglese, ora francese. I Paesi europei più esposti militarmente contro il Califfo (Inghilterra, Francia, Italia, Germania, Danimarca, Polonia. Albania) sono quelli che rischiano di più: sia per ciò che attiene ai rapimenti, sia per ciò che attiene a possibili attentati. Focalizzando il rischio solo sull'Italia quali potrebbero essere gli obiettivi più ambiti per un'azione terrorista? Innanzitutto le grandi città: i terroristi cercano la folla, che genera terrore, e l'immediato riscontro mediatico. Caratteristiche che si trovano a fatica in un ameno borgo di campagna. Quali città? Due su tutte : Roma e Milano. Roma è  la capitale mondiale della Cristianità, oltre che la Capitale d'Italia. Milano è la città della moda e del glamour: nella società dei ricchi (e nei sogni dei poveri) Milano è Italian Style quanto e più di Roma. Se questi criminali cinici (e non pazzi) attaccati sul loro terreno decideranno di esportare il terrore nel terreno nostro, Milano è un obiettivo sensibile. Molto sensibile. Ed è proprio per questo che il rocambolesco allarme bomba a Palazzo Marino è apparso tutt'altro che farlocco: realistico, possibile. In più, e dico una ovvietà, l'apertura dell'EXPO internazionale renderà per mesi e mesi tutta l'area interessata una piazza da proteggere con la massima cura, e senza sottovalutare nulla: neanche la spifferata di una sciura. Concludo con una nota meno ovvia: è paradossale, nei temi dell' EXPO (Energia e Alimentazione) ci stanno  alcune fra le più grosse questioni che daranno pace o guerra all' Africa e al Medio Oriente nei prossimi decenni. E nell'incontro fra etnie e religioni che l' EXPO' naturalmente e positivamente promuove su questi temi c'è una immensa chance di dialogo, di progettualità, di pace. Ma di queste cose Milano, la Milano che inizia ad avere paura davvero, non parla e non discute.

 

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