IMPRESE-LAVORO.COM – Milano – Piccolo è ancora bello e può essere vincente, ma attrezzarsi per l’alta competitività dei mercati nazionali e internazionali, quale sia la dimensione aziendale, è diventato necessario. È da questa consapevolezza che nasce la tavola rotonda promossa da Confimi Alimentare che ha riunito imprenditori manifatturieri e rappresentanti del private equity e della finanza innovativa per mettere a confronto due mondi che troppo spesso procedono lungo strade parallele: quello dell’impresa e quello dei mercati dei capitali.
La manifattura italiana ha costruito la propria forza su una straordinaria diffusione di piccole e medie imprese. Una caratteristica che ha garantito flessibilità, capacità di adattamento e una particolare vicinanza ai mercati e ai territori. Ma lo scenario internazionale è cambiato e in alcuni casi una dimensione meglio calibrata – anche nell’ambito di catene del valore strutturate tramite alleanze, reti d’impresa, partecipazioni incrociate che assicurino affrontare mercati sempre più competitivi.
“Il piccolo resta una caratteristica del nostro sistema produttivo, ma non può diventare un alibi per non crescere – sottolinea Alessandro Tatone, presidente di Confimi Alimentare – le nostre imprese hanno dimostrato di saper essere flessibili e resilienti anche nei momenti più complessi. Ora dobbiamo mettere questa capacità al servizio di una nuova fase: consolidare le posizioni conquistate, rafforzare le filiere e creare le condizioni perché le aziende possano fare il salto dimensionale quando questo è necessario”.
Il tema non riguarda soltanto le imprese che decidono di aggregarsi, riguarda anche il rapporto con il capitale. Tre le principali leve attraverso cui un’impresa può rafforzarsi e sostenere un percorso di crescita effettiva secondo quanto hanno illustrato alcuni relatori: alta funzionalizzazione, aggregazioni e apertura finanziaria.
Di questo avviso Mario Carlo Ferrario, investment banker tra i pionieri del private equity in Italia, oggi promotore con For Impact Capital di approcci e strumenti di finanza d’impatto in una logica di alleanze territoriali: “La forza del capitalismo italiano si basa su un tessuto unico al mondo di piccole e medie imprese, noto e riconosciuto a livello internazionale: sia per assicurare la continuità di questo modello, sia per farlo crescere, è indispensabile un maggiore sinergia con i grandi capitali nazionali e internazionali, che altrimenti si allocano altrove e non alimentano un circuito virtuoso in Italia. Il passaggio richiede un certo sforzo, ma le potenzialità sono enormi”.
Per Confimi Alimentare la questione è anche culturale: “Industriali e operatori finanziari parlano spesso linguaggi diversi. L’imprenditore guarda alla continuità dell’impresa, al prodotto, alle persone, alla filiera e al territorio; la finanza guarda al capitale, al rischio, al rendimento e alla capacità di generare valore. Non dobbiamo cancellare queste differenze, dobbiamo costruire un linguaggio comune” ha quindi concluso il presidente Tatone.
L’Italia, del resto, dispone di una grande quantità di risparmio privato e di un sistema produttivo ricco di imprese con competenze, mercati e prodotti riconosciuti a livello internazionale. Il punto diventa allora capire come trasformare una parte di questa capacità finanziaria in capitale per la crescita, creando strumenti e relazioni capaci di accompagnare le imprese senza snaturarne identità e vocazione industriale.


