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Cosa è veramente la cocaina rosa, la pericolosa droga ‘glamour’ che sta conquistando i locali ed i salotti della Milano bene

Colorata, costosa, prediletta dalle élite: il “tucibi” circola tra locali, after e chat private. E a dispetto del nome non è nemmeno cocaina: è un mix imprevedibile di ketamina, MDMA e altre sostanze sintetiche

Cosa è veramente la cocaina rosa, la pericolosa droga ‘glamour’ che sta conquistando i locali ed i salotti della Milano bene

Si presenta come una polvere rosa, a volte profumata, apparentemente più “fashion” della cocaina tradizionale. Anche il suo nome sembra quasi seducente: cocaina rosa. Ma è nota anche come tusi. O tucibi. Ed è una delle droghe più insidiose del nuovo mercato dello sballo, che sta conquistando anche Milano. La prima verità è che quasi mai si tratta davvero di cocaina: il colore viene ottenuto con coloranti alimentari, mentre la composizione può cambiare da dose a dose. Dentro possono esserci ketamina, MDMA, caffeina, benzodiazepine, metanfetamine o altre sostanze sintetiche. Chi la assume, in molti casi, non sa nemmeno cosa sta assumendo.

Dalla Colombia ai party europei a 400 euro al grammo

Nata e diffusa inizialmente in Colombia, poi arrivata in Europa soprattutto attraverso la Spagna, la cocaina rosa è diventata una droga di status: non la sostanza da strada, ma quella da festa privata, bagno di locale, superattico, tavolo riservato. Costa molto più della cocaina bianca: nelle cronache europee si parla anche di cifre fino a 400 euro al grammo, mentre nei racconti italiani viene spesso citata intorno ai 120 euro al grammo. Il prezzo alto alimenta l’immagine di una droga “premium”, per ambienti ricchi, giovani e notturni.

La grande piazza della nightlife meneghina

La distribuzione non passa solo dai grandi traffici internazionali. Accanto alla matrice colombiana e ai circuiti criminali organizzati, c’è un mercato frammentato: piccoli laboratori clandestini, pusher da movida, contatti informali, feste private e piattaforme di messaggistica. La si cerca tramite passaparola, reti chiuse e canali digitali, dentro un sistema mimetizzato nella normalità della nightlife. È una droga che non ha bisogno di una piazza visibile: si muove tra conoscenze, inviti, after e smartphone.

A raccontare l’ambigua umanità che popola questo mondo è stata una intervista del Corriere ad una giovane che per dieci anni ha vissuto in un ambiente dove cocaina bianca e cocaina rosa non erano eccezioni, ma abitudini. La sua non è la Milano dei margini, ma quella dei terrazzi al Castello, dei tavoli a Brera, dei master pagati dai genitori, degli smart worker che il lunedì mattina si collegano “come amebe” dopo tre giorni senza dormire. Elisa racconta di aver iniziato per sentirsi accettata, in un giro di cognomi noti, locali costosi e vite accelerate. Nei bagni si sniffava sulle cover dei telefoni, nei parcheggi sugli specchietti delle auto, agli after fino al mattino.

Nel suo racconto, la “rosa” costava anche 120 euro al grammo ed era fatta di ketamina, MDMA e altre sostanze: “La verità è che non sai mai cosa stai assumendo”. Poi il corpo ha presentato il conto: insonnia, dimagrimento, alcol, farmaci, fino a cinque grammi in due giorni. Le dosi arrivavano nei palazzi borghesi, perfino tramite ascensori, o attraverso contatti digitali. Dopo SerD, clinica e ricadute, oggi la giovane dice di essere seguita da uno specialista, di fare test tossicologici e di provare a ricostruire la propria vita con terapia, volontariato e lavoro.

I grandi rischi del consumo di cocaina rosa

Gli esperti avvertono che il rischio è enorme. La cocaina rosa può dare una sensazione immediata di energia, piacere e sicurezza, ma può anche provocare dipendenza, stati psicotici, ansia, agitazione, perdita di controllo e conseguenze imprevedibili, soprattutto se mischiata con alcol, farmaci o altre droghe. È questa la trappola: un’estetica da festa, colorata e costosa, che fa sembrare innocua una sostanza consumata anche come status symbol, per un senso di appartenza. Ed è proprio per questo che può diventare così pericolosa.