Così il Nord sta perdendo alla grande la battaglia sull'autonomismo - Affaritaliani.it

Milano

Ultimo aggiornamento: 11:17

Così il Nord sta perdendo alla grande la battaglia sull'autonomismo

Quando il ciclo meloniano scenderà dal suo apogeo, la vocazione autonomista dei territori del Nord potrebbe aprire una voragine nella politica del centrodestra. Che oggi pare molto più attento ad altre istanze. Il commento

di Fabio Massa

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Così il Nord sta perdendo alla grande la battaglia sull'autonomismo  

Al Meeting di Rimini si è parlato anche di Milano Cortina 2026. Sul palco Attilio Fontana, insieme al ministro Abodi, al commissario della Simico (cioè la società che sta realizzando le opere per i giochi) Fabio Saldini, e altri.  Ognuno dice cose importanti, ma mi ha colpito una frase del presidente della Regione Lombardia che spiegava come sia stata la volontà ferrea di due regioni, la Lombardia appunto e il Veneto a portare le Olimpiadi in Italia. Perché il governo nazionale, dopo il ritiro di Torino dalla competizione, non voleva più impegnarsi in questa impresa. "E allora ci siamo telefonati io e Zaia, e abbiamo cercato tutto, dalle fidejussioni ai fondi. Tutto. Poi per fortuna il governo è cambiato ed è entrato in campo, credendoci", ha detto Fontana.

Fratelli d'Italia, il Nord e la vocazione autonomista

Quindi, andando al succo e lasciando il pur legittimo orgoglio da parte, possiamo dire che la volontà dei territori ha portato del lustro al Paese. Regionalismo che funziona, mi vien da dire. Ma qui arriva il punto dolente della politica odierna di centrodestra. Il non detto che secondo me aprirà una voragine futura, quando il ciclo meloniano scenderà dal suo apogeo: il Nord e la vocazione autonomista dei territori. Come si pone Fratelli d'Italia in questo senso? Perché il sud è stato letteralmente investito da una pioggia di fondi, tra cui le Zone Economiche Speciali (ZES). A proposito di queste: qualcuno sta vigilando che non diventino come il 110 per cento, un fantastico modo per truffare lo Stato? Ne dubito.

E Roma, che già era stata beneficata dalla legge Roma Capitale in un Lazio più volte risanato nella sua sanità fallita, che diventa di fatto una città a statuto speciale? Autonomia sì, ma solo per il cuore d'Italia. Perché nel resto d'Italia, specialmente nelle Regioni delle Olimpiadi, che votarono un referendum per l'autonomia i cui esiti si sono voluti dimenticare, si attendono notizie da una legge che doveva essere una dei due cardini (l'altra è il presidenzialismo) ormai da anni. Sempre dal Meeting il ministro Foti pare abbia detto che i fondi di coesione (che sono una valanga di soldi) devono essere gestiti centralmente, da Roma. Fontana gli risponde a brutto muso, e Foti precisa: non voglio levare questi soldi alle Regioni. Gli altri governatori dove sono finiti? Forse, in ferie.

E' questa la crepa più evidente dell'esecutivo, e non altre. Non ci sono crepe elettorali, con Fratelli d'Italia che ha una maggioranza enorme rispetto agli altri due partner. Non ci sono crepe di leadership, con Giorgia Meloni che è insostituibile per tutti. C'è un'unica montagna sullo sfondo: l'antica battaglia tra autonomismo e centralismo. Una battaglia che il Nord sta perdendo alla grande.

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