Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Milano » Cottarelli candidato sindaco di Milano? L’economista apre: “Se me lo chiedessero ci penserei”

Cottarelli candidato sindaco di Milano? L’economista apre: “Se me lo chiedessero ci penserei”

Durante la presentazione degli Europeisti, l’ex senatore dem non chiude all’ipotesi di una candidatura riformista nel 2027. Calenda lo aveva già indicato un anno fa come profilo “perfetto”. E il suo nome era circolato anche per la Regione Lombardia

Cottarelli candidato sindaco di Milano? L’economista apre: “Se me lo chiedessero ci penserei”

Non è ancora una candidatura, e forse non è nemmeno una disponibilità piena. Ma in politica, si sa, anche un mezzo spiraglio può bastare per riaprire un dossier. Carlo Cottarelli, intervenuto al Teatro Franco Parenti alla presentazione di Europeisti.eu, ha risposto così alla domanda su una possibile corsa a sindaco di Milano: “Il candidato sindaco di Milano? Non me l’ha chiesto nessuno, ma se me lo chiedessero ci penserei. In questo momento però mi sembra improbabile”.

L’economista ha poi subito frenato, quasi a evitare che la frase diventasse troppo rapidamente un manifesto: “Non è il momento”. Ma il punto politico resta. Nel centrosinistra milanese, ancora alle prese con il dopo-Sala, il nome di Cottarelli torna a circolare come possibile profilo riformista, liberale, europeista, capace di parlare a un elettorato moderato che guarda con diffidenza sia alla destra sia a un Pd percepito come troppo spostato a sinistra.

Cottarelli, del resto, ha già indicato alcuni temi che considera centrali per Milano: “La sicurezza, la viabilità la qualità dell’aria, la casa. Io vorrei avere un sindaco che amministra bene la sua città, non che si mette a fare politica a livello nazionale”. Un giudizio che suona anche come una presa di distanza da un certo modo di intendere Palazzo Marino come trampolino nazionale. Quanto al centrosinistra, l’ex senatore dem riconosce che “Majorino, come candidato di centrosinistra, è giusto”, ma aggiunge di non condividere “le idee del Pd di Schlein di cui Majorino è parte, sono troppo di sinistra. Io sono centrista, un liberal democratico”.

Europeisti.eu e la tentazione del candidato riformista

La cornice non è casuale. L’apertura di Cottarelli arriva durante la presentazione di Europeisti.eu, piattaforma civica e politica nata con l’obiettivo dichiarato di aggregare forze liberali, riformiste ed europeiste. Al Teatro Parenti erano presenti, tra gli altri, Carlo Calenda, Mario Monti, Pina Picierno, Luigi Marattin, Daniele Nahum e Sergio Scalpelli. Il progetto guarda alla costruzione di un polo che non voglia riconoscersi nei due campi tradizionali. Calenda lo ha definito “il cantiere della costruzione di un polo che non si presenterà né con la destra né con la sinistra”, sostenendo la necessità di dare un’alternativa a un quadro politico dominato, a suo giudizio, dagli “opposti estremismi”. Una linea condivisa anche da Pina Picierno, che ha parlato di un’Italia “democratica, europeista” stanca di scegliere ogni volta “il meno peggio”.

A Milano, questa impostazione assume un significato immediato. Se il centrosinistra dovesse convergere su una candidatura giudicata troppo di sinistra, una parte dell’area riformista potrebbe decidere di non accodarsi. Daniele Nahum, consigliere comunale di Azione e tra i promotori del nuovo movimento, ha definito Cottarelli “un profilo adeguato ed adatto per una candidatura di natura riformista e liberale”. Tradotto: se il Pd sceglierà Pierfrancesco Majorino senza costruire un equilibrio più ampio, il polo riformista potrebbe cercare un’altra strada.

Calenda lo aveva già lanciato un anno fa

In realtà, l’idea di Cottarelli candidato sindaco di Milano non nasce oggi. Il precedente più chiaro risale al giugno 2025, quando Carlo Calenda lo indicò come possibile profilo per il dopo Sala. Il leader di Azione parlò di Cottarelli come di un “ottimo nome”, rilanciando quello che in ambienti riformisti veniva già considerato un vecchio cavallo di battaglia: un candidato tecnico-politico, credibile sul piano amministrativo, moderato nei toni e riconoscibile per l’elettorato europeista. Anche allora, però, Cottarelli aveva scelto la prudenza. Affaritaliani.it Milano riportò la sua risposta a margine di un evento con Calenda: “Sinceramente non lo so, uno deve sapere cosa va a fare, avere un programma, non ci ho ancora pensato. Non è una cosa semplice e ci sono ancora due anni. Ma sinceramente non ci sto pensando. Comunque è sempre bello quando qualcuno ti propone per una carica importante. Chi vivrà vedrà”.

A distanza di un anno, la formula cambia ma non troppo. Nel 2025 era un “chi vivrà vedrà”. Oggi è un “se me lo chiedessero ci penserei”. Non esattamente una discesa in campo, ma nemmeno una chiusura. Semmai il segnale che Cottarelli vuole tenersi fuori dalle trattative premature, senza però escludere del tutto una disponibilità futura.

Il precedente della Regione Lombardia

La storia politica recente di Cottarelli in Lombardia non comincia con Milano. Prima dell’ipotesi Palazzo Marino, il suo nome era circolato anche per la presidenza della Regione Lombardia, in vista delle elezioni del 2023. Già nel novembre 2021 era indicato tra i possibili candidati del centrosinistra per il Pirellone, in una fase ancora embrionale della discussione. Tra gli altri nomi allora sul tavolo c’erano Emilio Del Bono, Giuliano Pisapia e Pierfrancesco Maran.

Nel dicembre dello stesso anno il tema tornò con maggiore forza, con l’idea di un profilo capace di rendere contendibile la Lombardia al centrodestra. Poi, nell’estate 2022, la candidatura di Cottarelli alle Politiche come capolista in Lombardia riaprì la suggestione di un possibile passaggio successivo verso la sfida regionale.

Il quadro cambiò però nel novembre 2022, quando il Terzo polo scelse di sostenere Letizia Moratti. A quel punto Cottarelli si chiamò fuori. L’economista spiegò che avrebbe preso seriamente in considerazione la candidatura solo davanti a “una proposta da un’alleanza ampia e con una condivisione forte di programma”. Venuto meno lo schema largo tra Pd e Terzo polo, le condizioni politiche non c’erano più. Il centrosinistra avrebbe poi scelto Pierfrancesco Majorino.

Il rebus del dopo-Sala

Il ritorno del nome di Cottarelli dice molto più del solo destino dell’economista. Racconta la difficoltà del centrosinistra milanese nel definire il perimetro della coalizione per il 2027. Da una parte il Pd di Schlein, con Majorino come nome più strutturato nell’area progressista. Dall’altra il mondo civico e riformista che ha sostenuto le amministrazioni Sala e che teme una coalizione troppo sbilanciata a sinistra. In mezzo, Azione, i liberal-democratici, gli europeisti e una galassia centrista che non vuole sentirsi semplice appendice del Pd.