Luca Lucci, storico leader della Curva Sud del Milan, punta a chiudere una parte del processo d’appello con un accordo sulla pena. Dopo la condanna a 10 anni di reclusione inflitta con rito abbreviato nell’ambito dell’inchiesta sulle infiltrazioni criminali nel tifo organizzato, il capo ultrà ha raggiunto un’intesa con la Procura per ridurre la pena a 8 anni. L’accordo, definito dal difensore Jacopo Cappetta con il pm della Direzione distrettuale antimafia Paolo Storari e con la sostituta procuratrice generale Simonetta Bellaviti, prevede il ricorso al cosiddetto “concordato in appello”. In sostanza, Lucci rinuncia a impugnare nel merito la condanna per associazione per delinquere aggravata, contestazione che riguarda il presunto controllo del tifo organizzato rossonero e la gestione di attività illecite collegate allo stadio.
Resta invece fuori dall’accordo il filone relativo al tentato omicidio di Enzo Anghinelli, per il quale Lucci è stato condannato in primo grado come presunto mandante. Su questo capo d’imputazione il giudizio d’appello proseguirà regolarmente. Anche altri imputati, sia appartenenti ai vertici della Curva Sud milanista sia al direttivo della tifoseria organizzata dell’Inter, hanno scelto la strada del concordato in appello per ottenere una riduzione delle pene inflitte in primo grado. Il procedimento davanti alla terza sezione penale della Corte d’Appello di Milano riprenderà il prossimo 17 settembre.

