IMPRESE-LAVORO.COM – Milano – “Gli investimenti nelle infrastrutture che supportano l’innovazione digitale sono un’occasione di sviluppo solo a condizione che non estraggano valore dai territori e dal lavoro, ma, al contrario, rispondano a una programmazione rigorosa e trasparente, che il governo pubblico ha il dovere di garantire. La proliferazione indiscriminata degli insediamenti che abbiamo sotto gli occhi non ha nessuno di questi requisiti e quindi non può realizzare una equa distribuzione dei benefici fra investitori, territori e lavoro.”
La posizione di CGIL Lombardia in merito alla questione Data Center è chiara: la loro costruzione non implichi l’aumento del consumo di suolo, preveda la verifica preventiva della sostenibilità energetica e idrica, la valutazione degli impatti cumulativi, il recupero del calore e attenzione alla qualità del lavoro lungo tutta la filiera degli appalti. Richieste legittimamente poste a Regione Lombardia nel corso dell’iter di approvazione della legge regionale, avvenuto solo qualche mese fa, e tutt’ora rimaste senza risposta.
“L’annuncio dell’Assessore Sertori, che detiene deleghe cruciali in materia, quali la pianificazione e l’utilizzo della risorsa idrica e le risorse energetiche, di voler modificare la legge regionale sui Data Center” continua la segreteria della Confederazione del Lavoro regionale “conferma che il fenomeno ha assunto dimensioni e velocità per cui la norma non è adeguata”. Se vuole davvero cambiare, Regione Lombardia deve ascoltare tutti i portatori di interesse. C’è una domanda pubblica chiara che riguarda numerosi aspetti critici: la trasparenza circa la natura, la proprietà e l’uso dei dati che questi impianti supportano; l’effetto della concentrazione di più impianti nello stesso territorio; la capacità delle reti; il rischio di inquinamento del suolo da Pfas; le dinamiche speculative sui terreni e sui valori immobiliari; le ricadute occupazionali reali, comprese le condizioni contrattuali e la sicurezza dei lavoratori negli appalti e nei subappalti.
Il governo regionale deve pensare fin da ora anche alla fine del ciclo di vita degli impianti e a quali garanzie si debbano esigere per evitare che un investimento privato di oggi possa lasciare domani strutture inutilizzate da bonificare e costi alla collettività. Il confronto sui rischi ambientali e sanitari investe un tema molto delicato: per questo i dati di monitoraggio devono essere realmente accessibili, trasparenti e comprensibili ai territori. Il coinvolgimento delle realtà locali, la partecipazione dei cittadini e dei comitati, così come quella delle istituzioni e delle parti sociali, è essenziale perché decisioni di questa portata smettano di essere assunte senza un confronto con chi vive e lavora nei territori. In questo senso, la grande mobilitazione nata attorno ai Data Center ha avuto il merito di accendere i riflettori su un tema ancora ricco di ombre: d’altro canto, la manifestazione nazionale promossa dalla Rete Stop Data Center per sabato 10 ottobre a Milano, è un segnale importante che sollecita le istituzioni regionali ad aprire un confronto trasparente con i territori. La domanda di partecipazione e di confronto finora è stata disattesa. Ora che la stessa Regione annuncia una revisione della legge, la risposta diventa ancora più necessaria. Chiediamo di poter partecipare a un confronto stabile sia con il governo regionale che con le istituzioni che rappresentano i territori. “Attrarre gli investimenti non basta, bisogna governare gli interessi” conclude CGIL Lombardia “È questa, per noi, la differenza tra subire una corsa ai Data Center e costruire una politica di sviluppo sostenibile oggi e nel tempo, capace di distribuire benefici concreti per gli interessi dei molti, non dei pochi”.


