di Lorenzo Zacchetti
Mercoledì 20 luglio 2016 è una data destinata a rimanere nella storia dello sport italiano. Sancisce infatti l’obbligo, previsto dal Decreto Balduzzi, di installare dei defibrillatori automatici in tutte le società sportive, sia professionistiche che dilettantistiche.
Il decreto era stato emanato sulla scia di alcuni eventi luttuosi che avevano molto colpito l’opinione pubblica, come la morte sul campo di Piermario Morosini del Livorno, che il 14 aprile del 2012 era stato colto da una crisi cardiaca durante la partita col Pescara.
Quella tragedia ha ribadito la necessità di dotare gli impianti sportivi di defibrillatori, perché il loro tempestivo uso può essere determinante per salvare la vita dell’atleta in questione. Un esempio recente riguarda Alessandro Pagani, cestista dell’Assigeco Casalpusterlengo, in Serie A2. Nel settembre dell’anno scorso il giocatore, appena 21enne, ha subito un arresto cardiaco durante la partita contro la Centrale del Latte Brescia e si è accasciato sul parquet del palazzetto dello sport di Manerbio, gettando nel panico compagni ed avversari. Per sua fortuna la struttura era dotata di defibrillatore ed il medico sociale bresciano ha immediatamente capito che ve n’era bisogno: dopo un periodo di coma farmacologico, Alessandro si è salvato ed ha dichiarato di voler imparare il massaggio cardiaco, per salvare altri ragazzi a cui dovesse capitare la stessa disavventura.
Il Decreto Balduzzi, emanato nel settembre 2012 e successivamente convertito in legge, è però stato applicato in maniera differita nel tempo. Inizialmente, si dava tempo fino al 20 gennaio 2016 per mettersi in regola, ma, viste le difficoltà, è stata concessa una proroga di sei mesi. Chi pensava che ce ne sarebbe stata una seconda è rimasto deluso: il 20 luglio segna lo spartiacque tra chi è in regola e chi no.
Ecco tutto quello che bisogna sapere sull’argomento:
Chi è obbligato a dotarsi di defibrillatore?
Tutte le società sportive, anche dilettantistiche, ad eccezione di quelle “che svolgono attività sportiva con ridotto impegno cardiocircolatorio, quali bocce (escluse bocce in volo), biliardo, golf, pesca sportiva di superficie, caccia sportiva, sport di tiro (lancio del piattello, tiro con l’arco, ecc.), giochi da tavolo e sport assimilabili”.
Quanto costa un defibrillatore?
Il prezzo può variare dai 700 ai 1800 euro. Una forbice così ampia si spiega con il fatto che in commercio esistono molteplici apparecchi, creati da aziende diverse e con differenti caratteristiche. Dai 1000 euro in su, si possono comprare defibrillatori semiautomatici certamente affidabili, sia in termini di funzionamento che di possibilità di manutenzione in caso di bisogno. Va comunque detto che gli apparecchi presenti sul mercato devono essere conformi alle direttive europee, quindi, indipendentemente dal prezzo, debbono garantire lo stesso livello di qualità. Diversi enti locali sostengono le società sportive con contributi per l’acquisto di defibrillatori. Alcuni Comuni hanno anche deciso di provvedere in proprio all’acquisto degli apparecchi e di lasciarli in dotazione alle associazione che utilizzano i propri impianti in concessione.
Come funziona un defibrillatore?
Si tratta di un apparecchio salvavita in grado di rilevare le alterazioni del ritmo della frequenza cardiaca e, se necessario, di erogare una scarica elettrica al cuore. L’apparecchio ordina di dare una scossa elettrica o di cominciare la rianimazione artificiale. Sullo schermo si possono anche rileggere le istruzioni vocali. Il defibrillatore guida il soccorritore in modo sicuro attraverso la procedura della rianimazione, finché non arrivano i soccorritori professionali. L’erogazione di uno shock elettrico serve per azzerare il battito cardiaco e, successivamente, ristabilirne il ritmo. Generalmente, un defibrillatore è composto da due elettrodi che devono essere posizionati sul torace del paziente (uno a destra e uno a sinistra del cuore) e da una parte centrale dedicata all’analisi dei dati da essi trasmessi. Esistono varie tipologie di defibrillatori, ma le principali sono il defibrillatore manuale e il defibrillatore automatico o semiautomatico esterno.
Come si usa un defibrillatore?
Prima bisogna chiedersi chi può usarlo: il manuale può essere usato solo da personale medico, mentre quello semiautomatico esterno (che infatti è quello solitamente adottato dalle società sportive), può essere usato da chiunque, a patto che segua un corso di specializzazione presso un ente accreditato a farlo e a rilasciare le opportune certificazioni. Quindi, se non c’è qualcuno abilitato ad usarlo, il defibrillatore è inutile.
Quanto dura e quanto costa un corso?
Il corso si svolge nell’arco di una sola giornata, per otto ore. Il suo costo medio è di 50 euro. Non è un prezzo proibitivo, ma bisogna considerare il fatto che ogni società sportiva dovrebbe avere più persone abilitate all’uso del defibrillatore. Averne una sola significa esporsi al rischio, molto elevato, che l’evento critico possa verificarsi quando questa è assente. E’ infatti praticamente impossibile che lo stesso soggetto possa essa presente a tutte le partite, gli allenamenti e gli altri eventi della vita societaria! Anche in questo caso, ci sono enti locali che hanno organizzato dei corsi di formazione gratuiti, per aiutare le società a formare quanti più operatori possibili. Porto il mio esempio personale: il Consiglio di Zona 7 (che adesso è il Municipio 7) ha organizzato vari cicli di corsi gratuiti presso la Croce Verde, formando così numerose persone appartenenti a società sportive, ma anche a scuole o altri enti operativi sul territorio.
Perché si parla di corsi “BLSD”?
La sigla significa “Basic Life Support – Defibrillation” e indica l’utilizzo della defibrillazione all’interno del più complesso iter di interventi chiamato “Basic Life Support”, da effettuarsi nelle situazioni di primo soccorso.
E invece cosa significa la sigla “DAE”?
Sta per “Defibrillatore Automatico Esterno”. E’ la tipologia più diffusa nei luoghi pubblici, proprio perché il funzionamento automatico dell’apparecchio consente il suo uso anche da parte di personale cosiddetto “laico” (che però, lo ripetiamo, deve prima seguire il corso di formazione). Esistono anche defibrillatori interni, che funzionano in modo simile ad un pacemaker e si usano su pazienti che hanno patologie specifiche. Non sono, quindi, quelli che servono per lo sport.
Il defibrillatore è veramente efficace?
L’arresto cardiaco improvviso può colpire chiunque, a qualsiasi età, e ogni anno causa 400.000 decessi in Europa! Di questi, solo il 6% sopravvive, ma il defibrillatore può fare aumentare la probabilità di salvare il paziente fino ad oltre il 50% dei casi.
