Delitto di Garlasco, l’avvocato De Rensis smonta il dogma dei 23 minuti nei quali Stasi avrebbe ucciso Chiara Poggi - Affaritaliani.it

Milano

Ultimo aggiornamento: 16:32

Delitto di Garlasco, l’avvocato De Rensis smonta il dogma dei 23 minuti nei quali Stasi avrebbe ucciso Chiara Poggi

A Zona Bianca il legale ribalta uno dei capisaldi dell’accusa: “La scienza medico-legale non esclude alcuna fascia oraria nella mattina del 13 agosto 2007”

Di Giorgio d'Enrico

Garlasco, a Zona Bianca l’avvocato di Alberto Stasi, Antonio De Rensis, ha messo in discussione uno dei capisaldi che portarono alla condanna del suo assistito: i famosi “23 minuti” in cui avrebbe ucciso Chiara Poggi il 13 agosto 2007. Citando la consulente medico-legale Rosa Muscio, il legale ha ricordato che la scienza non esclude alcuna fascia oraria durante la mattina, aprendo così nuovi dubbi su un dogma delle indagini.

Delitto di Garlasco, l’avvocato De Rensis smonta il dogma dei 23 minuti nei quali Stasi avrebbe ucciso Chiara Poggi

Caso di Garlasco, l'avvocato Antonio De Rensis, che assiste Alberto Stasi, mette in dubbio uno dei dogmi che hanno segnato la condanna del fidanzato di Chiara Poggi. Ospite a Zona Bianca su Rete4, il legale ha affrontato il nodo dei cosiddetti “23 minuti” – l’intervallo temporale tra le 9.12 e le 9.35 in cui secondo le prime indagini Stasi avrebbe ucciso Chiara Poggi il 13 agosto 2007.

“Ho deciso di portare per la prima volta quello che ha scritto la dottoressa Rosa Muscio”, ha spiegato De Rensis, leggendo un passaggio dell’atto di appello all’assoluzione. La consulente medico-legale aveva infatti precisato che “la scienza medico-legale può fornire soltanto un’indicazione orientativa e non permette di escludere alcuna fascia oraria dalla mattina del 13 agosto 2007”. In altre parole, secondo la perizia, l’omicidio potrebbe essere collocato in un arco temporale molto più ampio, e non necessariamente in quei 23 minuti che furono decisivi per la condanna.

“Viene indicata tutta la mattina – ha aggiunto il legale – ma noi abbiamo fatto un processo sull’arco temporale 9,12-9,35”. Un ribaltamento pesante, che mette in discussione la certezza di una delle colonne portanti del primo procedimento.

Garlasco, i dubbi sul lasso di tempo di 23 minuti

Durante la trasmissione, la giornalista Ilaria Cavo ha sottolineato come oggi lo scenario sia mutato: “C’è un altro magistrato, un’altra pubblica accusa e una diversa impostazione che ha portato a una sentenza differente, in cui l’orario della morte viene collocato in modo più preciso”.

Sul tema è intervenuta anche Simonetta Matone (Lega), che ha espresso dubbi sulla tenuta logica dei 23 minuti: “Preferirei un colpevole in libertà che un innocente in carcere. La cosa che più mi inquieta è il lasso di tempo così ridotto: in così poco tempo riuscire a commettere un omicidio caratterizzato da animosità e odio, cancellare le tracce, camminare senza sporcarsi, tornare a casa, accendere il computer e lavorare alla tesi di laurea con contenuti congrui, significa avere una personalità veramente criminale e mostruosa”.

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