di Guido Camera
Elezioni. Quando, con che legge, chi va con chi. Questi sono gli argomenti politici del giorno. Però non ho ancora sentito nessuno parlare di valori e di programmi. Al di là delle sparate propagandistiche cui ormai ci siamo abituati, vorrei infatti sapere come la pensa chi ambisce a governarci.
Mi sembra infatti chiaro che su certi temi – Giustizia, Istruzione, Diritti civili, Sanità, Ambiente, Economia – bisogna condividere dei valori di fondo perché si possa realmente provare a governare e possano nascere delle buone leggi. Per buone leggi, intendo leggi chiare e facilmente comprensibili. Ma per essere tali devono essere figlie di un’impostazione culturale condivisa, e non solamente di opportunismi e tatticismi.
Purtroppo l’attuale scenario non fa ben sperare.
Dopo la sentenza della Corte Costituzionale sulla legge elettorale, e la probabile assenza di una forza politica che da sola possa raggiungere la soglia che fa scattare il premio di maggioranza, all’orizzonte si intravede in ogni caso un prossimo Governo che sia frutto di un accordo. Potrebbe essere un accordo precedente alle elezioni – se il Parlamento modificasse l’attuale legge elettorale attribuendo il premio di maggioranza alla coalizione, invece che alla lista – oppure successivo, nel caso in cui si votasse con l’attuale legge elettorale.
Personalmente preferirei il primo caso, purchè i valori di fondo della coalizione siano veramente complementari. Altrimenti il rischio è l’ingovernabilità, che è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno. Prendiamo la Giustizia, ad esempio: si vuole investire su un sistema in cui il giudice sia terzo e imparziale rispetto al pubblico ministero, e le norme penali riservate a perseguire i reati più gravi, così come il carcere una misura estrema ed eccezionale? Oppure si pensa che la soluzione del problema sia il ritorno al passato, facendo rivivere il processo inquisitorio, e moltiplicando il numero dei reati e dei detenuti?
Pensiamo all’Economia: il futuro è ancora all’interno di una politica economica comune all’interno dell’Unione Europea, oppure bisogna abbandonare quella che è stata una certezza dal dopoguerra in poi? E il nostro sistema economico deve essere modulato in senso globale e liberistico, oppure protezionistico? Gli esempi non sono finiti. Analoghe considerazioni valgono infatti per tutti gli altri temi sociali che toccano la nostra vita di tutti i giorni.
Ecco perché – visto che c’è tanta fibrillazione intorno all’argomento elezioni – spero che si inizi presto a parlare anche di valori e di programmi.

