L’incubo è finito, ma la scia di violenza lasciata alle spalle da Elia Del Grande riapre una ferita profonda nel sistema giudiziario italiano. Il cinquantenne, già noto alle cronache per aver sterminato la propria famiglia nel 1998, è stato catturato dai Carabinieri di Gallarate dopo una fuga durata quattro giorni dalla casa-lavoro di Alba. Ora, oltre alla resistenza a pubblico ufficiale, la Procura di Varese contesta l’accusa più pesante: rapina aggravata.
L’agguato sulla tomba: ricoverata in prognosi riservata una 70enne
La libertà di Del Grande si è incrociata tragicamente con la vita di una donna di 69 anni nel piccolo cimitero di Lentate, frazione di Sesto Calende. Secondo le ricostruzioni, l’uomo avrebbe “puntato” la vittima mentre era intenta a curare la tomba del marito. Un’aggressione di una ferocia inaudita: la donna è stata colpita ripetutamente al capo (il nipote parla di “cranio sfondato”) per sottrarle le chiavi della sua Fiat 500. Attualmente la vittima è ricoverata in prognosi riservata al Circolo di Varese, sotto osservazione breve intensiva.
Un carabiniere ferito durante la cattura
La fuga a bordo dell’auto rubata è durata poco. Mercoledì pomeriggio, i militari della compagnia di Gallarate hanno intercettato il veicolo. Nel tentativo di sottrarsi alla cattura, Del Grande ha ingaggiato una colluttazione ferendo lievemente un carabiniere, che ha riportato contusioni guaribili in pochi giorni. Il Procuratore della Repubblica di Varese, Antonio Gustapane, ha confermato il fermo di indiziato di delitto; l’uomo si trova ora nel carcere varesino in attesa dell’udienza di convalida davanti al GIP, prevista per domani.
Un passato di orrore: il killer della famiglia e fughe dalla detenzione
Il profilo di Elia Del Grande è quello di un criminale recidivo e spietato. Nel gennaio del 1998 uccise a fucilate padre, madre e fratello. Condannato all’ergastolo, pena poi ridotta a 30 anni, aveva scontato oltre 26 anni di reclusione. Tuttavia, la sua gestione detentiva solleva oggi pesanti interrogativi: era già fuggito lo scorso ottobre da una struttura nel Modenese e, nonostante il rinnovo della misura di sicurezza, è riuscito a dileguarsi nuovamente dopo Pasqua.
“Ferocia inconcepibile, perché era libero?”
“Ha agito con una ferocia inaudita e immotivata. Mi chiedo perché questo criminale abbia ottenuto dei permessi”. È lo sfogo amaro di Klaus Michaelson, nipote della donna aggredita. Alle sue parole fanno eco quelle della figlia della vittima, che per prima ha soccorso la madre trovandola in stato di shock e ricoperta di sangue: “Io non l’avrei lasciato libero. C’è qualcosa da rivedere nel sistema”. Una polemica che investe direttamente la gestione dei detenuti pericolosi e le maglie, forse troppo larghe, delle misure alternative.

