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“Entro due anni nessuna casa popolare sfitta”. Di Giuseppe Sala

“Entro due anni nessuna casa popolare sfitta”. Di Giuseppe Sala
Giuseppe Sala

di Giuseppe Sala

Ho 2 idee in merito all’edilizia popolare: in 2 anni voglio impegnarmi a far sì che non ci sia più un appartamento sfitto a Milano, ovviamente sto parlando delle case del Comune,  anche alla luce di quello che ci diceva il ministro, e cioè che ci sono fondi e che i fondi andranno destinati alla Regione non in maniera generica ma con la specificità di alcuni progetti. Lancio la sfida a Maroni di allinearsi su questa idea, e cioè che in due anni di case del Comune e Case della Regione non ce ne deve essere una sfitta, perché non è pensabile che uno abbia avuto la fortuna di avere ricevuto l’assegnazione all’uno o all’altra e debba essere penalizzato.

Non dobbiamo vedere come un limite soprattutto quello dei fondi perché il Governo ce li mette. Come Comune faremo quello che stiamo dicendo di fare, cioè se sarà necessario, e probabilmente lo sarà, cederemo parte del nostro patrimonio, ma a questo punto l’idea di intervenire con decisione su questo tema non è più un’idea perché la considero già un progetto.

Quindi in due anni nessuna casa sfitta sia nelle case del Comune che della Regione. Il secondo punto è altrettanto importante. E’ qualcosa su cui sto pensando da settimane: per chi demolisce e ricostruisce non si pagano oneri e si salvaguarda la stessa cubatura.

Questo è fondamentale perché noi dobbiamo ripartire dalla rigenerazione urbana, dobbiamo partire dal fatto che ricostruire vuol dire farlo con basi energetiche diverse, dare lavoro all’edilizia senza portare via verde, anzi magari restituendolo, perché si va a lavorare sul contesto, vuol dire attivare economia e mettere i cittadini nella condizione di avere una casa migliore. Credo sia necessario fare questo passaggio anche coraggioso che aiuterà una città come Milano. Quindi stessa cubatura, non si perde niente e non si pagano oneri. Credo che queste due cose saranno un grande attivatore di lavoro e di fiducia e permetteranno anche a noi di fare controllare il nostro lavoro dalla cittadinanza. Facciamo sì che la cittadinanza sappia con ancora più trasparenza quello che abbiamo intenzione di fare. E non in cinque anni perché cominciamo nei primi due anni. E’ chiaro che il problema lo si risolve nel lungo termine, ma non dobbiamo arrenderci all’idea del lungo termine.

Se ci sono risorse non ci sono più scuse. Voglio potere dire che già in due anni faremo tanto.