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Escort e festini a Milano, i calciatori rompono il silenzio e respingono le accuse: “Siamo estranei”

Leao, Calafiori e altri calciatori i cui nomi compaiono nell’inchiesta negano ogni coinvolgimento e invocano il rispetto della privacy. E il Garante richiama i media alla prudenza

Escort e festini a Milano, i calciatori rompono il silenzio e respingono le accuse: “Siamo estranei”
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Si dicono completamente estranei ai fatti e chiedono rispetto per la propria vita privata i calciatori finiti, loro malgrado, al centro dell’inchiesta della Procura di Milano su presunti festini con escort e uso di protossido d’azoto. Dopo la circolazione dei loro nomi, pur non essendo indagati, alcuni giocatori hanno deciso di intervenire pubblicamente.

Tra questi Rafael Leão, attaccante del Milan, che sui social ha chiarito: “Ci tengo a chiarire in modo diretto che sono totalmente estraneo ai fatti. Non sono coinvolto e non ho commesso alcun reato”. E ancora: “Invito tutti a evitare di associarmi a questa situazione in modo arbitrario o superficiale, senza attenzione per la verità e rispetto per la vita privata”. Il giocatore ha inoltre dato mandato ai propri legali di tutelare la sua immagine.

Sulla stessa linea anche Marcus Holmgren Pedersen, difensore del Torino: “Negli ultimi giorni sono circolate notizie su di me che non corrispondono alla realtà. Non ho alcun coinvolgimento nei fatti riportati né legami con gli ambienti citati”, ha scritto, annunciando azioni legali contro chi continuerà a citarlo impropriamente.

Calafiori: “Nome pubblicato senza riscontri”

Netta anche la posizione di Riccardo Calafiori. I suoi legali parlano di pubblicazione del nome “in spregio di prudenza, diligenza professionale e verità”. Secondo quanto precisato dallo studio legale, il giocatore dell’Arsenal “è estraneo in tutto e per tutto” all’indagine e il suo nome non comparirebbe in alcun atto ufficiale. “La divulgazione della non-notizia difetta anche dell’interesse pubblico”, sottolineano i legali, evidenziando come il riferimento al calciatore deriverebbe da una semplice ricerca per parole chiave e non da elementi investigativi concreti.

Il richiamo del Garante

Sulla vicenda è intervenuto anche il Garante per la protezione dei dati personali, che ha richiamato media e siti web “al più rigoroso rispetto della normativa privacy e delle regole deontologiche”. Resta fermo, precisa l’Autorità, il diritto-dovere di informare su fatti di interesse pubblico, ma nel rispetto delle persone coinvolte, soprattutto se non indagate.

L’inchiesta: escort nel giro dei locali vip della movida milanese

L’indagine, coordinata dalla Procura di Milano, ipotizza un giro di serate nei locali di lusso con escort e droga della risata. Nei giorni scorsi sono finite ai domiciliari quattro persone, tra cui Emanuele Buttini e Deborah Ronchi, coppia nella vita e nel lavoro e titolari dell’agenzia di eventi Ma.De. Gli investigatori del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza stanno ricostruendo i flussi di denaro, stimati in circa 1,2 milioni di euro, parte dei quali sarebbe transitata su conti esteri, anche in Lituania. Parallelamente si procederà con l’analisi dei dispositivi elettronici sequestrati attraverso accertamenti tecnici irripetibili.

Le giovani coinvolte: “Lavoro extra per mantenersi a Milano”

Intanto prosegue l’ascolto delle ragazze coinvolte, molte tra i 18 e i 20 anni, spesso straniere. Alcune di loro hanno raccontato di essere state reclutate come “ragazze immagine” per serate nei locali di lusso, accettando poi eventuali prestazioni extra per guadagnare di più. Tra loro anche studentesse mantenute dalle famiglie, che avrebbero scelto questo tipo di lavoro per arrotondare e permettersi spese come abiti o accessori di marca. Secondo quanto emerso, per ogni prestazione la coppia Buttini-Ronchi avrebbe trattenuto oltre il 50% dei compensi pagati dai clienti, che potrebbero essere sentiti nelle prossime fasi dell’inchiesta.