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Milano
Expo 2015, salviamo la faccia. Troppi scandali. Ora rinviamolo

Prima i ritardi, dopo gli anni buttati in risse politiche e tira e molla sui terreni. Poi le numerose inchieste giudiziarie alle quali il palcoscenico internazionale dell'Expo ha fatto da cassa di risonanza oltre confine, andando a rafforzare le convinzioni di quanti all'ennesimo avviso di garanzia hanno pensato: "Ecco, il solito malcostume italiano. Non cambiano mai".

L'arresto per corruzione e turbativa d'asta del responsabile del Padiglione Italia di Expo, Antonio Acerbo, messo ai domiciliari nell'ambito dell'inchiesta condotta dai pm della procura di Milano, Claudio Gittardi e Antonio D'Alessio (dopo che si era dimesso alcune settimane fa dalla carica di commissario delegato di Expo per le Vie d’acqua) è l'ennesima tegola che arriva in capo a una manifestazione che,  visto che mancano soltanto 200 giorni all'inaugurazione del 1° maggio del 2015, dovrebbe lanciare la volata finale,

"Anche Acerbo?", ha esclamato stamane chi segue da vicino le vicende dell'Expo. "Proprio lui, un civil servant dalla reputazione integerrima, già direttore generale del Comune di Milano durante la giunta Moratti a cui Rodolfo Sala aveva lasciato l'incarico per intraprendere, come commissario, la sfida dell'Expo 2015?", ha aggiunto sconsolato. Se c'era uno sulla cui integrità si poteva quasi scommettere era proprio il numero uno del padiglione della nazione che deve ospitare la grande manifestazione.

Quasi un biglietto da visita, da presentare alle numerose controparti. E invece no. E così lista si allunga: prima Antonio Giulio Rognoni, ex direttore generale di Infrastrutture Lombarde, poi Angelo Paris, l'ex manager di Expo e uomo di fiducia di Sala. Poi, ancora, la rete carsica dei due faccendieri Gianstefano Frigerio e il riciclato "compagno G" Primo Greganti. Infine Acerbo.

A questo punto con la Piastra, ovvero l'ossatura di base di tutto il sito, arrivata all'80% dei lavori, le architetture di servizio a quota 44%, le due passerelle di collegamento con la Fiera e con Cascina Merlata arrivate rispettivamente al 46% e al 35% della costruzione e le cupole del Padiglione Zero al 40% (mancano poi tutti gli arredi nei padiglioni collettivi dei singoli Paesi) non sarebbe meglio prendersi una pausa di riflessione e chiedere al Bureau International des Expositions (BIE) di rinviare di un annola manifestazione? L'Italia dovrebbe pagare delle penali sostanziose, ma almeno il presidente del Consiglio Matteo Renzi, che ha messo la faccia per riuscire a portare a casa l'unico vero volano di crescita per un'economia asfittica, riuscirebbe a salvarla. E con lui tutto il Paese, da troppo in crisi di credibilità.

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bieexpoacerbo







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