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Milano
Expo, flop di viaggiatori su Trenord. Il report riservato

di Fabio Massa

I dati di Expo sono là, nero su bianco. E non sono incoraggianti. O quantomeno dovrebbero indurre a un po’ di riflessioni nel management di Trenord, la grande società regionale di trasporto su ferro. Un colosso che fa letteralmente muovere la Lombardia, treno dopo treno, convoglio dopo convoglio. Questo colosso ha messo a disposizione delle Esposizioni ben 379 treni ogni giorno, un treno ogni tre minuti. Per buona parte il potenziamento è stato raggiunto programmando una fermata presso il sito espositivo laddove prima invece le linee transitavano senza aprire le porte. Tuttavia l’investimento c’è stato eccome, visto che è stata creata una nuova linea, la S14. I dati, presentati il 26 aprile scorso, raccontavano una realtà di grande ottimismo. Visto che per Expo erano attesi 25 milioni di persone, 150mila nella giornata media e 250mila nelle giornate di punta, i comunicati ufficiali parlavano di una ripartizione modale così suddivisa: 56mila in metropolitana, 42mila con i treni, 76mila con bus gran turismo e 60mila con l’automobile. La percentuale gomma-ferro sarebbe stata, nelle previsioni, 40% contro 60%. In pratica la maggioranza avrebbe preso i mezzi pubblici. Non è stato così.

I report riservati che Affaritaliani.it ha potuto visionare raccontano un’altra realtà. Che ha anche degli aspetti positivi, come il fatto che non è il 60 per cento ad usufruire dei mezzi pubblici, ma l’85%. Il problema è che di quei famosi 42mila utenti di Expo che avrebbero dovuto viaggiare sulle ferrovie, solo 6000 effettivamente prendono posto sulle carrozze, sempre per quanto riguarda il dato medio. E quindi, il potenziamento di 42mila posti resta in larghissima parte inutilizzato. “E’ logico che se  viaggiano solo in 6mila sulle linee potenziate per Expo, l’azienda ne sta avendo un danno economico - spiega ad Affaritaliani.it il responsabile trasporti di Legambiente Dario Balotta, messo a conoscenza dei dati visionati da Affari - C’è poi il problema se questi treni sono stati aggiunti oppure spostati. In questo secondo caso una parte del costo, almeno in operatività di servizio, sarebbe stato scaricato sui pendolari”. L’azienda, interpellata ufficialmente da Affari, nega di aver spostato qualunque treno. Dunque, si tratta di razionalizzazioni ma anche di aggiunte di carrozze e convogli. Un costo non indifferente. Ovviamente, derivando gli introiti di Trenord dai biglietti staccati, e avendo treni che viaggiano mezzi vuoti, c’è già chi si spinge a ipotizzare un piano B, nel caso il trend non dovesse cambiare. E c’è pure chi si chiede come mai l’offerta su ferro non sia stata sfruttata dagli utenti. Perché i casi sono due: o gli utenti non ci sono, oppure non usano i treni. Nel primo caso sarebbe falsa la grancassa mediatica che vorrebbe Expo affollatissima. Nel secondo caso ci sarebbe un serio problema di marketing, o quantomeno di offerta. In ogni caso, un report sul quale riflettere. 

@FabioAMassa

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expotrenordreport







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