Non c’è pace per Expo 2015. Dopo l’arresto del general manager Angelo Paris, di alcuni avvocati esterni per gli appalti truccati dei servizi legali, e di Antonio Rognoni in Infrastrutture Lombarde, ora è indagato per l’ipotesi di reato di “induzione indebita a dare o promettere utilità” anche il direttore generale di Expo 2015, Christian Malangone, il manager più operativo sotto il commissario Giuseppe Sala, quello con il quale il presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone si era appena rapportato per il Padiglione Italia.
Malangone, che con il sindaco Letizia Moratti era stato nel 2009 vicedirettore generale del Comune di Milano, è indagato nella medesima inchiesta della Procura di Busto Arsizio sul presidente leghista della Regione Roberto Maroni e sul capo della sua segreteria Giacomo Ciriello. Tandem che per i pubblici ministeri Eugenio Fusco e Pasquale Addesso avrebbe esercitato pressioni appunto su esponenti di «Expo 2015 spa» (al 20% della Regione) e di «Eupolis» (ente regionale per la ricerca e la statistica) affinché due collaboratrici di Maroni quand’era ministro dell’Interno, Mara Carluccio e Maria Grazia Paturzo, ottenessero indebite utilità economiche consistenti in due contratti di consulenza: 29.500 euro annui per Carluccio da «Eupolis», e 5.147 al mese per due anni per Paturzo da «Expo 2015 spa». In quest’ultimo caso, il dirigente Expo «indotto» dalle pressioni di Maroni è ipotizzato dai pm appunto in Malangone sul complesso di iniziali intercettazioni, successive acquisizioni documentali, e deposizioni per le quali sono sfilati come testi anche Sala e la portavoce di Maroni, Isabella Votino.
