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Milano
Expo 2015, ennesima occasione persa. Dopo le tangenti gli errori su Facebook

EXPO RISPONDE

Mea culpa. Fiorenzuola non è in Toscana ma in Emilia-Romagna. Abbiamo controllato e ricontrollato le grafiche delle immagini e ci sfuggito. Capita sul web, sui social, sulla carta stampata. Ciò non ci giustifica. Stanotte (ore 00.15) abbiamo ammesso l’errore e ringraziato dal nostro account Facebook chi ce l’ha segnalato, il gentile collega Maurizio Zanoni (aka “Farfallino”): “Fate veramente pena. Guardateli i curricula che la gente seria vi spedisce anziché spartirvi le poltrone. FIORENZUOLA È IN EMILIA ROMAGNA!”. Epilogo? Oggi Zanoni ci ha dedicato una lunga inchiesta su Affari Italiani: “Expo 2015 ennesima occasione persa: dopo le tangenti gli errori su Facebook”.  Ovvero, Fiorenzuola. Gentilmente Zanoni ha condiviso l’articolo anche sulla sua pagina Facebook con una menzione diretta all’account Expo2015Milano che ci chiama pubblicamente in causa. Contenuti del post di Zanoni? Preferiamo sorvolare. Chissà che il gentile collega non ci porga lui delle scuse.

Susanna Legrenzi, Social Media Team

Che l'esposizione universale di Milano, in programma per il 2015, abbia fornito l'ennesimo esempio del maldestro modus operandi di noi italiani lo avevano capito tutti. Alle iniziali promesse di un mondo migliore, in cui molti hanno riposto speranze per il proprio futuro, sono infatti succeduti ritardi, cancellazioni, errori madornali e mazzette. Quella grande occasione da non sprecare, che avrebbe rialzato l'economia dell'intero Paese con 20 milioni di arrivi, in termini di visite da parte di turisti stranieri, sembrerebbe rimasta al palo.

Un pugno di mosche è quel che rimane degli imponenti progetti infrastrutturali, pensati e poi implosi, che avrebbero dovuto costituire una ramificata rete di trasporti. Le lineee metropolitane anziché prolungarsi hanno di fatto assistito a un brusco dietrofront: del secondo tratto della M5, relativo alla tratta Garibaldi-San Siro), solo cinque fermate su nove verranno inaugurate per tempo. Il resto è di prassi posticipato al domani, perché l'oggi è già trascorso. Di più plumbee prospettive la M4, di cui «si sono perse le speranze», si legge sul sito ufficiale di Expo. Mancano ancora le conferme ufficiali, ma è «risaputo che nemmeno le due fermate attese (Linate e Forlanini FS) saranno pronte per tempo». Così, per limitare i disagi dei tanti - si spera - turisti attesi si ricorrerà all'utilizzo di un bus navetta. Giustappunto per «nutrire il pianeta, energia per la vita» con altre emissioni di CO2 in atmosfera. «Gli altri cantieri, poi - continuano dal sito di Expo -, da Solari a San Babila, dovrebbero aprire direttamente dopo Expo per non presentare ai visitatori una Milano trasformata in cantiere a cielo aperto». Di non una virgola diversa anche la questione treni e metrotranvie, i cui potenziamenti sono stati al meglio ridimensionati o rinviati a data da destinarsi. Qualche chance in più viene riposta alla rete di strade e superstrade grazie, ad esempio, al completamento della Bre.Be.Mi, fresca di taglio di nastro, e alla quasi ultimata Tem (Tangenziale Est Esterna). Ciononostante i nostri politici continuano a promuovere l'evento come fosse il "miracolo italiano del XXI secolo".

Federica Mogherini, ministro degli Affari Esteri, ha dichiarato recentemente su piazza internazionale: «L'Expo è una grandissima occasione per l'Italia sia di mostrare il meglio di sé sia di ragionare, insieme agli altri partner globali, sulla grande sfida di combattere la fame». Eppure, quella che agli occhi di popolazioni straniere parrebbe una sfida ancora da cavalcare, per tutti gli italiani questa occasione appare ineluttabilmente sprecata, disciolta tra le inchieste di infiltrazioni mafiose negli appalti e per il presunto giro di mazzette che ha compromesso la storia di ieri, di oggi e, a questo punto, anche quella del domani.

Dulcis in fundo l'ultima gaffe commessa dai communication specialist di Expo, rei di aver promosso attraverso la pagina ufficiale di Facebook, una grafica del primo ristoro a ponte (Autogrill) realizzato in Italia. Il problema sta nella sua ubicazione poiché a differenza di quanto indicato, lo storico manufatto del 1959 si staglia nel circondario di Fiorenzuola d'Arda, in Emilia Romagna, e non nella regione della Toscana. L'ennesimo passo falso, seppur di esigua entità, in un progetto che lascia l'amaro in bocca e soprattutto che non rispetta le più ambite attese occupazionali: dai 100mila posti che l'Expo avrebbe dovuto generare, secondo l'osservatorio sul mercato del lavoro della Provincia di Milano, al momento il totale dei contratti stipulati in favore dei lavoratori è pari a 3442. Proprio una magra consolazione.

Maurizio Zanoni

@mauriziozanoni

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