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Milano
Infrastrutture Lombarde, il gip: "I vertici della Regione sapevano"


L'inchiesta della Procura di Milano su Infrastrutture Lombarde, che ha portato in carcere il direttore generale (dimissionario) Antonio Rognoni, chiama in causa anche i vecchi vertici di Regione Lombardia e Pierangelo Daccò, l'ex faccendiere già condannato per il crac del San Raffaele. Da una serie di mail scambiate nel 2008 fra lo stesso Rognoni e l'avvocato Carmen Leo (per la quale sono stati disposti gli arresti domiciliari) "si ottiene la definitiva conferma che i conferimenti dei contratti legali erano chiaramente viziati, ma si denota soprattutto la piena consapevolezza di tutte le parti in causa di agire in un ambito di diffusa illegalità, compresi i vertici della Regione Lombardia". E' quanto si legge nell'ordinanza con la quale il gip ha dato il via libera agli arresti: una frase che chiama in causa la giunta guidata dall'allora governatore Roberto Formigoni.

Agli atti dell'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo e dai pm Antonio D'Alessio e Paola Pirotta, c'è un'email del dicembre del 2008, il cui testo è stato sequestrato dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza nell'ufficio del responsabile ufficio gare Pier Paolo Perez nell'ottobre del 2012. Nel testo, l'avvocato Leo "riferiva" a Rognoni "l'esito di una riunione che si era tenuta in Regione Lombardia nella quale era stato affrontato proprio l'argomento delle consulenze legali che Ilspa (Infrastrutture Lombarde, ndr) si avviava a conferire" a beneficio di una serie di professionisti.

"Caro Antonio - scrive Leo - alla riunione erano presenti: Zucaro, Vivone, Colosimo, Sala". I primi due erano all'epoca due avvocati dell'ufficio legale del Pirellone, il terzo un dirigente regionale del settore acquisti e contratti. Maurizio Sala, infine, chiarisce il giudice, era "dirigente dell'unità organizzativa normativa e amministrativa della Regione". Circostanza da cui "emerge - prosegue il gip - che l'attività di controllo è stata svolta dall'organismo di controllo interno della Regione nel mese di febbraio del 2008".

Pierangelo Daccò (oltre alla condanna per il San Raffaele è stato rinviato a giudizio per il caso Maugeri assieme a Formigoni), avrebbe avuto anche "un certo ascendente" in Infrastrutture Lombarde. Secondo il giudice "non è affatto improbabile" che Daccò "potesse avere un certo ascendente pure in Ilspa visti i contenuti di un'intercettazione telefonica" del 24 aprile del 2012, "registrata sull'utenza cellulare in uso" a Pier Paolo Perez, responsabile dell'ufficio gare e appalti della società, finito anche lui in carcere.

Nell'ordinanza il gip riporta tutti quei "comportamenti di favore assicurati per lungo tempo" da Rognoni "alla società Poliedrika srl delle sorelle Erica e Monica Daccò", figlie del faccendiere. Nella telefonata dell'aprile 2012, spiega il gip, Perez "conversa" con tale Cristina Dall'Orto "della decisione di Rognoni di affidare a un nuovo consulente esterno la realizzazione del nuovo sito internet della società". I due ironizzavano, chiarisce il gip, "sul fatto che il precedente affidatario sarebbe stato 'portato' in Ilspa dai Daccò e che, per tale motivo, il motivo di cambiar consulente avrebbe potuto ingenerare il pensiero che fosse opportuno 'cancellare' quanto prima ogni traccia che potesse eventualmente ricondurre a loro". E ciò perchè in quei giorni emergevano sulla stampa dettagli sull'inchiesta Maugeri.

Dopo la riunione al Pirellone, Rognoni, secondo l'accusa, in relazione all'affidamento "degli incarichi di consulenza legale", avrebbe deciso di fare un "avviso pubblico", ma sarebbe stato soltanto "l'ennesimo malizioso espediente per poter continuare a gestire tranquillamente gli affidamenti a favore dei medesimi professionisti". Sala, scriveva Leo nella mail a proposito della riunione in Regione per risolvere la questione, "vorrebbe scrivere anche una frase in cui si dice che Ilspa non ha personale assunto in grado di svolgere il lavoro affidato all'esterno". I documenti sequestrati (c'è anche una mail del febbraio 2008) denotano per il gip la consapevolezza "di tutte le parti in causa di agire in un ambito di diffusa illegalità, compresi i vertici della Regione Lombardia".
 

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