Sul fine vita il Parlamento continua a muoversi tra rinvii e divisioni, mentre le Regioni iniziano a costruire percorsi autonomi per dare applicazione concreta alle sentenze della Corte Costituzionale. Il tema approderà in Aula al Senato il prossimo 3 giugno, salvo un’intesa dell’ultimo minuto su un testo condiviso. Sul tavolo restano due proposte: quella delle opposizioni, firmata dal senatore Pd Alfredo Bazoli, e quella della maggioranza sottoscritta da Pierantonio Zanettin e Ignazio Zullo.
Nel frattempo prosegue anche la mobilitazione dell’Associazione Luca Coscioni, che ha rilanciato la raccolta firme per una nuova proposta di legge regionale sul fine vita. Sullo sfondo resta il caso della Toscana, dove dal 2025 esiste una legge regionale sul suicidio assistito e dove nei giorni scorsi una donna affetta da una malattia neurodegenerativa ha ottenuto l’accesso alla procedura dopo un lungo contenzioso amministrativo.
Le linee guida predisposte dalla Lombardia
La novità politica più rilevante arriva però dalla Lombardia. Come riportato da Il Domani, l’assessorato al Welfare guidato da Guido Bertolaso ha predisposto un vademecum operativo destinato a ospedali, Ats e pazienti che chiedono l’accesso alla morte medicalmente assistita.
Il documento, ancora in fase di perfezionamento ma già condiviso con i capigruppo del centrodestra regionale, stabilisce che la domanda dovrà essere presentata direttamente dal paziente all’Asst o all’Ats competente. Successivamente un Collegio di valutazione avrà fino a 145 giorni di tempo per esprimersi. L’autorizzazione potrà arrivare solo in presenza dei requisiti indicati dalla Consulta nella sentenza 242 del 2019: irreversibilità della patologia, sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e piena capacità di assumere decisioni consapevoli e autonome. Prima del via libera il paziente dovrà inoltre essere informato sulle alternative offerte dalle cure palliative. Il farmaco letale verrebbe fornito dal Servizio sanitario nazionale e potrà essere autosomministrato a casa o in ospedale.
Fontana difende Bertolaso: “Così tuteliamo i dirigenti”
Le linee guida hanno però aperto un nuovo fronte politico nella maggioranza lombarda. Il governatore Attilio Fontana ha difeso apertamente l’iniziativa di Bertolaso, spiegando che l’obiettivo è “tutelare il lavoro serio e sereno dei nostri dirigenti”.
“Non abbiamo fatto altro che esplicitare, in parole semplici ed in comportamenti chiari, quello che la Corte Costituzionale dice debba essere fatto a favore dei nostri cittadini”, ha dichiarato Fontana, ricordando anche il precedente dell’ex dirigente regionale Carlo Lucchina, coinvolto in vicende giudiziarie legate all’applicazione delle norme sul fine vita. Secondo il presidente lombardo “il percorso è già completato” e le linee guida verranno inviate ai direttori delle Asst affinché sappiano “come comportarsi nel rispetto di quella che è l’attuale situazione prevista dalle sentenze della Corte Costituzionale”.
Lega e Fratelli d’Italia all’attacco
Ma proprio il metodo scelto da Bertolaso ha riacceso le tensioni nel centrodestra. Il vademecum, essendo un atto amministrativo dell’assessore, non è infatti passato dal Consiglio regionale, evitando un confronto politico diretto in Aula.
Nella Lega le posizioni restano articolate. Una parte del gruppo consiliare ha preso atto del “percorso tecnico avviato”, ma diversi esponenti del Carroccio ribadiscono che il tema “non può essere affrontato con percorsi differenti da Regione a Regione”. Ancora più netta la posizione di Fratelli d’Italia. Il consigliere regionale Matteo Forte parla di “errore politico”, sostenendo che senza una legge nazionale “si rischia di creare disparità di trattamento nel territorio nazionale andando incontro a un federalismo della morte”.
Le critiche si intrecciano anche con quanto accaduto nel novembre 2024, quando il Consiglio regionale aveva approvato una pregiudiziale di costituzionalità contro la proposta di legge regionale promossa dall’Associazione Luca Coscioni, sostenendo che il tema fosse di esclusiva competenza parlamentare.
I limiti del vademecum lombardo secondo Cappato
Uno scenario che, secondo i promotori della legge popolare, sarebbe stato superato dalla stessa Corte Costituzionale. Nel 2025 la Consulta ha infatti chiarito che le Regioni, nell’ambito delle competenze sanitarie, possono disciplinare modalità e tempi di accesso alle procedure. “Se non fosse competenza regionale, Bertolaso starebbe semplicemente compiendo un abuso”, osservano Marco Cappato e Cristiana Zerosi. I due esponenti dell’associazione sottolineano però anche i limiti del vademecum lombardo: “Le linee guida hanno valore non vincolante per le strutture sanitarie, mentre una legge riconosce un diritto ai pazienti”. E criticano anche i tempi previsti: “Cinque mesi per rispondere alle richieste non sono accettabili per persone in condizioni di sofferenza insopportabile”.

