Milano si è stretta attorno al ricordo di don Antonio Mazzi, il sacerdote, educatore e fondatore della Comunità Exodus scomparso lo scorso 31 luglio all’età di 96 anni. Nel pomeriggio di oggi, lunedì 3 agosto, una folla commossa ha riempito la basilica di Sant’Ambrogio per l’ultimo saluto, mentre fuori dalla chiesa è stato affisso un maxi striscione con la sua immagine e una delle sue frasi più celebri: “I sogni sono sempre giovani”.
In occasione delle esequie, il sindaco Beppe Sala ha proclamato il lutto cittadino. Tra i banchi della basilica, presieduta per l’occasione dal vicario generale Franco Agnesi (in vece dell’arcivescovo Mario Delpini, attualmente in missione in Brasile), si sono radunate centinaia di persone, compresi moltissimi giovani della comunità con indosso magliette simbolo del pensiero del sacerdote, come “C’è un tempo per nascere e un tempo per rinascere”.
L’omelia e la “preghiera del ciao”: “Non era solo un saluto, era il suo Vangelo”
Particolarmente toccante è stata l’omelia pronunciata da don Massimiliano Parrella: “C’è una parola che risuona in questa abbazia e che don Antonio apprezzava: è ‘ciao’. Oggi qui comprendiamo che quel ciao non era una semplice parola, era il riassunto del suo Vangelo. Dietro quel ciao c’era tutto: il detenuto che non voleva più il suo futuro, l’operatore, il tossicodipendente, un Dio che non chiude mai la porta a nessuno. Oggi non ti salutiamo guardando indietro, ma guardando avanti perché il tuo ciao non chiude una storia, ma ne apre infinite altre”.
All’uscita dalla basilica sono stati inoltre distribuiti dei volantini con il testamento spirituale del religioso, una vera e propria “preghiera del ciao” destinata a essere scritta anche sulla sua tomba: “Il ciao è leggero come un bacio, è dolce come un cioccolatino, è fraterno come un abbraccio. È tutto e niente, laico e religioso. Il ciao lo voglio scritto sulla mia tomba perché dice, con quattro lettere, chi sono, cosa ho fatto e cosa farò. Signore, ciao!”.
L’omaggio del mondo dello sport e dello spettacolo: “Per me un secondo papà”
Numerose le personalità del mondo delle istituzioni, dello sport e dello spettacolo che hanno voluto rendere omaggio al sacerdote. Tra i primi ad arrivare in basilica Giuseppe Marotta, presidente dell’Inter, che ha ricordato con profondo affetto l’operato del religioso: “Don Mazzi ha interpretato il vero valore cristiano del perdono ed è sempre riuscito ad accompagnare coloro che sono caduti e metterli sulla retta via. È una persona a cui dobbiamo tanta riconoscenza e che ci dobbiamo sempre portare nel cuore”.
Particolarmente toccante anche il ricordo di Lele Mora, arrivato tra i primi alle esequie: “Per me è stato un secondo papà, è stato una grande persona”. Tra i presenti anche il fondatore di Libera don Luigi Ciotti, l’europarlamentare Giorgio Gori e i rappresentanti del tifo organizzato con le corone di fiori inviate dalla Curva Sud e dallo storico gruppo musicale dei Pooh.
Prima dell’inizio della funzione, un commosso ricordo è arrivato anche da don Felice Riva, storico amico e confratello di Mazzi: “Ogni volta che recito la preghiera del Padre nostro, don Antonio mi ha insegnato che ci sono quattro ‘P’: Perdono, Pace, Pane e Padre”. Il funerale fa seguito alle migliaia di visite registrate nel corso del fine settimana presso la camera ardente allestita nella sede storica di Exodus al Parco Lambro, dove accanto al feretro sono stati adagiati i suoi storici elementi di vita: i sandali, il bastone da viandante e la Bibbia aperta sulla pagina della Pentecoste.

