Alberto Stasi lascia il carcere. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha accolto la richiesta della difesa e gli ha concesso l’affidamento in prova ai servizi sociali. La notizia, anticipata dal Tg La7, è stata confermata all’Ansa da fonti qualificate. Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi, era già in regime di semilibertà. La nuova decisione riguarda dunque il percorso di esecuzione della pena e consente il passaggio a una misura alternativa al carcere, secondo quanto previsto dall’ordinamento penitenziario. Stasi non tornerà a vivere a Garlasco, ma secondo quanto si apprende, si trasferirà in affitto in un paese del Milanese.
Sull’istanza presentata dai legali di Stasi la procura generale aveva espresso parere favorevole. Il Tribunale di Sorveglianza ha quindi disposto l’affidamento in prova, valutando il percorso del condannato e i presupposti richiesti per l’accesso alla misura. La decisione arriva in una fase in cui il caso Garlasco è tornato al centro dell’attenzione mediatica e giudiziaria per le nuove indagini della Procura di Pavia, che vedono indagato Andrea Sempio. Proprio per questo, viene precisato che il provvedimento su Stasi non è collegato agli sviluppi investigativi in corso.
La decisione su Stasi non ha nessun legame con la revisione del processo
La concessione dell’affidamento in prova, infatti, non ha alcuna connessione con l’eventuale procedimento di revisione del processo. La difesa di Stasi presenterà una specifica istanza, ma si tratta di un percorso giuridico distinto rispetto alla decisione assunta dal Tribunale di Sorveglianza. Da una parte, dunque, c’è la gestione dell’esecuzione della pena, con il passaggio dalla semilibertà all’affidamento in prova ai servizi sociali. Dall’altra resta il possibile fronte della revisione, che dovrà seguire tempi e valutazioni autonome. Due piani diversi, anche se inevitabilmente destinati a sovrapporsi nel racconto pubblico di una vicenda che, a distanza di anni, continua a riaprire interrogativi e attenzione.

