Una decina di righe scritte a mano, correzioni su una bozza della richiesta di archiviazione di Andrea Sempio e un fascicolo conservato in un reparto che non aveva la delega investigativa sul caso. È il nuovo elemento emerso nell’ambito delle indagini riaperte sull’omicidio di Chiara Poggi. Il documento è stato trovato nell’ottobre scorso dagli investigatori della Procura di Pavia all’interno di un fascicolo del Nucleo informativo dei carabinieri di Pavia. Quel reparto, però, non si occupò formalmente delle prime indagini svolte tra il 2016 e il 2017 nei confronti di Sempio, amico del fratello della vittima.
La bozza dell’archiviazione e le correzioni poi recepite. Alberto Stasi chiamato Andrea
Secondo quanto emerso, nel fascicolo sarebbe stata trovata una bozza della richiesta di archiviazione per Sempio con annotazioni manoscritte e un foglio spillato alla prima pagina contenente ulteriori appunti. Parte di quelle correzioni, prive di firma e data, sarebbe poi confluita nella versione definitiva dell’istanza depositata dai magistrati dell’epoca. Tra gli elementi segnalati dagli investigatori ci sarebbe anche un errore nel documento: Alberto Stasi viene indicato con il nome di Andrea. Ora gli inquirenti stanno cercando di chiarire chi abbia scritto quelle note e per quale motivo quel materiale fosse custodito negli uffici del Nucleo informativo.
L’esposto della madre di Stasi e l’origine dell’indagine del 2017
Negli appunti trovati si ricostruirebbe anche la nascita della prima inchiesta su Sempio. Nel testo si legge infatti che il procedimento “trae origine da un esposto a firma” della madre di Alberto Stasi, arrivato il 20 dicembre 2016 alla Procura generale di Milano e poi trasmesso a Pavia per competenza. “In tale esposto”, si legge ancora, venivano segnalati “indizi di colpevolezza per l’omicidio di Chiara Poggi a carico di soggetto diverso” da Stasi, “nella specie in Andrea Sempio”, sulla base di investigazioni difensive affidate a una società privata.
Il filone sulle fotografie degli atti in Procura
Dagli atti depositati con la chiusura delle nuove indagini emerge inoltre che i pm di Pavia, nell’ottobre scorso, avrebbero delegato i carabinieri a verificare l’eventuale presenza di documenti su Sempio negli uffici del Nucleo informativo. La verifica sarebbe nata dopo la scoperta che il 24 dicembre 2016, un giorno dopo l’apertura della prima indagine su Sempio, Maurizio Pappalardo — allora comandante del Nucleo informativo e recentemente condannato nel procedimento “Clean 2” — avrebbe fotografato alcuni atti dalla scrivania dell’allora procuratore aggiunto Mario Venditti.
Secondo la ricostruzione contenuta negli atti, Pappalardo lo avrebbe fatto dopo aver ricevuto “insistenti messaggi” da Antonio Scoppetta, maresciallo dei carabinieri a Pavia. Quelle fotografie non sarebbero mai state ritrovate. Gli investigatori avrebbero invece scoperto l’esistenza di un “fascicolo permanente” su Sempio aperto il 25 marzo 2017, pochi giorni dopo l’archiviazione della prima indagine.
Gli atti trasmessi a Brescia
La Procura di Pavia ha trasmesso tutta la documentazione ai magistrati di Brescia, che stanno già lavorando sul filone relativo alla presunta corruzione in atti giudiziari legata al caso Garlasco. Gli accertamenti, spiegano gli inquirenti, sono ora concentrati sull’identificazione dell’autore delle annotazioni manoscritte trovate nella bozza dell’archiviazione.

