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Garlasco, la lunga marcia dei pm verso il processo a Sempio: dieci mosse per riscrivere la storia dell’assassinio di Chiara Poggi

Dalla riapertura dell’indagine nel gennaio 2025 al nuovo capo d’accusa: il Dna, l’impronta 33, le telefonate, lo scontrino. Infine, il movente sessuale e l’imminente richiesta di rinvio a giudizio

Garlasco, la lunga marcia dei pm verso il processo a Sempio: dieci mosse per riscrivere la storia dell’assassinio di Chiara Poggi
Garlasco: Andrea Sempio e Chiara Poggi

La nuova inchiesta sul delitto di Garlasco ha ormai superato il punto di non ritorno. Con l’invito a comparire notificato ad Andrea Sempio per il prossimo 6 maggio, la Procura di Pavia ha messo nero su bianco la propria ricostruzione: non più un omicidio in concorso con Alberto Stasi o con ignoti, ma un delitto attribuito al solo Sempio, aggravato da crudeltà e motivi abietti. È il passaggio cruciale di un percorso iniziato formalmente il 23 gennaio 2025, quando il gip del Tribunale di Pavia ha autorizzato la riapertura delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella villetta di via Pascoli il 13 agosto 2007. Allora Sempio era stato iscritto per omicidio in concorso con “altri soggetti o con Alberto Stasi”, già condannato in via definitiva a 16 anni di carcere.

Da quel momento è cominciata la lunga marcia dei pm pavesi: un anno e più di accertamenti, consulenze, convocazioni, incidenti probatori, smentite, ipotesi e nuove contestazioni. Fino all’attuale scenario: la Procura sembra avviata verso la chiusura delle indagini e, salvo colpi di scena, verso una possibile richiesta di rinvio a giudizio. Ricostruiamo la vicenda attraverso dieci passaggi chiave.

La prima mossa: la riapertura del fascicolo e il Dna di Sempio

La svolta pubblica arriva l’11 marzo 2025, quando emerge che Andrea Sempio, la cui posizione era già stata archiviata nel 2017, è stato chiamato a sottoporsi al prelievo coattivo del Dna. L’operazione viene eseguita il 13 marzo. È il primo atto visibile della nuova indagine. Il cuore dell’accertamento riguarda il materiale genetico individuato sotto le unghie di Chiara Poggi. Secondo l’impostazione della Procura, quel profilo, già oggetto di valutazioni negli anni precedenti, potrebbe assumere oggi un significato diverso grazie alle nuove tecniche di analisi.

Il punto è decisivo: il Dna riconducibile alla linea paterna di Sempio, se confermato come compatibile con quello rinvenuto sulle unghie della vittima, può essere letto dagli inquirenti come possibile traccia dell’aggressore. La difesa, invece, insiste sulla possibilità di un trasferimento indiretto o di una contaminazione, anche alla luce della frequentazione della casa da parte di Sempio come amico di Marco Poggi.

L’incidente probatorio e la scelta dei periti

Il 20 marzo 2025 la Procura di Pavia, guidata da Fabio Napoleone, comunica la richiesta di incidente probatorio. Il gip accoglie l’istanza e fissa una prima udienza per il 9 aprile, giorno in cui, per coincidenza, Alberto Stasi ottiene dal Tribunale di Sorveglianza la semilibertà. La procedura però subisce uno slittamento per la ricusazione del perito Emiliano Giardina. Il 16 maggio vengono nominati la genetista Denise Albani e il dattiloscopista Domenico Marchigiani. È un passaggio tecnico, ma anche strategico: da quel momento la nuova indagine si concentra su due pilastri, il Dna e le impronte.

L’obiettivo dei pm è verificare se elementi rimasti per anni marginali o controversi possano oggi essere letti in modo diverso. Non una semplice rilettura del vecchio fascicolo, ma un tentativo di costruire una nuova traiettoria probatoria.

Le persone informate sui fatti e il ritorno dei protagonisti

Parallelamente agli accertamenti tecnici, la Procura convoca diverse persone informate sui fatti. Il 28 aprile, nella caserma di via Moscova a Milano, Daniela Ferrari, madre di Andrea Sempio, si avvale della facoltà di non rispondere e viene colta da malore. Il 20 maggio vengono convocati in contemporanea Andrea Sempio, Alberto Stasi e Marco Poggi. Sempio non si presenta per un vizio di forma. Stasi viene ascoltato in Procura a Pavia, mentre Marco Poggi viene sentito a Venezia. È il momento in cui il caso torna pienamente al centro dell’attenzione mediatica. La Procura mantiene un profilo pubblico molto prudente, limitandosi a pochi comunicati stampa, spesso più orientati a smentire indiscrezioni che a fornire dettagli. Ma intanto l’indagine procede e comincia a delineare un cambio di scenario.

Quarta mossa: l’impronta 33, da reperto laterale a possibile prova chiave

La vera svolta arriva con la cosiddetta “impronta 33”. Repertata nel 2007 sulla parete delle scale che conducono alla cantina della villetta di via Pascoli, era stata a lungo considerata di scarsa utilità. Si trova all’altezza del terzo gradino dall’alto, mentre il corpo di Chiara Poggi venne trovato più in basso, sulle scale. Secondo la nuova consulenza disposta dalla Procura, quell’impronta palmare sarebbe attribuibile ad Andrea Sempio per la corrispondenza di 15 minuzie dattiloscopiche, tre in più delle dodici considerate sufficienti per una coincidenza. È qui che la nuova indagine compie un salto: l’impronta non viene più considerata un segno occasionale, ma un possibile elemento dinamico della scena del crimine. Per la Procura, potrebbe essere stata lasciata dall’assassino mentre si muoveva sulle scale dopo l’aggressione.

La difesa di Sempio contesta questa lettura e sostiene che l’impronta possa essere stata lasciata in un momento precedente, durante le frequentazioni della villetta con Marco Poggi. Lo stesso Sempio, già nel 2020, aveva spiegato: “Probabile che ci siano mie impronte, ero lì fino a pochi giorni prima. L’unica stanza in cui non sono mai entrato è la camera dei genitori”.

Il sangue, la ninidrina e lo scontro tra consulenti

Sull’impronta 33 si apre anche un confronto tecnico sulla sua natura. Secondo alcune consulenze, la colorazione rossa dell’impronta, emersa dopo il trattamento con ninidrina, potrebbe indicare la presenza di materiale biologico. Per altri consulenti, invece, quella colorazione sarebbe compatibile con l’effetto del reagente e non dimostrerebbe la presenza di sangue. Già nel 2007 il reperto era stato sottoposto ad analisi: il combur test aveva dato esito dubbio, mentre l’Obti test aveva escluso la presenza di materiale ematico. Inoltre, una parte dell’impronta era stata asportata grattando l’intonaco con un bisturi sterile, ma quella porzione risulterebbe oggi non più disponibile perché interamente utilizzata nelle prime analisi.

È un nodo delicato. Se l’impronta fosse stata insanguinata, la sua collocazione temporale sarebbe molto più forte. Se invece fosse priva di sangue, diventa più complesso stabilire se sia stata lasciata il giorno del delitto o in precedenza. Ma per la Procura, il dato dattiloscopico resta comunque centrale.

La nuova mappatura della villetta e la scena del crimine

Il 9 giugno 2025 gli esperti del Ris di Cagliari entrano nella villetta di via Pascoli per una nuova mappatura tridimensionale. La consulenza viene consegnata il 16 settembre e resta secretata. La scelta indica la volontà degli inquirenti di ricostruire la scena non solo attraverso i reperti, ma anche attraverso la dinamica spaziale dell’aggressione. Scale, pareti, traiettorie, posizione del corpo, eventuali movimenti dell’assassino: tutto torna sotto osservazione.

Settima mossa: la spazzatura, il Fruttolo e la cannuccia dell’Estathé

L’incidente probatorio non riguarda solo Dna e impronte. Per la prima volta viene analizzata anche la spazzatura trovata nella villetta il giorno dell’omicidio e sequestrata dopo mesi, quando l’abitazione era già stata riconsegnata alla famiglia Poggi. Gli accertamenti riguardano un piattino di plastica, due vaschette vuote di Fruttolo, un contenitore vuoto di Estathé con cannuccia, la plastica della confezione del Fruttolo, un sacchetto usato come pattumiera, altri sacchetti utilizzati per le operazioni di ispezione e repertamento, oltre a un sacchetto contenente cereali.

Il risultato non produce una svolta autonoma. Sulla cannuccia dell’Estathé viene individuato un profilo genetico parziale e degradato riconducibile alla componente allelica di Alberto Stasi. Sugli altri oggetti emerge materiale biologico di Chiara Poggi. Il dato non cambia da solo la storia processuale: Stasi aveva sempre dichiarato di essere stato a casa della fidanzata la sera del 12 agosto. Il nodo, semmai, sarebbe capire quando avesse bevuto quell’Estathé: la sera precedente o la mattina del delitto. Ma datare la consumazione è impossibile.

Il Dna sulle unghie e i limiti della prova genetica

Il passaggio più atteso dell’incidente probatorio riguarda il materiale genetico sotto le unghie di Chiara. La perita Denise Albani conferma la presenza di un profilo compatibile con la linea paterna di Andrea Sempio, ma il dato resta tecnicamente complesso. Non si parla infatti di un Dna completo, ma di cromosoma Y, quindi di una linea maschile familiare. Inoltre, la stessa perizia evidenzia limiti significativi. Nel testo citato da Fanpage si legge: “Nel caso di specie si tratta di aplotipi misti parziali per i quali non è possibile stabilire con rigore scientifico: se provengano da fonti del DNA depositate sotto o sopra le unghie della vittima e, nell’ambito della stessa mano, da quale dito provengano; quali siano state le modalità di deposizione del materiale biologico originario; perché ciò si sia verificato (per contaminazione, per trasferimento avventizio diretto o mediato); quando sia avvenuta la deposizione del materiale biologico”.

Albani aggiunge che le strategie analitiche adottate nel 2014 “hanno di fatto condizionato le successive valutazioni” perché non hanno consentito di ottenere esiti replicati e quindi un risultato certamente affidabile e consolidato. Per la Procura, però, quel Dna è un elemento da inserire in un quadro più ampio. Non l’unica prova, ma una tessera insieme a impronta 33, telefonate, scontrino e movente. Per la difesa, invece, resta un dato fragile, non databile e non sufficiente a collocare Sempio sulla scena del delitto al momento dell’omicidio.

Le telefonate, lo scontrino e l’alibi sotto osservazione

Tra gli elementi valorizzati dai pm ci sono anche le tre telefonate effettuate da Sempio verso casa Poggi nei giorni precedenti il delitto, quando Marco e i genitori erano in vacanza. Sempio ha sempre sostenuto di aver chiamato per cercare l’amico Marco e di non sapere con precisione che fosse partito. Per gli investigatori, quelle chiamate sarebbero invece sospette. Il tema è semplice: perché chiamare casa Poggi se Marco non era più lì? E perché farlo proprio nei giorni in cui Chiara era sola nella villetta?

Altro punto è lo scontrino del parcheggio di Vigevano del 13 agosto 2007, indicato in passato come elemento utile all’alibi di Sempio. Secondo la nuova lettura degli inquirenti, quello scontrino non sarebbe idoneo a escludere la presenza dell’indagato a Garlasco. Anzi, viene letto come un possibile tentativo di costruire una giustificazione a posteriori. La difesa respinge questa impostazione. L’avvocato Liborio Cataliotti ha spiegato che, “quandanche fosse un alibi, è un mero indizio e non una prova”. Anche qui, la distanza tra accusa e difesa resta netta: per la Procura è una tessera del mosaico, per i legali è un elemento insufficiente e interpretabile in modo diverso.

La decima e ultima mossa: dall’omicidio in concorso al “solo Sempio”, con movente sessuale

La novità più rilevante dell’invito a comparire del 6 maggio è il cambio del perimetro accusatorio. Sempio non è più indicato come concorrente con Stasi o con ignoti. Secondo la Procura, sarebbe l’unico autore dell’omicidio. È un passaggio grandemente significativo, perché si innesta su una sentenza definitiva che ha condannato Alberto Stasi come unico responsabile del delitto. Per sostenere questa nuova ipotesi, i pm devono quindi costruire un quadro capace non solo di reggere contro Sempio, ma anche di aprire il tema della revisione della condanna di Stasi.

La difesa di Sempio ha colto immediatamente il punto. Angela Taccia e Liborio Cataliotti ricordano che il loro team ha “sempre sostenuto che l’assassino” di Chiara Poggi fosse “uno”. Ma contestano radicalmente che quell’unico autore possa essere Sempio. Taccia parla di imputazione “elastica e mutevole”, ancora collocata nella fase delle indagini preliminari. E aggiunge: “Quello che ci ha lasciato abbastanza basiti è il fatto che non solo è stato tolto il concorso, ma quello era abbastanza prevedibile, ma è stata aggiunta pure l’aggravante della crudeltà, che era stata tolta a Stasi. Non si capisce come mai dopo 19 anni, mentre le ferite rimangano quelle inevitabilmente, viene aggiunta quell’aggravante, tecnicamente non lo capiamo”.

Secondo la Procura, Sempio avrebbe ucciso Chiara Poggi perché la giovane avrebbe respinto un suo approccio sessuale. Il delitto sarebbe stato commesso “per motivi abietti, riconducibili all’odio per la vittima a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale”. Nell’atto, i pm descrivono una dinamica di estrema violenza: una lite, una colluttazione, almeno dodici colpi al cranio e al volto, il trascinamento verso la cantina, il corpo spinto sulle scale e ulteriori colpi alla nuca quando la vittima era già incosciente. Da qui la contestazione dell’aggravante della crudeltà, motivata dall’“efferatezza dell’azione omicidiaria per il numero e l’entità delle ferite inferte alla vittima”.

Sempio respinge con forza il movente. Tramite la legale Angela Taccia fa sapere di non riuscire “a capacitarsi” di questa ipotesi: “Ma se io non avevo rapporti con questa ragazza, rapporti nel senso sociale, non si capisce da dove deducano un movente sessuale”. E ancora, secondo la difesa, Sempio “non la frequentava, non la vedeva spesso, anzi, quando lui andava in casa, Chiara Poggi era a lavorare”.

La Procura verso la chiusura delle indagini: un finale ancora da scrivere

A questo punto il percorso appare tracciato. La Procura di Pavia ha lavorato per oltre un anno su una nuova lettura del delitto: Dna, impronta, scena del crimine, telefonate, scontrino, consulenze medico-legali e possibile movente. Ora chiede di interrogare Sempio perché ritiene quell’atto necessario al “proseguimento delle indagini preliminari”.

La chiusura del fascicolo dovrebbe consentire alle parti di conoscere finalmente l’intero materiale raccolto. Solo allora sarà chiaro se la Procura chiederà il rinvio a giudizio o se, nonostante il nuovo capo d’accusa, il procedimento imboccherà un’altra strada. Il 6 maggio, dunque, il nuovo interrogatorio. Poi il probabile rinvio a giudizio. Il punto giudiziario, però, resta tutto da dimostrare in un eventuale processo. Dop diciannove anni di indagini, sentenze, perizie, dubbi, memorie difensive, risuona più forte che mai la domanda: chi ha ucciso Chiara Poggi?