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Garlasco, le scioccanti frasi della madre di Sempio: “Maledetta Chiara, i Poggi e chi non li fa morire”

Le parole di Daniela Ferrari nelle intercettazioni dell’autunno 2025. Gli sfoghi su Chiara Poggi e la sua famiglia, ma anche i dubbi su Garofano, l’impronta 33 e le misurazioni sul figlio Andrea

Garlasco, le scioccanti frasi della madre di Sempio: “Maledetta Chiara, i Poggi e chi non li fa morire”

Parole durissime, destinate inevitabilmente a far discutere, quelle attribuite a Daniela Ferrari, madre di Andrea Sempio, nelle intercettazioni effettuate nell’abitazione della famiglia durante la nuova fase dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. A riportare alcuni passaggi delle conversazioni captate è Il Giornale. In una delle registrazioni dell’autunno 2025, Ferrari si lascia andare a uno sfogo contro Chiara e la famiglia Poggi: “Maledetta Chiara, i Poggi e il porco (bestemmia) che non li fa morire… maledetta”.

Una frase scioccante, soprattutto perché pronunciata nei confronti di una ragazza uccisa a 26 anni e dei suoi familiari. Ma che va anche collocata nel contesto in cui viene pronunciata: è lo sfogo privato di una madre che da oltre un anno vede il figlio nuovamente al centro di una fortissima esposizione mediatica e accusato di un delitto terribile del quale Andrea Sempio continua a professarsi innocente. Un contesto che può aiutare a comprendere la tensione che emerge dalle conversazioni, senza naturalmente cancellare la durezza delle parole utilizzate.

Le conversazioni in casa Sempio: “Io non avevo chiavette”

Dalle intercettazioni emergono anche le continue discussioni familiari sugli sviluppi dell’inchiesta e sugli accertamenti compiuti dagli investigatori. In una conversazione del 2 novembre 2025, Giuseppe Sempio affronta con il figlio il tema di una chiavetta informatica, della quale non ricorda con certezza l’eventuale presenza nel computer. Andrea reagisce con decisione: “No ma io non avevo chiavette”. Per poi precisare: “Cioè chiavette… riferito a chi? Non lo so… non ne avevo una di chiavetta”. È uno dei tanti frammenti che restituiscono il clima vissuto all’interno dell’abitazione mentre la nuova indagine della Procura di Pavia tornava a concentrarsi sul 38enne.

La madre di Sempio e i dubbi su Garofano e Tizzoni

Particolarmente interessanti sono anche le considerazioni di Daniela Ferrari sulle persone coinvolte negli accertamenti scientifici. Nel settembre 2025, secondo la sintesi effettuata dai carabinieri e riportata dal Giornale, la donna sostiene che Luciano Garofano e Gianfranco Tizzoni avrebbero “paura che esca fuori un’altra verità rispetto alla colpevolezza di Stasi” e si domanda perché dovrebbero essere preoccupati se fossero certi della correttezza di quanto fatto all’epoca. Si tratta, naturalmente, delle considerazioni personali della madre di Sempio e non di elementi accertati dagli investigatori. Il passaggio è però significativo perché mostra quali fossero, già in quella fase, i dubbi e le tensioni maturati nella famiglia intorno agli sviluppi della nuova inchiesta.

“L’impronta 33 non c’entra niente”

Ferrari torna poi sul lavoro dei consulenti e sull’incidente probatorio, contestando in particolare l’attenzione riservata all’impronta 33. “Non è normale che se tu sei stato assunto da me, per difendere me, mi obblighi a dire o metti dentro delle cose che vogliono Tizzoni e Capra nell’incidente probatorio”, afferma. Quindi il riferimento all’impronta: “L’impronta 33 non c’entra niente perché mio figlio è accusato sul Dna”.

Le misurazioni su Andrea: “Vent’anni dopo e venti chili in più”

Un altro sfogo riguarda gli accertamenti antropometrici eseguiti su Andrea Sempio. Nell’ottobre 2025 Ferrari contesta l’utilità di confrontare le caratteristiche fisiche attuali del figlio con quelle che aveva all’epoca dell’omicidio. “Ma perché non gliele avete prese a Stasi?”, dice. E ancora: “A mio figlio gli prendete le misure venti anni dopo… venti anni dopo che è venti chili in più“. Secondo la madre, l’unico dato rimasto sostanzialmente invariato sarebbe il numero di scarpe: “L’unica cosa che gli è rimasta uguale all’epoca è il numero di scarpe che aveva il 44 all’epoca e ce l’ha ancora adesso”.