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Ghiacciai in sofferenza, dal Monte Bianco ai Forni: al via tre giorni di rilievi sulle Alpi lombarde

La Carovana dei ghiacciai arriva in Alta Valtellina con ricercatori e tecnici delle università milanesi. Sul Miage persi in media 15 metri di spessore in 6 anni

Ghiacciai in sofferenza, dal Monte Bianco ai Forni: al via tre giorni di rilievi sulle Alpi lombarde

Il termometro dei ghiacciai alpini si sposta in Lombardia. Dal 24 al 26 agosto la Carovana dei ghiacciai 2026, la campagna di Legambiente realizzata con CIPRA Italia e con la partnership scientifica della Fondazione Glaciologica Italiana, fa tappa in Alta Valtellina, sul ghiacciaio dei Forni, il secondo apparato glaciale italiano per estensione, nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio.

La missione arriva subito dopo la tappa sul versante italiano del Monte Bianco, dove i dati raccolti restituiscono la misura della trasformazione in corso: il ghiacciaio del Miage ha perso in media 15 metri di spessore in sei anni. Numeri che mostrano come il monitoraggio delle masse glaciali sia ormai non soltanto una questione scientifica, ma anche un tema di sicurezza per territori e comunità alpine.

Tre giorni in Valfurva, dai confronti ai rilievi sul ghiacciaio

Il programma lombardo si apre a Santa Caterina Valfurva con un incontro dedicato al rapporto tra turismo, natura e territorio, ospitato al centro visitatori. Martedì 25 agosto la partenza dal Rifugio dei Forni porterà i partecipanti lungo il sentiero glaciologico “Stoppani Desio”, insieme ai tecnici del Servizio Glaciologico Lombardo e dell’Università degli Studi di Milano, per effettuare le misurazioni sul fronte glaciale. Nel pomeriggio è previsto anche un flash mob ai piedi del ghiacciaio. Mercoledì 26 agosto, alle 11, la conferenza stampa conclusiva al Museo MVSA di Sondrio farà il punto sui dati aggiornati e sullo stato di salute del bacino.

Le università milanesi in prima linea sul monitoraggio

Dietro le rilevazioni c’è una rete scientifica che ha un forte legame con Milano. Valter Maggi, presidente della Fondazione Glaciologica Italiana e docente all’Università di Milano-Bicocca, è tra gli esperti che hanno tracciato il bilancio della precedente tappa in Valle d’Aosta. “La visita al Planpincieux ha offerto una testimonianza diretta di come i cambiamenti climatici stiano accelerando il ritiro dei ghiacciai alpini“, ha osservato Maggi, sottolineando come il monitoraggio rappresenti una responsabilità concreta verso le comunità che vivono in territori sottoposti a trasformazioni sempre più rapide.

Monte Bianco, il Miage ha perso 15 metri di spessore

Uno dei dati più significativi raccolti dalla Carovana arriva dalla Val Veny. Dal 2020 a oggi il ghiacciaio del Miage si è abbassato in media di circa 15 metri, l’equivalente dell’altezza di un edificio di cinque piani, con la perdita di volume concentrata soprattutto nel settore terminale. Anche il paesaggio intorno alla lingua glaciale sta cambiando rapidamente: aumentano le colate detritiche, le morene si deformano, alcuni larici cedono e nelle conche lasciate libere dal ghiaccio compaiono nuovi specchi d’acqua. Ondate di calore ed eventi meteorologici estremi stanno accelerando processi che in passato si sviluppavano nell’arco di decenni.

Planpincieux, movimenti fino a 2 metri al giorno

Sopra la Val Ferret, il ghiacciaio del Planpincieux resta uno dei casi più delicati dell’arco alpino occidentale. Nei periodi di maggiore criticità estiva la massa glaciale può muoversi verso valle fino a due metri nelle 24 ore, soglia raggiunta quest’anno già nel mese di luglio, con le temperature elevate indicate tra le cause più probabili dell’accelerazione. Dal 2019 il fronte è sorvegliato dalla Fondazione Montagna sicura insieme alla Regione autonoma Valle d’Aosta attraverso un doppio sistema radar. La strada della Val Ferret è stata chiusa più volte in presenza di un aumento del rischio di distacco.

Dal Monte Bianco il richiamo a una gestione europea del rischio

Sul sentiero che conduce al Rifugio Bertone, la Carovana ha srotolato uno striscione per chiedere una governance europea dei ghiacciai, accompagnato dall’arpa di Valerio Zanchetti. All’iniziativa hanno partecipato anche una trentina di studenti provenienti da diversi Paesi e impegnati nelle Olimpiadi Internazionali di Scienza della Terra, IESO 2026.

Tra i casi richiamati dagli esperti c’è quello di Blatten, nel Canton Vallese, dove il villaggio era stato evacuato dieci giorni prima del crollo del ghiacciaio di Birch grazie al monitoraggio costante della parete e della massa glaciale. “Il massiccio del Monte Bianco è un luogo dove gli effetti dei cambiamenti climatici sono particolarmente evidenti”, ha dichiarato Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di CIPRA Italia. “Insieme al ghiaccio stanno cambiando anche le condizioni di sicurezza per le comunità che vivono e frequentano questi territori. Il rischio è un elemento con cui dobbiamo imparare a convivere, senza limitarci a subirlo”.

Un manifesto europeo per le Alpi che cambiano

La Carovana rilancia infine la richiesta di monitoraggi stabili, maggiori risorse per la ricerca, politiche di mitigazione e adattamento e un maggiore coinvolgimento delle comunità locali nella gestione del rischio. Sono i punti al centro del “Manifesto europeo per una governance dei ghiacciai e delle risorse connesse” e della piattaforma politico-culturale “Governare le Alpi che cambiano“, promossi da Legambiente, CAI, CIPRA e Fondazione Glaciologica Italiana. Dopo la tappa in Valtellina, la Carovana si sposterà in Friuli Venezia Giulia, sul Montasio, dal 26 al 29 agosto, per poi concludere il viaggio in Piemonte, sul ghiacciaio di Coolidge ai piedi del Monviso, dal 31 agosto al 3 settembre.