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Giuliano Pisapia pensa al proprio partito. Con Sel, arancioni e civici. Inside

Giuliano Pisapia pensa al proprio partito. Con Sel, arancioni e civici. Inside
renzi pisapia
Il sindaco di Milano, con i suoi fedelissimi, secondo rumors di Affaritaliani.it sta lavorando per unire gli arancioni, Sel e i civici di Ambrosoli e Castellano. Per un modello da esportare anche fuori dai confini di Milano per arginare lo strapotere del Pd… L’INSIDE DI AFFARITALIANI.IT

di Fabio Massa

I suoi fedelissimi ci stanno lavorando da tempo, ma nell’ultimo periodo c’è stata l’accelerazione decisiva. Giuliano Pisapia, sindaco di Milano, avrebbe deciso di avanzare una propria proposta politica. C’è chi, semplicisticamente, lo vorrebbe chiamare partito, ma è qualcosa di meno (da un punto di vista prettamente organizzativo) e qualcosa di più (in termini di elasticità dei confini). Secondo quanto può riferire Affaritaliani.it al lavoro ci sarebbero i vertici del Movimento arancione e quelli di Sel. A fare massa critica arriverebbero anche i civici che a livello lombardo sono guidati da Lucia Castellano, ex assessore e oggi consigliere regionale. Della partita sarebbe informata anche Lucia De Cesaris, vicesindaco e da sempre “delfina” del primo cittadino in ottica futura. Fuori invece la sinistra dura e pura, quella di Rifondazione Comunista, ad esempio, e quella Lista Tsipras che gli uomini di Pisapia in larga parte non hanno votato alle Europee, preferendo la proposta moderata e riformista di Renzi.

L’idea di Pisapia, secondo i rumors, parte dalla risposta alla domanda se a sinistra ci sia ancora oppure no spazio politico, malgrado il Pd di Renzi sia arrivato oltre quota 40 e in città al 44. La risposta pare essere sì, anche se i bene informati dicono che la definizione del progetto è all’80 per cento e non al 100 per cento. Insomma, può ancora cambiare tutto, ma la strada pare essere definita. Il “modello Milano”, che venne additato come vincente nel 2011, quando Pisapia aprì la strada agli arancioni (poi venne De Magistris e dopo ancora Marino), nell’ultimo periodo vive un’oggettiva difficoltà. I democratici avanzano imperiosi, e anche il tempo di Sel, come progetto politico, pare essere finito se non ci sarà un rinnovamento profondissimo. Ecco perché quindi unirsi sotto l’egida di Pisapia potrebbe essere un modo per uscire dalle secche, darsi una connotazione civica come fu con l’esperimento Ambrosoli ma anche “di sinistra”. E grazie a confini elastici riuscire ad essere un polo attrattivo. Il modello Milano, tra l’altro, sarà quello allargato di una provincia che diventa città metropolitana, della quale sindaco sarà proprio Pisapia.

Per il futuro, ovviamente, la ricetta potrebbe funzionare su scala nazionale. E pure in vista delle elezioni sotto la Madonnina, per le quali – come ha dichiarato ad Affaritaliani.it il segretario metropolitano del Pd Pietro Bussolati –  “se ci sarà Pisapia non ci saranno primarie”. Gli amici di Pisapia riferiscono che ci sta ancora pensando, sebbene pubblicamente (con un’intervista a Repubblica) abbia blindato l’opzione. Da una parte c’è la voglia di non mollare la barca in un momento di difficoltà. Dall’altra, a indurlo a lasciare potrebbero essere due diverse condizioni politiche. Da una parte l’insostenibilità della gestione finanziaria, nel caso di nuovi tagli da Roma (ad esempio, pare che nel bilancio di previsione ci siano 10 milioni di euro che “ballano” a causa della lettura eccessivamente ottimistica di risultanze da alcune tariffe, ma questo è un altro argomento). Dall’altra, paradossalmente, l’avanzata ulteriore del Partito Democratico. Ovviamente, in vista di un secondo mandato, sarebbe complicato imporre la propria idea a una corazzata che ha oltre il 40 per cento. E quindi, piuttosto che vivere sotto schiaffo, meglio non vivere da sindaco. Per questo la nuova formazione potrebbe essere propedeutica a smorzare lo strapotere Pd da una parte e ad avanzare, chissà, qualche candidatura non di nomenklatura piddina in caso di primarie (leggasi: De Cesaris).

@FabioAMassa