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Milano
Paolo Limonta

Visto negato per gli Usa al responsabile dell'Ufficio Relazioni con la città di palazzo Marino, Paolo Limonta. E' lo stesso Limonta, su Facebook, a ricostruire l'accaduto. "Mio figlio e i miei nipoti - scrive in un post il coordinatore dei comitati x Milano e 'animatore' della campagna elettorale di Giuliano Pisapia nel 2011 - stanno organizzando un viaggio negli Usa e vogliono che io vada con loro. Ma il 3 giugno mi viene comunicato che l'autorizzazione del Viaggio senza Visto non ß stata approvata e devo presentarmi il 27 giugno al Consolato di Milano. Eppure - prosegue - avevo risposto no a tutte le domande del questionario, tra le quali spiccava quella in cui si chiede se si voglia entrare negli Stati Uniti per compiere attentati terroristici o se sia stato coinvolto in attività di spionaggio o sabotaggio. Comunque oggi mi presento e una simpatica funzionaria mi comunica che la mia richiesta di visto non è stata accettata e, incredibilmente, chiede a me di spiegarle le ragioni di questo rifiuto. Con pazienza le ho spiegato che non ho mai subito condanne e non ho procedimenti penali in corso ( a differenza di molti simpatici personaggi che non mi risulta abbiano problemi ad entrare e uscire dagli Usa), che non voglio attentare alla sicurezza dei cittadini statunitensi e vorrei solo fare il turista. Le ho suggerito di verificare se, per caso, alla base della non concessione del visto, ci potesse eventualmente essere il fatto che ho difeso e difendo i diritti di molti popoli oppressi come i kurdi, i palestinesi, gli iracheni e continuerò a farlo. Oppure che la mia crescita umana e politica sia stata indelebilmente segnata dai golpe avvenuti in Sud America e che la mia critica alla politica statunitense in quell'area sia stata costante nel nome di tutte le centinaia di migliaia di donne e uomini innocenti imprigionati, torturati o uccisi. Le ho spiegato che faccio il maestro elementare e che insegno tutti i giorni ai miei alunni quanto sia importante il rispetto e la dignità di ogni essere umano. Con gli occhi un po' sgranati mi ha consegnato un modulo in cui mi si dice che potrebbero essere necessari dai venti ai novanta giorni e anche di più per esaminare la mia situazione ed eventualmente rilasciarmi il visto. Non so se riuscirò ad andare negli Stati Unititi con mio figlio e i miei nipoti. Nel caso mi consolerò andando a fare l'animatore e a giocare con i bambini da qualche parte".

PISAPIA - Il visto Esta negato a Paolo Limonta e' "un equivoco che sono certo sara' chiarito". Lo ha detto il sindaco Giuliano Pisapia in consiglio comunale, rispondendo alle richieste dell'opposizione di chiarimenti sul caso. "Si tratta di un equivoco. La mia solidarieta' a Paolo Limonta, ma rispetto a quello che e' un equivoco che sara' chiarito", ha detto il sindaco, che ha invitato l'aula di palazzo Marino a "non sopravvalutare una decisione che non e' stata ancora presa ma rinviata" nei confronti di "Paolo Limonta che e' un rappresentante delle istituzioni", sottolineando che "i rapporti con gli Stati Uniti sono ottimi".

Pisapia, rispetto ai riferimenti dei consiglieri dell'opposizione alla lettera del consolato americano del febbraio scorso sulla sicurezza a Milano, ha ricordato che "il console si e' scusato e ha detto pubblicamente e a me personalmente di ritenere Milano una citta' sicura" e "anche rispetto alle inutili e strumentali polemiche sui rapporti tra me e l'ambasciatore prima che andasse ad altra destinazione" ha aggiunto Pisapia "anche nei saluti c'e' stato apprezzamento per i rapporti con Milano e per la solidarieta' espressa in occasione della tragedia di Boston". Dunque la vicenda del visto e' "un equivoco e sara' superato. I rapporti sono ottimi, anche con il sindaco di New York che per una mia visita, che poi non c'e' stata per motivi contingenti, aveva fatto una eccezione per incontrarmi". Finito l'intervento del sindaco, l'invito del presidente de consiglio comunale Basilio Rizzo all'aula a procedere con i lavori e l'apprezzamento per il chiarimento arrivato da Pisapia "cosi' Limonta potra' fare le valigie", ha detto. In risposta, il commento dai banchi della Lega: "Un altro che se ne va?".

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