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Gli ultimi giapponesi di Cl e la speranza Ncd. La strategia. Inside

In vista del Meeting che sancisce la supremazia degli “ecclesiastici” del Movimento, Cl conferma la sua spaccatura. Da una parte Vittadini, dall’altra Cesana. Da una parte chi punta sulle idee, dall’altra gli “ultimi giapponesi” dell’Ncd… INSIDE DI AFFARITALIANI.IT

di Fabio Massa

“Il progetto politico è fallito”. Punto. Comunione e Liberazione si spacca in due. Una parte, maggioritaria. L’altra, con quelli che i detrattori definiscono gli ultimi giapponesi, oppure, per gli estimatori “l’ultimo baluardo”. Secondo quanto può riferire Affaritaliani.it, il quadro che si sta delineando, se non a tinte fosche, sta diventando di giorno in giorno meno sfumato, più netto. Due fazioni in contrapposizione. E – all’interno di una di queste – diverse fratture (Mauro contro Lupi, Formigoni). Ma andiamo con ordine.

Che il Movimento (ecclesiale, tengono sempre a ripetere all’inizio di ogni discorso, come una sorta di mantra, tutti quelli che ne parlano, politici e non) dovesse staccarsi dalla politica è il fine neppure tanto nascosto di un processo iniziato ormai anni fa. Gli eccessi di Berlusconi, gli scandali. I mal di pancia per quella moralità calpestata, la difficoltà a rapportarsi con una persona definita dalla moglie come un “drago” al quale si “offrono le vergini”. E poi i festini, Ruby, la Minetti, le escort, Lavitola. Tutti dati che hanno incrinato un rapporto che sembrava saldo, quello di Cl e Forza Italia. Certo, sempre dialettico tra laici (a volte libertini) e cattolici (di certo liberali). Ma saldo. Eppure, i vertici avevano già iniziato una strada che portava lontano dalla politica: don Carròn aveva iniziato l’esodo. Differente da don Giussani, più focalizzato sull’aspetto ecclesiale. Più portato a discutere di contenuti che di applicazioni pratiche in politica. Il cambio della guardia al vertice della Compagnia delle Opere non ha fatto altro che rafforzare questa linea: a Giorgio Vittadini succede Bernard Scholz. Tedesco, lontano dalle dinamiche politiche italiane, ha anche lui segnato un punto di lontananza. A questo poi si sono associate le alterne vicende lombarde. Formigoni prima imperante e poi decadente dal ruolo di governatore della Regione Lombardia. Da dimostrazione lampante che Cl può agire nella concretezza a frammento di un sistema esploso.

E adesso? Adesso il movimento si starebbe polarizzando. Da una parte Vittadini, e Carròn, e Scholz, e tutta una serie di altri esponenti convinti che si debba uscire dal campo di gioco. Basta giocare in una squadra. Meglio stare sugli spalti e gettare in campo gli spunti, i contenuti, gli argomenti. E’ la parte maggioritaria, ormai, di un movimento che era (anche) una falange elettorale, compattissima nel voto. E che non lo è più un po’ per necessità, un po’ per scelta. Non è un caso che il Meeting di Rimini di quest’anno è, forse per la prima volta, davvero fuori dalla politica. Non renziano, come è stato scritto, ma fuori dagli schieramenti. Il governo è presente per una ragione puramente istituzionale. Questa è la linea voluta da Vittadini. Cl deve tornare ad essere un pensatoio, un gruppo di pressione, più che un gruppo che opera direttamente.

E l’altro gruppo? Sono quelli ancora impegnati in politica. Formigoni, ovviamente. E Maurizio Lupi. E Mario Mauro. E tutti gli esponenti piccoli e grandi. Tra gli ideologi ci sono Giancarlo Cesana, storico leader, e anche quel Luigi Amicone direttore di Tempi, propugnatore dell’alleanza fino in fondo con Berlusconi che oggi viene ritenuta da molti un errore. Il loro punto è semplice, diretto: se Cl esce dall’agone politico chi difende, ad esempio, i fondi Nasko in Regione Lombardia? Se Cl esce dall’agone politico, chi ospita i cattolici, impossibilitati ad entrare in Forza Italia e di fronte a un Udc scomparso? L’unica è cercare di rivitalizzare Ncd, seppur moribondo, imponendo i propri vertici. Per questo a fine mese, durante l’assemblea nazionale, dovrebbe esserci – secondo fonti di Affari – la consacrazione definitiva della leadership di Gaetano Quagliariello e di Maurizio Lupi, in un partito che prova ad avere a Nord una trazione puramente ciellina e a sud una trazione alfaniana. Progetti possibili. Ma per adesso al Meeting non ci sarà spazio per loro. Meglio dare spunti a Renzi. E ritirarsi sull’Aventino delle idee. Che non è poi un colle così brutto.

@FabioAMassa