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I Forni si sciolgono: la Lombardia sta perdendo il suo ghiacciaio ed è la regione alpina più colpita dagli eventi estremi

Tre chilometri di fronte persi dall’inizio del secolo. Ventitré gli eventi estremi in regione nel 2026

I Forni si sciolgono: la Lombardia sta perdendo il suo ghiacciaio ed è la regione alpina più colpita dagli eventi estremi

Il ghiacciaio dei Forni, in Valfurva, è il più esteso ghiacciaio vallivo d’Italia e il secondo del Paese per superficie. Dall’inizio del secolo la sua fronte è arretrata di tre chilometri e nelle giornate più torride perde fino a dieci centimetri di spessore in ventiquattro ore. E sopra di lui, il clima lombardo ha accelerato: ventitré eventi meteorologici estremi nei primi otto mesi del 2026, più di ogni altra regione alpina. I due dati sono stati presentati a Sondrio dalla Carovana dei ghiacciai di Legambiente, che ha chiuso la tappa lombarda insieme al Servizio Glaciologico Lombardo, all’Università Statale di Milano e al Parco Nazionale dello Stelvio.

Un terzo degli eventi estremi alpini è lombardo

L’Osservatorio Città Clima di Legambiente ha contato settantadue eventi estremi nelle regioni alpine tra il primo gennaio e il 23 agosto. Ventitré sono avvenuti in Lombardia, davanti a Veneto con ventuno e Piemonte con tredici: quasi un terzo del totale concentrato in un solo territorio. Le tipologie ricorrenti sono danni da vento, allagamenti da piogge intense, siccità e temperature record, spesso alternate nel giro di poche settimane.

Perché la pioggia in quota fa più danni della neve

L’ultimo episodio risale a pochi giorni fa: duecento millimetri d’acqua in quarantotto ore sulle Orobie Valtellinesi, sessanta in una sola giornata in Valfurva. Il torrente Frodolfo è parzialmente esondato e un tratto del sentiero che dal Rifugio Forni sale al ghiacciaio è stato danneggiato, anche se rifugi e ghiacciaio restano raggiungibili. Ma il danno maggiore non si vede a fondovalle. Le precipitazioni intense superano ormai i tremila metri, dove un tempo cadeva neve: e la neve è ciò che protegge il ghiaccio, riflettendo la radiazione solare invece di trasmetterla. La pioggia fa l’opposto, accelera la fusione e scava la superficie.

Settanta metri di spessore svaniti in otto anni

I rilievi dell’Università di Milano misurano quanto il processo si sia accelerato. Tra il 2014 e il 2022 la fronte è arretrata di oltre quattrocento metri e in alcuni punti lo spessore si è ridotto di settanta. Preoccupano anche l’annerimento della superficie, l’aumento della copertura detritica e la disgregazione della fronte, processi che si alimentano a vicenda: il ghiaccio scuro assorbe più calore e si scioglie più in fretta. L’immagine che riassume tutto è la lingua inferiore, oggi tagliata da rocce che fino a pochi anni fa erano sepolte sotto il ghiaccio.

Il paesaggio che cambia e il prezzo che pagano le valli

“Oggi abbiamo camminato sotto una pioggia insistente, dopo settimane di siccità e pascoli ingialliti, attraversando, tra larici, prati e nuove morene, lo spazio lasciato libero dal ghiacciaio negli ultimi 150 anni”, racconta Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di Cipra Italia. “È una delle contraddizioni sempre più evidenti delle nostre estati alpine: prima la siccità, poi precipitazioni intense, mentre il ghiacciaio continua a ritirarsi e il paesaggio cambia rapidamente”.

Per Valter Maggi, presidente della Fondazione Glaciologica Italiana e docente all’Università Milano-Bicocca, le conseguenze sono già misurabili dalle comunità montane “nella disponibilità d’acqua, nella sicurezza del territorio e nell’economia locale”. I Forni ne sono l’esempio emblematico, con un arretramento “che si può osservare anno dopo anno e che rende ancora più urgente costruire resilienza, dando ai territori gli strumenti di conoscenza e monitoraggio per adattarsi”.

Tredici tappe per imparare a leggere un ghiacciaio

A luglio, nella Valle dei Forni, è stato inaugurato il Sentiero Glaciologico Stoppani-Desio: quattro chilometri dal Rifugio Forni alla fronte del ghiacciaio, scanditi da tredici punti informativi. Serve, spiega Riccardo Scotti del Servizio Glaciologico Lombardo, a “far comprendere cosa sta succedendo al ghiacciaio e perché sta succedendo”, con una funzione anche difensiva: “Questa consapevolezza è un tema fondamentale per lottare contro la disinformazione e il negazionismo climatico“. Per Maggi percorsi come questo non sono itinerari escursionistici ma “vere infrastrutture di adattamento, capaci di trasformare la consapevolezza in capacità di risposta”. Il progetto nasce dalla collaborazione tra Università Statale di Milano, Parco Nazionale dello Stelvio, Fondazione Glaciologica Italiana, Servizio Glaciologico Lombardo, Cai e Comune di Valfurva.

Il saluto al ghiacciaio e le prossime tappe

Dal sentiero la Carovana dei ghiacciai ha lanciato il proprio appello, accompagnato dal suono delle campane tibetane: serve un modo diverso di frequentare la montagna e più iniziative di informazione come quella avviata in Valle dei Forni. Il viaggio prosegue in Friuli-Venezia Giulia, dal 26 al 29 agosto sul ghiacciaio del Montasio, e si chiude in Piemonte dal 31 agosto al 3 settembre sul ghiacciaio di Coolidge, ai piedi del Monviso.