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Il caro gasolio arriva sulla tavola, frutta e verdura rincarate del 20% al mercato di Milano. I clienti: “Ormai è come una gioielleria”

I clienti razionano gli acquisti, i commercianti bloccano i listini: “Le uscite sono più delle entrate”

Il caro gasolio arriva sulla tavola, frutta e verdura rincarate del 20% al mercato di Milano. I clienti: “Ormai è come una gioielleria”
Milano, mercato comunale

Venti per cento in più sui banchi dell’ortofrutta. È la stima che arriva dal mercato di via Vasari, a Porta Vittoria, dove il rincaro dei carburanti si è depositato sui cartellini dei prezzi. “Il gasolio è aumentato e di conseguenza aumenta anche la merce nel nostro mercato”, spiega un commerciante. Ogni cassetta che arriva a Milano si porta dietro il costo del viaggio. “Zucchine, pesche, albicocche, anche se ormai siamo a fine stagione, e l’uva che arriva dalla Puglia, per via del trasporto”. Quel venti per cento, però, sullo scontrino non ci finisce tutto. Perché il banco può alzare i prezzi solo fino a un certo punto: “Non è poco, è tanto, e qui i prezzi devi tenerli un po’ calmierati, altrimenti non si vende la merce“.

“Tutto costa molto di più”

Il risultato lo raccontano i clienti. Una signora che frequenta abitualmente i banchi riassume così l’impressione che si ha guardando i prezzi: “Tutto costa molto di più, vuoi per la siccità, vuoi per il resto, è come una gioielleria“. Ha smesso di comprare quello che vorrebbe: “Io adoro tantissimo le pesche, però mi sono limitata”. Ora ruota gli acquisti settimana per settimana. “Una volta si prende una cosa, una volta si prende l’altra. Una settimana si preferisce una cosa, la settimana successiva si fa l’altra e si compensa”. Un’altra cliente spiega di essersi ridotta allo stretto necessario e di controllare i prezzi molto più che in passato.

C’è chi non aumenta i listini per non perdere clienti

Al banco di salumi e formaggi la strategia è opposta: non toccare nulla. Il titolare racconta di avere i prezzi invariati da due o tre anni, assorbendo internamente ogni aumento. “Se noi commercianti dovessimo far pagare davvero le spese di carburante, le autostrade, tutti gli aumenti del suolo pubblico e quant’altro, usciremmo fuori budget e non potremmo più vendere“. Il motivo ha un volto preciso: “Ci sacrifichiamo a vendere a un prezzo basso, perché viviamo con i pensionati, con la gente di una certa età che viene a fare la spesa al mercato”.

Dietro quella scelta non c’è solo affezione alla clientela storica, ma un calcolo obbligato. Il margine si è assottigliato fino a scomparire, e qualsiasi ritocco ulteriore spingerebbe fuori mercato: “Se dovessi aumentare ancora del 20 o 30 per cento non sarei più competitivo, né con i miei colleghi, né con la grande distribuzione”. Il supermercato, che sui volumi può assorbire i rincari, fissa il tetto oltre il quale il banco non può salire.

Da un altro banco di ortofrutta la valutazione è più cruda. “Le uscite sono più delle entrate“, dice un commerciante con molti anni di attività alle spalle, che descrive la difficoltà di far quadrare tutte le voci di spesa.

Conti che salgono, dal distributore al mercato

Per chi fa la spesa, del resto, i calcoli partono prima di arrivare ai banchi. Un cliente racconta di aver fatto rifornimento il giorno precedente in un impianto scontato: “L’ho pagata 1,916, mentre le altre sono a 2,03, 2,04 euro”. Undici centesimi al litro di differenza, cercati apposta. È la stessa attenzione che si riversa poi sui cartellini della frutta, e sono questi i segnali che dicono quanto il costo dell’energia sia ormai entrato dentro la spesa quotidiana.