di Sergio Luciano
Una svolta culturale, un’abiura dall’interno alla linea forcaiola perseguita purtroppo da tempo e con risultati devastanti dalla Procura di Milano: il valore della requisitoria con cui ieri la Procura generale della Corte d’appello di Milano ha chiesto non già la condanna ma l’assoluzione di Dolce e Gabbana dall’accusa di evasione fiscale per la quale sono stati condannati in primo grado, è epocale. Rimette in piedi intere biblioteche giurisprudenziali che calpestavano il buon senso, prima che il diritto.
“Come operatore del diritto devo dire che sono operazioni legittime e vanno tutelate con il principio sacrosanto della libera circolazione dei capitali nel mercato”, ha detto Gaetano Santamaria Amato, un magistrato di Unicost, di grande competenza specifica. “Dolce e Gabbana hanno pensato in grande come un grande gruppo in espansione nel mondo, pensavano alla quotazione in Borsa per porsi alla pari degli altri grandi gruppi nel settore”. “Se poi è vero che la società lussemburghese del gruppo ha pagato solo il 4% di imposte sulle royalties è anche vero che i dividendi sono stati tassati in Italia e il prelievo complessivo è arrivato quindi al 32%”.
C’è più europeismo in questa requisitoria rivelatasi poi un’arringa difensiva che in tanti balbetti pseudo europeisti dei nostri governi, presenti e futuri. La sostanza è chiara: libera circolazione dei capitali non è una locuzione interpretabile. Così come i cittadini sono liberi di muoversi senza passaporto nella zona Schengen e di insediarsi, all’interno dell’Unione, dove preferiscono, così devono essere veramente liberi di insediare i loro capitali dove preferiscono, ovviamente cioè dove rende meglio o costa meno. Sarà semmai compito della politica europea – dal Parlamento di Strasburgo alla Commissione al Consiglio europeo – armonizzare le norme fiscali per far sì che non ci siano, come accade oggi con Lussemburgo e Irlanda, due “paradisi fiscali legalizzati” che consentano grandi vantaggi alle imprese che vi si insediano. Ma, appunto, essi oggi esistono lecitamente e non si vede per quale delirante ragione le Procure italiane non investano Google e le altre società straniere che operano nel nostro Paese ma non vi hanno mai pagato che pochi spiccioli di tasse preferendo versare le altre in Irlanda e se la prendano con le imprese italiane che alla luce del sole sfruttano le opportunità offerte loro dall’Europa. Stabilirsi fiscalmente il Lussemburgo è lecito? Conviene? Bene, e allora si deve avere il diritto di farlo. Se questo diritto viene conculcato dalle leggi nazionali, è una violazione allo spirito e ai trattati europei. E comunque chi sceglie l’estero per convenienza fiscale può semmai essere tassato di più su quel che gli resta in Italia, ma non può essere trattato come un criminale.
