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Il grido d’allarme del manifatturiero: “Ci tassano i macchinari due volte”

Il grido d’allarme del manifatturiero: “Ci tassano i macchinari due volte”
paolo bontempi ape
Federmeccanica promuove la giornata dell’orgoglio per un nuovo “Rinascimento Industriale”. Il presidente del gruppo metalmeccanici di Assolombarda spiega in una video intervista al direttore di Affaritaliani.it: “Ci servono regole chiare e meno tasse. L’assurdo è che i macchinari che compriamo per produrre vengono tassati due volte”. Il dg di Assolombarda Verna: “Ecco che cosa chiediamo a imprese, Regione e Governo”

Si è tenuta oggi in Assolombarda, così come in altre 60 città italiane, la giornata promossa da Federmeccanica per la presentazione dell’indagine congiunturale trimestrale sull’industria metalmeccanica italiana. E’ stata l’occasione per sottolineare l’importanza di un comparto che rappresenta il cuore pulsante dell’industria manifatturiera italiana e per lanciare un messaggio unitario per promuovere una nuova stagione di sviluppo, perché senza industria non ci sono posti di lavoro, non c’è produzione di ricchezza e quindi benessere.

Il direttore di Affaritaliani.it Angelo Maria Perrino, ha intervistato Paolo Bontempi, Presidente del gruppo metalmeccanici di Assolombarda.

Presidente Bontempi, siamo in via Pantano, a Milano, per una iniziativa che vi sta vedendo impegnati in contemporanea in tutta Italia.
In 60 città italiane 60 imprenditori stanno portando avanti la parola di centinaia di migliaia di lavoratori e imprese. E’ un grido di dolore, per far sentire il peso dell’industria metalmeccanica.

Siete in sofferenza?
Sì. Abbiamo bisogno di sostegno, la nostra non è una protesta contro qualcuno, ma una proposta. Noi abbiamo bisogno di aiuto. Abbiamo bisogno di coesione tra lavoratori, istituzioni, imprese.

Il primo interlocutore è il governo, che messaggio volete far arrivare a Renzi?
A noi servono regole chiare, la non chiarezza è nemica di qualsiasi impresa. Noi crediamo che con norme più chiare sia tutto più facile.

 

Poi c’è il sempre presente tema del fisco…
Il fisco in questo momento è un tema cruciale. Le imprese metalmeccaniche subiscono un salasso di oltre il 62 per cento di tassazione sugli utili. Il 62 per cento dei profitti va allo Stato. La media europea è sotto il 44 per cento. E poi c’è la tassazione sui macchinari…

In che senso?
Se noi aggiungiamo un macchinario alle nostre imprese, questo viene tassato due volte. Il macchinario serve per produrre. E invece aumenta i valori che servono per tassare l’impresa.

Una volta diceva che la fabbrica è un concetto finito, che siamo nella rivoluzione digitale…
No, la fabbrica non è finita. Ci sono stereotipi e miti da sfatare. Sono pregiudizi che vanno eliminati. Noi ospitiamo i ragazzi delle scuole medie in alcune visite alle nostre aziende. Rimangono a bocca aperta di fronte ai robot, e a come gli operai riescano a dialogare con macchinari così evoluti.

Se avesse la bacchetta magica che cosa farebbe?
Tre cose mi stanno molto a cuore. Il cambiamento del mercato del lavoro. Il mercato deve essere improntato sulla persona. Poi bisogna alimentare i consumi e dare fiducia alle imprese. E poi ovviamente c’è il problema del carico fiscale del 62 per cento: impedisce qualunque tipo di sviluppo.

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Anche Michele Angelo Verna, direttore generale di Assolombarda, ai microfoni di Affaritaliani.it, individua tre priorità: “Alle imprese chiediamo che diventino globali. Le aiutiamo a diventare delle multinazionali tascabili. Alla Regione Lombardia noi chiediamo di essere la migliore nell’abbattimento della burocrazia. Al governo centrale chiediamo che lavori moltissimo sul piano di rilancio di Juncker”.

 

Il quadro nazionale

In Italia si contano oltre 135.000 imprese metalmeccaniche: di queste, poco meno di 40.000 operano in Lombardia e 10.000 a Milano. Per dimensione di occupati, con circa 1,8 milioni di persone, l’Italia è seconda solo alla Germania e molto più avanti di paesi come Francia e Regno Unito: le imprese metalmeccaniche lombarde danno lavoro a quasi 500.000 lavoratori, quelle milanesi a 100.000. Nel nostro Paese l’industria metalmeccanica contribuisce per circa l’8% alla formazione del PIL e per quasi la metà alla creazione della ricchezza del settore manifatturiero. L’export metalmeccanico rappresenta oltre la metà di quello manifatturiero e produce un attivo nell’interscambio commerciale pari a 65 miliardi di euro.

Il settore metalmeccanico però continua a soffrire come emerge l’indagine congiunturale di Federmeccanica che nel terzo trimestre dell’anno ha registrato una diminuzione della produzione dell’1,5% rispetto al precedente trimestre e dell’1,9% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente: risultati ben peggiori rispetto agli altri paesi europei (+1,2% in media), pure interessati da una fase di sostanziale rallentamento. Rispetto al primo trimestre del 2008 la produzione metalmeccanica ha perso circa il 32% dei volumi produttivi e un quarto del capitale fisso installato. E purtroppo il 25% del potenziale è andato perduto per sempre a causa delle chiusure.

Su questi risultati pesa la stagnazione della domanda per beni di consumo e l’ulteriore diminuzione di quella per beni di investimento. Gli investimenti in macchinari e attrezzature si sono ridotti del 26% e i consumi di beni durevoli del 29%. Le vendite all’estero sono andate meglio, grazie alla capacità delle imprese di riorientare l’attività e fronteggiare i concorrenti. Tra gennaio-agosto dell’anno in corso le esportazioni sono aumentate solo dello 0,8%, risentendo della debole congiuntura europea e delle tensioni internazionali. Le esportazioni metalmeccaniche verso Cina e Usa (+12,4% e +13,7%) aumentano grazie anche all’indebolimento dell’euro. I risultati confermano anche il trend negativo delle dinamiche occupazionali: solo nei primi 8 mesi dell’anno si è perso l’1,1% dei posti di lavoro nelle imprese con oltre 500 addetti, mentre le ore di CIG autorizzate sono state pari a 327 milioni, vale a dire +1% rispetto ai livelli già record dell’anno precedente.

“Per rilanciare il Paese – ha dichiarato Paolo Bontempi, Presidente Gruppo Metalmeccanici di Assolombarda – è indispensabile un salto di qualità che deve vedere come protagonisti le imprese, i lavoratori e chi li rappresenta perché l’evoluzione delle fabbriche non sarà solo tecnologica ma anche sociale e saremo chiamati a ripensare l’organizzazione del lavoro. L’industria metalmeccanica ha sostenuto il sistema paese rinnovandosi ed innovando e ha enormi potenzialità ancora inespresse per vincere le sfide competitive guardando al futuro ed alle nuove tecnologie”. Il quadro milanese e lombardo La Lombardia è la prima regione italiana in termini di export: i 108 miliardi complessivi realizzati nel 2013 rappresentano il 28% del totale nazionale. L’export metalmeccanico lombardo, in particolare, vale oltre 60 miliardi di euro e pesa per il 33% sul totale dell’industria metalmeccanica nazionale. Pur con qualche affanno durante la crisi, la Lombardia mantiene un posizionamento a livello mondiale paragonabile alle grandi regioni tedesche (Baviera e Baden-Wurttemberg) con una quota di mercato sul totale mondiale dello 0,8%, comparabile all’1,2% delle regioni tedesche. “L’Italia e la Lombardia continuano a vantare una buona competitività a livello internazionale in termini di export – ha dichiarato Michele Angelo Verna, Direttore Generale di Assolombarda – nonostante le difficoltà derivanti dal perdurare di questa profonda crisi. E il manifatturiero, che ha radici ben solide nel tessuto imprenditoriale lombardo e italiano, è il motore principale delle esportazioni”.

Tra i Paesi del G20, l’Italia è il 4° paese per surplus commerciale (esclusa l’energia), dietro solo a Germania, Cina e Sud Corea. Tra le eccellenze italiane del Made in Italy nel mondo, non ci sono solo i settori tradizionali (moda, arredo-casa, alimentare), ma si fa sempre più strada la meccanica. In Italia l’export della sola meccanica vale 1,6 volte la moda. “Siamo convinti che non ci sia futuro senza sviluppo del manifatturiero – continua Verna – su questo fronte siamo impegnati con tre progetti del nostro piano strategico per “Far volare Milano”: “Sviluppo del manifatturiero”, “Internazionalizzazione delle imprese” e “Match making innovazione”. “Più nel dettaglio vogliamo supportare la crescita delle imprese ad esempio focalizzando l’attenzione sul medium-high tech e sulle multinazionali tascabili, che ci permettono di competere a livello internazionale, oppure promuovendo l’adozione in tutte le nostre imprese delle nuove tecnologie dell’Industry 4.0, una rivoluzione già iniziata a livello mondiale e che rappresenta una sfida che non possiamo mancare” – conclude Verna.