Non solo propaganda jihadista diffusa sui social, ma un percorso di radicalizzazione che, secondo la gip di Milano Rossana Mongiardo, avrebbe raggiunto una fase di allarme concreto. È questa la valutazione al centro dell’ordinanza con cui è stato convalidato il fermo ed è stata disposta la custodia cautelare in carcere per Zakaria Ben Haddi, 21 anni, nato e residente in Brianza, arrestato con l’accusa di terrorismo internazionale.
Secondo la giudice, alcuni contenuti pubblicati dal giovane sui social facevano “ritenere verosimile una sua immediata ed estemporanea attivazione”. Il riferimento è in particolare ad alcuni post del 30 maggio, tra cui messaggi di esaltazione del martirio e la ricondivisione di un contenuto accompagnato dalla frase: “non incolparmi per quello che farò domani”.
Dalla propaganda online al rischio di reclutamento
Nell’ordinanza, la gip sottolinea come le condotte contestate non si sarebbero esaurite nella semplice divulgazione di materiale jihadista. Quei contenuti, secondo l’impostazione accusatoria accolta dal giudice, sarebbero stati funzionali al rafforzamento dell’organizzazione terroristica attraverso la propaganda e il possibile reclutamento di altri soggetti. Per la gip, il 21enne avrebbe mostrato una “pericolosa intensificazione” del proprio percorso di radicalizzazione online. Da qui la contestazione della partecipazione allo Stato Islamico, maturata, secondo gli inquirenti, al termine di un percorso di indottrinamento e radicalizzazione via web.
Il provvedimento evidenzia inoltre il pericolo concreto di fuga, di reiterazione del reato e la “pericolosità sociale” del giovane. Elementi che hanno portato alla decisione di disporre la misura cautelare più grave.
Il giovane respinge le accuse: “Volevo solo informarmi”
Durante l’interrogatorio, Ben Haddi ha respinto le accuse sostenendo di non avere mai avuto intenzioni operative. Il giovane ha spiegato di avere agito con finalità esclusivamente informative e di seguire da anni temi legati alla geopolitica e ai conflitti nel mondo arabo. In relazione al video sui fatti di Modena, ha dichiarato di averlo ricondiviso perché lo aveva colpito come “una tragedia inaspettata”, aggiungendo di avere espresso sui social la propria disapprovazione per quanto accaduto. “Non ho intenzione di prendere un coltello e andare a ferire la gente in giro”, ha detto il 21enne davanti alla giudice. Ben Haddi ha però ammesso di avere “sottovalutato la questione” e di riconoscere oggi “il pericolo di emulazione” legato alla diffusione di determinati contenuti.
Il materiale sul martirio e la “dedizione a una causa”
Uno dei passaggi più delicati riguarda il materiale sul martirio condiviso online. Il giovane, nel tentativo di spiegare le proprie condotte, ha sostenuto che a colpirlo non fosse l’aspetto violento o operativo, ma quella che ha definito “la dedizione a una causa”. Una spiegazione che non ha convinto la gip, secondo cui la sequenza dei contenuti pubblicati e ricondivisi sui social mostrerebbe invece una progressione del processo di radicalizzazione e un rischio attuale di passaggio all’azione.
Il biglietto per il Marocco e i 22mila euro in contanti
Nell’accogliere la richiesta del pm Alessandro Gobbis e del procuratore Marcello Viola, la giudice ha richiamato anche altri elementi ritenuti rilevanti. Tra questi, la disponibilità di un biglietto aereo di sola andata per il Marocco con partenza fissata per il 9 giugno. Il giovane ha spiegato che il biglietto sarebbe stato acquistato dai genitori. Durante la perquisizione sono stati inoltre trovati circa 22mila euro in contanti. Sulla provenienza del denaro la gip ha disposto ulteriori approfondimenti, ritenendo allo stato non credibile che la somma derivi soltanto dai redditi del nucleo familiare.

