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Milano
Il vino della Bracco e lo sciopero di Sala. Le cattiverie di Affari

di Fabio Massa

CATTIVERIA ESPOSITIVA-1/ Pochi se lo ricorderanno, evidentemente, quell’accordo firmato nell’estate scorsa, che faceva seguito a un altro accordo firmato nel 2013. Sarà che la noia, quando si parla di Expo, regna sovrana, tra la disillusione dell’italico popolo che si chiede solo a quanti avvisi di garanzia si arriverà ora della fine. Sarà perché le questioni sindacali molto spesso già fanno sbadigliare, quando sono pretestuose. Sarà quel che sarà, ma nessuno, in questo bailamme della Scala, si è ricordato che nel luglio 2014 il commissario unico Giuseppe Sala, insieme a Maroni, De Cesaris e i tre sindacati, hanno firmato un accordo per avere contratti più flessibili. Al punto che Sala, tutto gongolante, se ne usciva con questa frase: “Non si potranno vietare gli scioperi perché sarebbe impossibile ma si potranno governare. Con questo accordo siamo in grado di garantire ai Paesi insieme ai sindacati che gli scioperi saranno limitati”. Se il buon giorno si vede dal mattino (o dalla Turandot), stiamo proprio freschi.

CATTIVERIA ESPOSITIVA-2/ E’ una domanda di poco conto, si sa. Una piccineria. Ma la domanda, tra quelli che di Expo ne capiscono, tra i cultori della materia, è assolutamente velenosetta. Ad Expo ci sarà il vino di Diana Bracco? E, ancor più velenosa, sarà in esposizione oppure sarà servito durante i catering di Peck? Domande figlie di una acquisizione dell’estate 2013. La numero uno di Padiglione Italia, tra un litigio e l’altro con Giuseppe Sala, si è infatti comprata La Cantina nel luglio 2013, liquidando Lamberto Carlo Vallarino Gancia, padrone dell’omonima azienda astigiana. La Cantina Ideale, sul suo sito, dichiara “60 venditori dedicati, 18mila clienti serviti a domicilio, 10 etichette di Barbera proposte, un team al 65 per cento donna, 7 filiali in Italia e 30mila ordini evasi ogni anno”. A proposito, Lamberto Vallarino Gancia è stato voluto da Diana Bracco come Commissario Generale di Sezione per il Padiglione Italia. In vino veritas.

CATTIVERIA ESPOSITIVA-3/ Tutti d’accordo, tutti contenti e tutti felici per il fatto che l’Università degli Studi di Milano vuole costruire una nuova Città Studi (e mi si perdoni il bisticcio) sul sito di Expo quando di Expo non sarà rimasto più nulla. Viene da chiedersi come si potrà fare però ad aggirare un piccolo dettaglio: chi paga? Oppure qualcuno sta pensando, dopo due bandi andati deserti, dopo tutto il casino sul fatto che le aree andavano comprate, dopo che è nata una società (Arexpo) per individuare compratori e progetti per quelle aree, che con l’università basterà una stretta di mano, vero? E dire che le inchieste dovrebbero consigliare una certa prudenza…

@FabioAMassa

Tags:
braccosalaexpo







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