“In 30 secondi poteva dire no”, il processo per gli abusi sessuali alla hostess torna in aula - Affaritaliani.it

Milano

Ultimo aggiornamento: 17:02

“In 30 secondi poteva dire no”, il processo per gli abusi sessuali alla hostess torna in aula

Abusi su una hostess a Malpensa, al via l’appello bis a Milano. La donna sarà risentita in aula a febbraio dopo che la Cassazione ha annullato l'assoluzione

Di Giorgio d'Enrico

“In 30 secondi poteva dire no”, il processo per gli abusi sessuali alla hostess torna in aula

Riparte in Corte d’appello a Milano il processo per presunti abusi sessuali ai danni di una hostess, imputato un ex sindacalista che lavorava all’aeroporto di Malpensa. Il procedimento, che negli anni ha suscitato forti polemiche, torna in aula dopo che la Cassazione ha annullato con rinvio l’assoluzione pronunciata in secondo grado, accogliendo il ricorso della Procura generale milanese.

Il nuovo appello bis è iniziato oggi davanti alla seconda sezione penale della Corte d’appello (giudici Manzi-Rinaldi-Fasano), che ha disposto la rinnovazione dell’istruttoria e l’audizione della donna, parte civile, fissata per la prossima udienza di febbraio.

La Cassazione: “Irrilevante il ritardo nella reazione”

Il caso ruota attorno a una motivazione contenuta nelle precedenti sentenze di assoluzione, secondo cui la donna, in un arco temporale di “20-30 secondi”, avrebbe potuto opporsi o allontanarsi. Una tesi che la Cassazione ha bocciato in modo netto.

Nel motivare l’annullamento con rinvio dell’assoluzione, deciso nel febbraio 2025, i giudici di legittimità hanno chiarito che il “ritardo nella reazione” della “vittima”, ovvero “nella manifestazione del dissenso”, è “irrilevante” ai fini della “configurazione della violenza sessuale”. La giurisprudenza, sottolinea la Suprema Corte, è “netta”, perché la “sorpresa” di fronte all’abuso “può essere tale da superare” la “contraria volontà”, ponendo chi subisce nella “impossibilità di difendersi”.

Una lettura opposta a quella adottata sia dal Tribunale di Busto Arsizio nel 2022 sia dalla Corte d’appello di Milano, che avevano ritenuto che la condotta contestata non fosse tale “da porre la persona offesa in una situazione di assoluta impossibilità di sottrarsi alla condotta”, non avendo “(senz’altro) vanificato ogni possibile reazione della parte offesa”. Per la Cassazione, invece, “è chiaro” che la hostess, che nel 2018 si era recata dall’allora sindacalista “per esporre un problema di lavoro”, “era rimasta del tutto disorientata e sguarnita rispetto ai comportamenti dell’uomo”.

Barzotti (M5S): “Senza una legge sul consenso le vittime restano sole”

A margine dell’udienza è intervenuta la deputata M5S Valentina Barzotti, che ha collegato il caso al dibattito politico sulla definizione di consenso nei reati sessuali. “Ancora un rinvio, fissato al 13 febbraio, per il processo che vede come persona offesa la hostess molestata nella saletta sindacale della CISL. Sono passati oltre otto anni dalla denuncia e la giustizia continua a restare sospesa, mentre la vittima è costretta a rivivere all’infinito quanto subito”, ha dichiarato.

Secondo Barzotti, “questo processo non è solo una vicenda giudiziaria: è il risultato diretto di ambiguità normative che il legislatore continua a non voler affrontare”. Da qui l’attacco al governo: “È la dimostrazione concreta di quanto sia urgente una legge sul consenso esplicito, capace di eliminare ogni zona grigia e di impedire che la responsabilità venga sistematicamente ribaltata sulle vittime”.

La deputata ha poi aggiunto: “Eppure, mentre casi come questo si trascinano per anni, il Governo Meloni sceglie l’ipocrisia. La proposta di legge sul consenso esplicito, annunciata e poi votata alla Camera è stata poi stravolta in Senato dalla maggioranza”. E ancora: “Giorgia Meloni non può continuare a parlare di rispetto e sicurezza mentre il suo Governo lascia le donne sole davanti a processi interminabili e a norme inadeguate. Sen­za una definizione chiara di consenso, la giustizia resta incerta e le vittime continuano a pagare il prezzo più alto. La legge sul consenso esplicito non è più rinviabile”, ha concluso.

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