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Inchiesta “squadretta”, al Riesame gli ultimi due agenti ancora in carcere. La difesa: “Nessuna appropriazione di denaro”

I legali contestano il peculato e chiedono la revoca della custodia cautelare. Gli altri tre agenti sono già ai domiciliari

Inchiesta “squadretta”, al Riesame gli ultimi due agenti ancora in carcere. La difesa: “Nessuna appropriazione di denaro”
Polizia locale Milano

Sono rimasti in due. Denni Dileo e Rosario Piscopo sono gli unici, dei cinque agenti della Polizia locale arrestati il 6 agosto nell’inchiesta sulla cosiddetta “squadretta”, ancora detenuti a San Vittore. Per gli altri tre il carcere è già finito. Il Tribunale del Riesame di Milano ha esaminato le loro posizioni in un’udienza alla quale nessuno dei due si è presentato. I difensori hanno chiesto la revoca della custodia cautelare o, in subordine, l’applicazione di una misura meno afflittiva. Le accuse contestate sono peculato, arresto illegale e falso ideologico.

Il fermo a Corsico e i 1.450 euro al centro dell’accusa

Il punto centrale dell’inchiesta è un intervento avvenuto il 16 luglio a Corsico, quando gli agenti fermarono un presunto spacciatore. Secondo l’accusa, coordinata dal pubblico ministero Giovanni Tarzia, durante quell’operazione 1.450 euro sarebbero stati sottratti all’uomo e appropriati dagli agenti. È proprio quella somma a sostenere l’ipotesi di peculato, contestazione che le difese cercano ora di smontare davanti al Riesame.

La difesa: “Mai commesso peculato”

Al termine dell’udienza, l’avvocata Susanna Rita Marangoni, difensore di Dileo, ha respinto nettamente l’accusa: “Abbiamo dimostrato che non c’è mai stato peculato”. La difesa punta sulle investigazioni svolte nelle ultime settimane, che, secondo la legale, avrebbero confermato la ricostruzione già fornita dagli indagati durante gli interrogatori. “Hanno fatto luce e hanno potuto ricostruire già quello che gli indagati avevano fornito”, ha spiegato. Gli assistiti, aggiunge, “sono tranquilli, quello che dovevano dire l’hanno già detto negli interrogatori”.

La difesa sottolinea inoltre che, dopo il deposito delle memorie e l’acquisizione delle copie forensi dei telefoni, il materiale investigativo sarebbe ormai acquisito e non modificabile. “È stato cristallizzato tutto”, ha osservato la legale. Un elemento che, secondo la difesa, ridurrebbe anche il rischio di inquinamento probatorio, uno dei presupposti alla base della custodia cautelare in carcere. “Ora la Procura proseguirà le sue indagini”, ha concluso Marangoni.

La richiesta di una misura meno afflittiva

Sulla stessa linea l’avvocato Pietro Stimolo, difensore di Piscopo, che ha depositato una memoria integrativa concentrata proprio sull’accusa di peculato. “Sosteniamo che non ci sia stato peculato e nell’integrazione della memoria abbiamo sottolineato questo elemento perché risulta fondamentale per affievolire la misura cautelare”, ha spiegato.

Gli altri tre agenti sono già ai domiciliari

Il Riesame si era già pronunciato il 21 agosto sulle posizioni di Vincenzo Compagnone e Mattia Rignanese, concedendo a entrambi gli arresti domiciliari. I loro difensori avevano sostenuto che il denaro fosse successivamente tornato nella disponibilità della persona fermata. La commissaria Ilenja Sabato, invece, era stata posta ai domiciliari fin dall’inizio, dopo l’interrogatorio di garanzia, senza essere trasferita in carcere. Se il Riesame dovesse accogliere anche le richieste presentate per Dileo e Piscopo, nessuno dei cinque agenti coinvolti nell’inchiesta resterebbe detenuto a San Vittore.