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L’Antimafia e i candidati impresentabili. Perché a Milano tutto tace?

Domanda: qual è la posizione dei candidati sindaco di Milano sui cosiddetti “impresentabili”?

di Guido Camera,

avvocato Tribunale di Milano




Domanda: qual è la posizione dei candidati sindaco di Milano sui cosiddetti “impresentabili”?

Facciamo un passo indietro e ricordiamo di chi stiamo parlando: come probabilmente i lettori ricordano, la Commissione parlamentare Antimafia, da un paio di anni a questa parte, ha invitato partiti, movimenti politici e liste civiche ad adottare un codice di autoregolamentazione che li impegni a non candidare persone che siano state rinviate a giudizio, o nei cui confronti sia stata emanata sentenza di condanna anche non definitiva, per una serie piuttosto estesa di reati, principalmente contro la pubblica amministrazione, l’ambiente e in materia di criminalità organizzata. Questi sono – secondo un termine linguisticamente infelice, ma che rende chiaramente l’idea – i cosiddetti “impresentabili”. 



Il codice di autoregolamentazione sugli “impresentabili” non ha il valore di una legge, ma la sua adozione rimane lasciata alla discrezionalità della singola formazione politica o lista civica: tale discrezionalità alimenta polemiche e strumentalizzazioni, trattandosi di un scelta obiettivamente non semplice, dato che deve contemperare la giusta esigenza di garantire l’etica nella gestione della cosa pubblica con il principio costituzionale della presunzione di innocenza, la cui ingiustificata violazione può comportare il rischio di discriminazioni collegate ad accuse che possono rivelarsi infondate. 



Non è certo un argomento da affrontare in modo semplicistico, soprattutto nell’attuale momento storico e politico –  nazionale prima di tutto – che non sembra proprio riuscire a lasciarsi alle spalle il patologico scontro che, ormai da più di vent’anni, affligge il rapporto tra politica e giustizia. Uno scontro molto cruento e che ha interrotto brillanti carriere politiche: senza però agevolare la fine del malaffare, ma solo l’aumento delle forze politiche giustizialiste e demagogiche.



Il tema diventa ancor più attuale, in vista delle elezioni del nuovo sindaco di Milano,  se si pensa che, nei giorni scorsi, la presidente della Commissione parlamentare Antimafia Rosy Bindi ha affermato che “oramai si deve parlare di insediamento, non più di sola infiltrazione” della criminalità organizzata nel territorio milanese e lombardo. 



Parole pesanti, e destinate obiettivamente a contare – politicamente parlando – in vista dell’inizio della competizione elettorale. Non bisogna infatti avere la memoria di un elefante per ricordare la polemica che tanto infiammò la campagna elettorale delle elezioni regionali del 2015, contrapponendo – in modo molto aspro – l’attuale governatore della Regione Campania De Luca (supportato dal premier Renzi) a Rosy Bindi.



A Roma il candidato Sindaco Giachetti – probabilmente per soffocare le polemiche ancora prima del nascere – ha deciso di trasmettere tutti i nomi dei suoi candidati alla Commissione parlamentare Antimafia, nella speranza di avere una sorta di “placet” della loro “presentabilità”: personalmente non mi sembra una soluzione condivisibile, perchè da un lato lascia intravedere debolezza politica del candidato – che sostanzialmente declina la responsabilità politica in ordine alla scelta dei giocatori della sua squadra – e dall’altro neppure garantisce certezza di “immacolatezza”, visto che la Commissione parlamentare Antimafia non è un organo giudiziario, bensì politico – istituzionale: che, come tale, non ha accesso ai fascicoli di tutte le Procure di Italia (anche perchè molti sono coperti dal segreto investigativo).

La mia posizione di elettore – per formazione culturale ed esperienza professionale – è che non lascio influenzare il mio giudizio su di un amministratore pubblico, o anche di un candidato, dal solo fatto che abbia un’inchiesta a suo carico – a maggior ragione se non conosco l’effettiva consistenza delle accuse a suo carico – perchè privilegio la conoscenza della persona e del suo operato politico e istituzionale.

Ma quale è la posizione di chi si candida a governare Palazzo Marino?