Ezia, Graziello e Mimmo portano sui social una quotidianità ruspante, tra dinamiche di coppia, cognati e avventure in camper. «Il regista? È Mimmo!». Poi la confessione: il sogno è diventare una serie animata. C’è chi sui social cerca la luce perfetta, l’inquadratura perfetta e, possibilmente, anche una famiglia perfetta. Poi arrivano i Cartonati e mandano all’aria il salotto buono del web. Con il dialetto brianzolo, le schermaglie quotidiane e quella capacità di far nascere una gag dove gli altri vedrebbero soltanto l’ennesima discussione di coppia. Ezia, Graziello e Mimmo, ovvero la Famiglia Cartonati, hanno scelto di portare online il materiale comico più abbondante e meno costoso che esista: la vita di tutti i giorni. Basta saperla guardare. E, soprattutto, avere qualcuno accanto che sappia rispondere a tono.
Le loro piccole sitcom giocano proprio su questo: caratteri che si conoscono benissimo, dialoghi che prendono una piega imprevedibile, situazioni nelle quali è facile riconoscere un pezzo di casa propria. Magari con un accento diverso. Ma certe dinamiche di coppia, si sa, non hanno bisogno dei sottotitoli.
Il regista è Mimmo. Anzi, forse no
L’idea iniziale è di Grazio, appassionato da anni del mondo dei camperisti: perché limitarsi a seguire le avventure degli altri, quando si può raccontare la propria? La proposta arriva a Ezia, che la abbraccia subito. Da lì comincia il viaggio della Famiglia Cartonati, con un bagaglio destinato a riempirsi di storie, battute e piccoli cortocircuiti domestici. Ma chi comanda dietro la macchina da presa? Alla domanda sul vero regista, la risposta arriva con il tempismo di una gag: «È Mimmo! No, scherziamo!». Poi rimettono le cose in ordine: «La regia e la messa in scena sono create al cinquanta per cento da entrambi». Una divisione equa, almeno sulla carta. Il carburante delle scenette, invece, arriva da dialoghi e situazioni reali: «Tutto è molto spontaneo e solo le tempistiche sono pensate. Le storie sono nate di getto, quasi da sole, e ben poco è studiato». Insomma, la vita fornisce il copione. Loro si occupano di capire quando accendere la telecamera e quando chiudere la battuta. Che, nella comicità, è già parecchio.
Brianza, Veneto e una buona dose di ironia
Tra i tratti distintivi delle gag c’è il dialetto, che dà ritmo, colore e carattere alle schermaglie. Le radici, però, non sono identiche: Ezia è veneta ed è cresciuta con la famiglia in Alta Brianza, in una casa dove si parlava italiano. Grazio è invece un brianzolo doc della Bassa Brianza, cresciuto in una famiglia nella quale il dialetto era di casa quanto il tavolo della cucina. Dall’incontro esce una comicità che loro stessi descrivono con un’espressione felicissima: «La nostra genuinità ruspante».
Ruspante, in effetti, rende l’idea. Una battuta deve arrivare, una risposta deve pungere il giusto e una faccia può raccontare più di una lunga spiegazione. Il dialetto aggiunge quel patrimonio di suoni, sfumature e intenzioni che nella traduzione in italiano rischia di perdere metà del divertimento. Per loro c’è anche una ragione affettiva: «Il nostro dialetto sta un po’ scomparendo. Tenerlo vivo è motivo di grande orgoglio». Così, tra una risata e l’altra, le sitcom diventano anche un piccolo archivio vivo di un modo di parlare e di stare insieme. Con il vantaggio che qui, per seguire la lezione, basta divertirsi.
Caterino, classe 1982: il camper ha già il curriculum da protagonista
In questa storia c’è poi un mezzo che merita una menzione speciale: Caterino, un camper del 1982. Già il nome sembra pronto per i titoli di testa. «Caterino è la nostra casa e il nostro stile di vita», raccontano. «Ci somiglia molto, perché ci piace viaggiare e siamo due sognatori un po’ artisti». Le origini di questa scelta risalgono a un primo viaggio sulle colline della Toscana, con un camper prestato da un amico. «Ci siamo divertiti come dei pazzi, tra scherzi e musica. È stato gettato proprio lì il seme di questa nostra vita». Prima ancora del progetto social, dunque, c’erano il piacere di partire e la voglia di ridere insieme. Caterino è arrivato a dare una casa a tutto questo. Una casa con le ruote, dettaglio utilissimo quando il panorama ha bisogno di cambiare. Per le dinamiche di coppia, invece, neppure il cambio di regione garantisce una tregua.
Le nuove gag? Il segreto è conoscersi fin troppo bene
Dietro le scenette c’è una lunga consuetudine fatta di osservazione, chiacchiere e conoscenza reciproca. Le personalità, spiegano, sono «reali, spontanee e dirette». E la comicità è «quasi involontaria», perché nasce dalle dinamiche di coppia e dai rapporti familiari, compresi quelli con i cognati, «molto presenti nelle nostre vite». Una precisazione che apre possibilità comiche pressoché illimitate. Perché quando al tavolo della quotidianità si aggiungono i cognati, il reparto sceneggiatura può ragionevolmente prendersi una pausa.
Le gag prendono forma nelle «infinite chiacchierate» e nell’osservazione di quello che accade intorno. Ma a farle funzionare è anche la capacità di trasformare le tensioni in qualcosa su cui ridere: «Siamo cresciuti e maturati in simbiosi e ci conosciamo a tal punto che sappiamo disinnescare la negatività». È forse questo l’aspetto più interessante della loro comicità: riconoscere una piccola esasperazione, darle voce e scoprire che, vista da fuori, può essere irresistibile. Chi convive conosce bene il meccanismo. Una frase pronunciata al momento sbagliato può aprire una discussione; raccontata al momento giusto può diventare la battuta migliore della giornata.
Dalle sitcom social al sogno di una serie animata
E la televisione? La Famiglia Cartonati guarda anche oltre le scenette online, con un progetto preciso: «Sogniamo di trasformare tutta questa bellissima storia in una serie animata, magari su una piattaforma». L’idea ha una sua naturale coerenza: personaggi riconoscibili, caratteri definiti, un mondo quotidiano dal quale attingere e persino un camper che sembra già pronto a entrare nella sigla. Il sogno resta tale, ma intanto indica la direzione nella quale vorrebbero viaggiare. Nel frattempo continuano a divertirsi con le loro piccole sitcom in dialetto. È il punto dal quale sono partiti e al quale tengono di più. «Questa avventura ci sta unendo sempre di più», raccontano. «Ci ha insegnato che la spontaneità paga», soprattutto in un web dove si rincorre la perfezione «a costo di rinunciare a se stessi». La loro conclusione è già una dichiarazione di poetica: «Siamo tutti unici e speciali e dunque uno spettacolo!».
I Cartonati hanno deciso di accendere la telecamera. Al resto pensano la vita di coppia, i cognati e Caterino. Quanto a Mimmo, sulla nomina a regista è probabilmente meglio attendere il prossimo episodio.
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