Scegliere un candidato sindaco “giusto” per Milano non è una cosa semplice. Lo si capisce dalla confusione che regna sia a destra che a sinistra. Lo si capisce dalla pletora di autocandidature che sbocciano ogni giorno, politiche o civiche che siano.
Ricordano la profezia di Andy Warhol: “In futuro tutti saranno famosi per quindici minuti”… La nostra opinione è che se entrambe le coalizioni, ciascuna per suo conto, si sedessero a un tavolo e cercassero di individuare una figura (magari femminile) condivisa con caratteristiche di autorevolezza, esperienza istituzionale e di gestione, capacità di lavorare in squadra, capacità di ascolto e visione dell’arcipelago metropolitano… sarebbe la cosa migliore. Sarebbe chiaro che hanno anche una idea comune per la Milano del futuro e non una somma di paragrafi di programma che non si parlano fra di loro. Solo la designazione a richiesta unanime di uno schieramento potrebbe convincere una personalità di alto profilo ad accettare la sfida.
Perchè fare il sindaco è un lavoro impegnativo. Ogni giorno bisogna “stare sul pezzo”. Ad ogni problema che si presenta bisogna dare una risposta. Bisogna dialogare con i consiglieri comunali, ascoltare i Municipi., tessere alleanze non solo con i partiti ma anche con le rappresentanze delle imprese, dei lavoratori, del terzo settore.
Avere una idea di governo per l’area metropolitana ed esercitare questo ruolo assieme a sindaci di diversa appartenenza politica. Avere un progetto di sviluppo equo e una modalità partecipata di affrontare problemi e scelte, a partire da quelle sulla sicurezza. Una figura “civica” necessita di pieno sostegno e non di essere solo misurato nella coalizione.
Ma se nel centrosinistra (l’area in cui militiamo) questa strada non risultasse percorribile, se per orientamento nazionale o anche solo locale si scegliesse la strada delle primarie allora ci permettiamo di dare due suggerimenti di metodo.
Oggi nel centrosinistra, che probabilmente parte favorito, molti credono di poter giocare la partita, ritenuta facile. Così dal principale partito della coalizione non viene una candidatura di sintesi ma un mazzo di candidati in rappresentanza di ambizioni personali e sottili distinguo di sensibilità.
Anche perché questa vulgata di rimandare tutto il dibattito a settembre aspettando le scelte romane ci pare indecorosa per la tradizione e il prestigio ambrosiano (certo nessuno batte il generale Agosto ma almeno parlarne…).
Bisogna ricordare che sonno primarie di coalizione e non congressi di partito. Regole di partecipazione, riconoscimento reciproco e lealtà future sono da fissare in anticipo per chi vuole candidarsi. Aperti ma con regole precise, non può essere un caravanserraglio di candidati.
Una soglia di firme di appoggio pare il minimo per potersi candidare. Il secondo suggerimento indispensabile è che se primarie devono essere, abbiano un doppio turno. Non è sostenibile che la presenza di molti concorrenti porti alla scelta del candidato sindaco magari con il semplice 25% dei voti espressi. Per intenderci se votassero 10.000 persone alle primarie un candidato potrebbe arrivare primo con 2.500 voti. Sarebbe un candidato credibile ed autorevole?
Attenzione, le lancette girano. Se sì aspetta la legge elettorale, poi il perimetro della coalizione, poi le regole per lo svolgimento, poi la raccolta di firme, poi la campagna elettorale… potremmo trovarci con primarie a gennaio/febbraio con il voto in primavera. Forse conviene accelerare su regole e indicazioni.
di Pier Vito Antoniazzi e Massimo Ferlini

