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Milano
La nuova legge sulla casa e l'immobilismo della Regione. Di Franco Mirabelli

di Franco Mirabelli, senatore Pd

In quest'ultimo mese il tema della casa è stato al centro del lavoro delle istituzioni, in particolare, si sono affrontati due temi: quello dell'emergenza abitativa, che si è aggravata in tempo di crisi, e quello legato alla situazione di degrado e di abbandono in cui sono tanti quartieri popolari nella nostra realtà. In Parlamento abbiamo approvato una legge importante, che non risolve tutti i problemi ma che, dopo molti anni, torna a definire politiche pubbliche e investimenti significativi per rispondere alla domanda di casa, in particolare alla domanda di case in affitto a canoni sostenibili per le famiglie. Oltre a rifinanziare con oltre 200 milioni il Fondo sostegno affitti, che solo due anni fa era azzerato e oggi viene raddoppiato, e il Fondo per la morosità incolpevole, recentemente istituito e reso permanente, sono stati stanziati 600 milioni per le Aler e i Comuni per sistemare gli alloggi pubblici che hanno bisogno di piccole manutenzioni per poter essere riassegnati. Sarà così possibile, con procedure che abbiamo voluto rapide, porre fine alla paradossale situazione per cui, a fronte di 25mila persone in graduatoria in attesa solo nel milanese, ci sono migliaia di alloggi vuoti. Oltre a ciò la scelta di abbassare la cedolare secca dal 15 al 10% per chi affitta la propria casa a canone concordato dovrebbe consentire una maggiore offerta di alloggi in locazione accessibili per i redditi medio-bassi anche nel privato.

Oltre a ciò, la legge prevede incentivi fiscali rilevanti per chi costruisce per destinare gli alloggi all'affitto a canone moderato e altre facilitazioni a chi lo fa senza consumo di nuovo suolo e garantendo l'efficienza energetica, impegnandosi nella ristrutturazione e nel riuso di edifici degradati. Si garantiscono detrazioni fiscali anche a chi vive in un alloggio sociale (non Aler) per sostenere il peso dell'affitto. La detrazione sarà di 900 euro per i redditi fino a 15mila euro e di 450 euro fino a 30mila euro. Infine, a fronte di un significativo sforzo per garantire nuove opportunità abitative a costi accessibili da parte dello Stato, è qualificante la scelta di aumentare le misure contro le occupazioni abusive: chi occupa, d'ora in poi, non potrà avere gli allacciamenti a luce e gas e, se occupa un alloggio pubblico togliendo a chi ne avrebbe diritto la possibilità di avere casa, perderà per cinque anni la possibilità di iscriversi alla graduatoria per le case popolari. Le scelte del Governo e del Parlamento vanno nella giusta direzione, investono dopo anni complessivamente più di un miliardo di euro per affrontare alcuni dei tanti problemi che vivono tante famiglie. A fronte di ciò è ormai da mesi sulle cronache la situazione di immobilismo a cui è condannata Aler Milano da un debito enorme, dalle proprie inefficienze e da una legge regionale che la lascia ormai da anni senza risorse. Questo si traduce in molti quartieri nell'abbandono delle persone, nella impossibilità di intervenire contro il degrado e nella incapacità di utilizzare lo stesso patrimonio proprio per assegnare gli appartamenti alle famiglie. Questo ha portato, in questi giorni, Comune e Aler a mettere in discussione la convenzione che oggi fa di Aler il gestore delle case comunali. Tutto ciò avviene mentre chi dovrebbe avere la responsabilità istituzionale sulla casa, chi ha la proprietà di Aler - cioè Regione Lombardia - non si occupa del tema, tenta di scaricare le proprie responsabilità sul Comune per fare un po' di propaganda sulla pelle dei cittadini e avanza proposte assolutamente illuminanti rispetto alle reali volontà di chi governa la Regione. Pensare di vendere gli alloggi pubblici non solo a chi li abita e solo per fare cassa e ripianare il bilancio di Aler, chiarisce che per Regione Lombardia il tema non è risolvere i problemi dei quartieri popolari, ma evitare di mettere risorse e sistemare la contabilità di Aler, perdendo di vista il fatto che il compito delle istituzioni dovrebbe essere quello di garantire i diritti dei cittadini prima di tutto e non gli equilibri di bilancio a scapito loro. La cosa che colpisce è che in una situazione ormai insostenibile in tanti quartieri popolari e in presenza di un numero di sfratti altissimo, la giunta di Maroni l'unico provvedimento che intende assumere in violazione della stessa legge recentemente approvata in Parlamento è quello di svendere il patrimonio pubblico non per realizzare nuovi alloggi o finanziare manutenzioni straordinarie contro il degrado, ma per pareggiare i bilanci.

Chiarite le responsabilità di ognuno credo faccia bene il Sindaco di Milano, nell'interesse dei suoi cittadini, a prendere l'iniziativa mettendo in campo progetti concreti e rivendicando i poteri per portarli avanti, in particolare per accelerare l'utilizzo delle risorse appena stanziate per sistemare gli alloggi vuoti e assegnarle in fretta. Resta il tema della gestione delle case comunali. Io credo che si debbano usare questi mesi per costruire una alternativa alla gestione di Aler, l'idea di una nuova società di gestione promossa dai Comuni dell'area metropolitana milanese in questo senso va approfondita e realizzata anche per ritornare a dare ai Comuni la possibilità di occuparsi dei propri cittadini che vivono nei quartieri popolari anziché restare, come accade ora, il primo riferimento da cui ci si aspettano soluzioni senza che abbia gli strumenti per intervenire.

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