La difesa della giovane che aveva denunciato Leonardo Apache La Russa e Tommaso Gilardoni per violenza sessuale torna a chiedere l’intervento della Procura di Milano. L’avvocato Stefano Benvenuto ha presentato un’istanza per ottenere la riapertura delle indagini, archiviate nell’ottobre 2025, sostenendo che una nuova consulenza tecnica sugli audio e sui video della notte dei fatti avrebbe fatto emergere elementi finora non valutati.
Secondo il legale, il lavoro di pulizia dei file dai rumori di fondo consentirebbe di ascoltare con maggiore chiarezza i dialoghi tra la ragazza e i due giovani. Dalla trascrizione fonetica risulterebbe che le risposte della 22enne erano «mai pertinenti» rispetto alle domande che le venivano rivolte, oltre che illogiche e sconnesse. Per la difesa della giovane, questi elementi dimostrerebbero «in modo inoppugnabile» che, al momento dei rapporti sessuali, la ragazza si trovava in uno stato di «totale alterazione psicofisica», tale da renderla incosciente e incapace di esprimere un consenso valido.
La richiesta di riaprire le indagini: “Blackout neurologico della 22enne”
L’istanza invita la Procura di Milano a chiedere al giudice per le indagini preliminari la riapertura dell’inchiesta. Il procedimento era stato archiviato dalla gip Rossana Mongiardo, su richiesta della procuratrice aggiunta Letizia Mannella e della pm Rosaria Stagnaro, con il conseguente venir meno delle accuse nei confronti dei due giovani. La vicenda risale alla notte tra il 18 e il 19 maggio 2023. La 22enne, ex compagna di liceo di Leonardo La Russa, aveva raccontato di aver trascorso la serata nella discoteca Apophis e di essersi poi risvegliata nel letto del ragazzo senza ricordare quanto accaduto.
Secondo l’avvocato Benvenuto, la consulenza confermerebbe lo stato di «blackout neurologico» provocato dal mix di sostanze rilevato nei successivi esami medici e seguito da una totale amnesia. Nell’istanza viene richiamata anche una frase attribuita a Gilardoni, resa più comprensibile dal cosiddetto restauro audio. Il giovane avrebbe chiesto alla ragazza se stesse «ricucinando», espressione che, secondo il legale, nel gergo legato agli stupefacenti sarebbe riferibile alla preparazione o al riscaldamento di una sostanza. Per la difesa della giovane, questo passaggio dimostrerebbe che i due ragazzi erano consapevoli del suo stato di alterazione.
Testimonianze e conversazioni in chat, sostiene ancora l’avvocato, avrebbero già fornito indicazioni sulle condizioni psicofisiche della 22enne. La relazione tecnica permetterebbe ora di ricostruire in maniera più completa i dialoghi tra tutte le persone coinvolte, facendo emergere elementi «nuovi, decisivi e mai valutati prima d’ora».
Il ricorso alla Corte europea
Contro l’archiviazione, la difesa della ragazza ha inoltre presentato un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Il procedimento, si legge nell’istanza, risulta iscritto e pendente davanti alla cancelleria di Strasburgo per una presunta violazione dei diritti fondamentali della persona offesa. Nel provvedimento con cui aveva disposto l’archiviazione, la gip aveva riconosciuto che la giovane aveva assunto alcol e sostanze stupefacenti in quantità significative. Non erano però emerse prove sufficienti per sostenere che Leonardo La Russa e Gilardoni si fossero resi conto dell’eventuale incapacità della ragazza di prestare un consenso valido ai rapporti sessuali.
La difesa di La Russa jr: “Nessun nuovo elemento, iniziativa dal sapore persecutorio”
Di segno opposto la posizione degli avvocati Vinicio Nardo e Adriano Bazzoni, difensori di Leonardo La Russa. I legali ricordano che immagini e registrazioni audio erano già state «esaminate in maniera approfondita» sia dai pubblici ministeri sia dal giudice, anche sulla base di consulenze tecniche definite di «altissimo livello». Secondo la difesa, la nuova iniziativa dell’avvocato Benvenuto, almeno per quanto emerso dalle notizie diffuse alla stampa, non sarebbe fondata su nuovi elementi di prova. «Siamo fiduciosi e restiamo, come in tutta la vicenda, in rispettosa attesa delle valutazioni dei magistrati», affermano Nardo e Bazzoni, che definiscono tuttavia la richiesta di riapertura un’iniziativa dal «sapore persecutorio». Spetterà ora alla Procura valutare se la nuova relazione tecnica contenga elementi effettivamente inediti e sufficienti per chiedere al gip di riaprire il fascicolo.

