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L’appello del professor Rongioletti (San Raffaele): “Basta fake news sul sole. Negare i rischi dei raggi UV significa fare danni”

Affermare che il sole non favorisca i tumori cutanei o che le creme solari siano dannose è in netto contrasto con decenni di ricerca e con l’esperienza quotidiana di dermatologi, oncologi e patologi di tutto il mondo

L’appello del professor Rongioletti (San Raffaele): “Basta fake news sul sole. Negare i rischi dei raggi UV significa fare danni”

di Franco Rongioletti*

Negli ultimi anni si sono moltiplicati i messaggi secondo cui il sole dovrebbe essere preso senza alcuna protezione, che non esisterebbe un legame tra esposizione ai raggi ultravioletti e tumori della pelle e che le creme solari impedirebbero all’organismo di produrre vitamina D. Sono affermazioni che possono sembrare convincenti perché fanno appello all’idea di un ritorno alla “naturalità”, ma che non trovano alcun sostegno nelle conoscenze scientifiche attuali. La medicina moderna si fonda sulle prove, non sulle convinzioni personali.

Esiste infatti un dato che non è oggetto di discussione nella comunità scientifica internazionale: le radiazioni ultraviolette (UV) sono cancerogene per l’uomo. Lo hanno dimostrato migliaia di studi sperimentali, epidemiologici e clinici condotti nell’arco di oltre cinquant’anni. Per questo motivo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), che fa parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, classifica le radiazioni ultraviolette tra i cancerogeni certi (Gruppo 1), allo stesso livello del fumo di sigaretta e dell’amianto. Questo non significa che il sole sia “velenoso”, ma che un’esposizione eccessiva e ripetuta aumenta in modo documentato il rischio di sviluppare carcinomi cutanei e melanoma.

Il meccanismo è noto nei dettagli. I raggi UV penetrano nella pelle provocando alterazioni del DNA delle cellule. Ogni esposizione lascia una piccola “firma” molecolare. Nella maggior parte dei casi l’organismo riesce a riparare questi danni; quando però l’esposizione è intensa o si ripete per anni, soprattutto se accompagnata da scottature, i sistemi di riparazione possono fallire. È da questo accumulo di mutazioni che possono originare i tumori della pelle. Non è una teoria: è uno dei meccanismi biologici meglio documentati della cancerogenesi umana.

Un’altra convinzione priva di fondamento è che la crema solare impedisca la produzione di vitamina D. È vero che la vitamina D viene sintetizzata grazie ai raggi UVB, ma è falso che l’uso corretto della protezione solare provochi inevitabilmente una carenza. Gli studi condotti nella vita reale dimostrano che le persone che utilizzano abitualmente filtri solari mantengono nella maggior parte dei casi livelli adeguati di vitamina D. Inoltre, la quantità di crema applicata è quasi sempre molto inferiore a quella utilizzata negli studi di laboratorio, per cui una quota di radiazioni UVB raggiunge comunque la pelle. Se una persona presenta una reale carenza di vitamina D, questa può essere diagnosticata con un semplice esame del sangue e corretta in modo sicuro con integratori, senza esporre deliberatamente la pelle a un fattore cancerogeno.

Vale la pena ricordare anche un altro concetto spesso frainteso: l’abbronzatura non è un segno di salute. È una risposta di difesa della pelle contro un’aggressione biologica. La melanina viene prodotta proprio perché il DNA cellulare è stato colpito dai raggi ultravioletti. In altre parole, ogni abbronzatura testimonia che un danno è già avvenuto. Pensare che un’abbronzatura intensa rappresenti uno “scudo naturale” è un’idea ormai superata dalla ricerca scientifica.

Questo non significa demonizzare il sole. Il sole è fondamentale per la vita, per il benessere psicologico, per la regolazione del ritmo circadiano e contribuisce anche alla sintesi della vitamina D. Il messaggio corretto, sostenuto da tutte le principali società scientifiche dermatologiche e oncologiche del mondo, non è “evitate il sole”, ma esponetevi con intelligenza. Evitare le ore di massima intensità, utilizzare cappello, occhiali e indumenti adeguati e applicare una protezione solare ad ampio spettro rappresentano misure semplici che riducono significativamente il rischio di tumori cutanei senza privare l’organismo dei benefici di una normale esposizione.

Come dermatologo sono a confronto ogni giorno con gli effetti di decenni di esposizione solare non protetta. Non vedo soltanto paazienti con rughe profonde, macchie, perdita di elasticità e invecchiamento precoce della pelle: vedo carcinomi basocellulari che distruggono il volto, carcinomi squamocellulari invasivi, melanomi diagnosticati troppo tardi e pazienti costretti a interventi demolitivi che avrebbero potuto essere evitati.

La scienza evolve continuamente e ogni teoria deve essere messa alla prova dei fatti. Tuttavia, quando le prove sono schiaccianti e concordi, continuare a negarle non significa avere un’opinione diversa: significa ignorare le evidenze e fare danni. Affermare che il sole non favorisca i tumori cutanei o che le creme solari siano dannose è in netto contrasto con decenni di ricerca e con l’esperienza quotidiana di dermatologi, oncologi e patologi di tutto il mondo. La prevenzione non nasce dalla paura del sole, ma dalla conoscenza. E la conoscenza, in medicina, è sempre il miglior strumento per proteggere la salute e demolire i falsi miti.

  • Professore Ordinario di Dermatologia
    Direttore della Dermatologia Clinica dell’Università Vita Salute/Ospedale San Raffaele
    Direttore della Scuola di Specializzazione in Dermatologia dell’Università Vita Salute
    San Raffaele, Milano